Si commemorano i martiri cubani uccisi durante il rapimento del Presidente Venezuelano Maduro da parte degli Stati Uniti. La corrispondenza di Alessandro Fanetti dall’Avana per ComeDonChisciotte.org, seguono ulteriori resoconti e registrazioni sulle nostre attività sul tema.
Le trincee fatte di idee valgono più di quelle di pietra – José Martí
A distanza di 67 anni dalla Rivoluzione del 1959 l’isola ribelle, distante solamente 90 miglia dalle coste dell’Impero statunitense, mostra ancora al mondo intero il vero significato di almeno queste due parole: volontà e dignità.
Volontà popolare di impegnarsi con tutte le forze per difendere una propria sovranità che da inizio anni ’60, e poi con rinnovato vigore dal post 1989-91, ha subito delle pressioni spaventose e persino “impensabili” per distruggerla. Quest’ultima cosa è ovviamente sempre possibile, però come dimostrato anche dal Venezuela il “semplice” cambio al vertice non può essere sufficiente per fare accettare ad un intero popolo ciò che non richiede. Spesso e volentieri infatti le “vittorie” (o presunte tali) restano effimere e sempre pronte ad essere tramutate in sconfitte, se non ben salde alle radici “materiali e immateriali” dei popoli.
Dignità se non altro perché, nonostante le gravi e innegabili difficoltà economiche nelle quali vive l’isola (soprattutto in questo momento, a partire da un’inflazione di complicata gestione per la maggioranza degli abitanti dell’isola), la grande maggioranza del popolo cubano non rinnega ciò in cui crede ed i valori che stanno alla base del suo essere. Così come non ha mai “approfittato” dell’oggettiva drammatica pressione esterna (unilaterale e illegale) per “piangersi addosso”, ma si è rimboccata le maniche con coraggio e speranza “sfornando” eccellenze certamente almeno in due ambiti universalmente riconosciuti: quello medico e quello scolastico.



Ad esempio, vedere una moltitudine di bambini e bambine che visitano il monumento all’ “Eroe Nazionale” José Martí a L’Habana facendo a gara a chi conosce meglio il suo “legado” (con le maestre che anch’esse si “sfidano” tra loro) credo sia un’innegabile dimostrazione del profondo attaccamento alla Storia condivisa del proprio Paese e della volontà del saldo mantenimento alle proprie reali e forti radici. Da sottolineare, per i più critici del sistema cubano, che José Martí non è passato alla Storia per essere comunista ma patriota e convinto sostenitore dell’unità latinoamericana e caraibica (come “El Libertador” nato in Venezuela, Simón Bolivar).
Così come le famose “Brigate Mediche Cubane” che vanno in giro per il mondo (compresa l’Italia proprio in questi ultimi anni) ad aiutare Paesi e persone che per qualsiasi motivo richiedono la loro presenza.
È ovvio che sempre – e in ogni circostanza – può essere fatto di più e, soprattutto, alcune cose come un almeno minimo innalzamento delle condizioni di vita di chi è più in difficoltà – per le strade di Cuba talvolta capita di vedere persone oggettivamente in un forte disagio – deve avverarsi quanto prima, ma non può essere sottaciuta o sotto considerata (ovviamente non per scusa ma per dare una lettura veritiera di quello che accade, senza scadere nella “cecità propagandistica”) la tremenda situazione “geopolitica” (e non solo) che affronta questa piccola isola di circa 9 milioni di abitanti.
Tremenda situazione che consiste in una pressione costante e terribile da parte del potente vicino nordamericano (e di “riflesso” da parte di tanti altri Paesi del mondo). Situazione che inevitabilmente e drammaticamente affetta l’isola e i suoi abitanti in maniera determinante (basta visionare la legge istitutiva dell’embargo USA contro Cuba di inizio anni ’60 del ‘900, nonché come essa è stata “messa in pratica” dai vari Presidenti statunitensi democratici e repubblicani nei decenni successivi).
Questo è ciò che è visibile a chiunque abbia la voglia di visitare e approfondire la “Cuba profonda”, quella vera, senza farsi ammaliare dai racconti che vengono magistralmente orchestrati al buio di qualche scrivania dai burocrati della grande borghesia finanziaria transnazionale e apolide che cerca di plagiare le menti di ciascuno di noi.
Una Cuba ferita e affaticata da più di 60 anni di “bloqueo” degli USA, dalla caduta del sostegno internazionalista garantito dall’URSS, dal drammatico “Período especial” e ora dalle “prestigiose” gesta del novello “gendarme del mondo” Donald J. Trump.
Ferita certo, affaticata anche, ma arrendevole mai.
E questo è stato ancora una volta dimostrato dall’oceanica folla presente a L’Avana (e in tutte le altre province cubane) la mattina del 16 gennaio 2026 in occasione dell’omaggio portato dal popolo di Cuba ai propri martiri. Martiri rientrati in Patria dopo essere caduti nel combattimento a difesa dell’ “hermano” Venezuela durante il blitz statunitense di inizio anno.


Evento dimostrativo di “Honor y Gloria” ai martiri, al quale ho potuto assistere personalmente e del quale riporto i documenti visivi in allegato (oltre ad altre foto di Cuba in generale).
Un popolo con una coscienza politica così diffusa, capillare e generale non è facile da trovare in molti altri contesti del globo. E lo dico con rammarico, in quanto che la coscienza politica sia una delle leve fondamentali per provare a migliorare sempre la società e il mondo nel quale viviamo.
Luoghi di studio e centri di analisi hanno una densità media difficilmente riscontrabile in altri contesti nel globo… E tutti questi luoghi non sono “feticci” di un tempo che fu ma posti che creano ancora oggi momenti di condivisione e approfondimento collettivo di alto livello.
Se il passato è stato ricco di sfide, è certo che anche il presente e soprattutto il futuro ne presentano altrettante.
Sfide gigantesche aggravate dal fatto che “quelli della Sierra” (le persone che hanno fatto in prima persona la Rivoluzione che ha trionfato nel 1959) o sono scomparsi (su tutti vedi il “Comandante en jefe” Fidel Castro Ruz) oppure hanno sempre maggiori difficoltà a ricoprire cariche di peso per ovvie ragioni anagrafiche (in tutto ciò la continuità è ancora garantita in primis dal fratello di Fidel, Raúl).
Quello che si percepisce parlando “per la strada” è il profondo rispetto per i “Barbudos” e la sfida immensa che gli attuali governanti hanno – a partire dal Presidente Miguel Díaz-Canel – di colmare questo gigantesco vuoto (cosa che ovviamente stanno cercando di fare al meglio delle loro possibilità).
Infatti, anche fra chi non sostiene il modello scelto dal 1959 (non sono certamente la maggioranza ma sono presenti ed è corretto menzionarli), è davvero quasi impossibile trovare qualcuno che non spenda comunque parole di rispetto e ammirazione per chi ha dato l’intera sua vita per qualcosa di estremamente più grande di lui. Ed è difficilissimo, anche fra chi non concorda con l’attuale leadership del Paese, trovare qualcuno che non dichiari l’assoluto rifiuto di ingerenze straniere e l’essere pronto a difendere la propria Patria.
Ci possono essere (e ci sono) manifestazioni su questioni che possono essere migliorate, ma per la maggioranza dei cubani tutto ciò non può toccare la sfera dell’indipendenza e del sistema scelto autonomamente.
Cuba è dunque un Paese che almeno dal 1959 ha scelto una propria via, nonostante tutto.
Una via che ha portato avanti con caparbietà, senza tentennamenti e rappresentando un faro per innumerevoli altri Paesi e popoli della terra.
Basti pensare alla gratitudine ancora oggi riconosciuta in grandi parti dell’Africa, ad esempio con Raul Castro che è stato uno dei 3 presidenti a livello globale a poter prendere la parola alle esequie di Nelson Mandela in Sud Africa.
Così come a ciò che L’Avana rappresenta per tanti popoli latinoamericani e caraibici. Con proposte di unità e indipendenza portate avanti in primis proprio da Cuba, basandosi sulle idee dei grandi leader del passato come Simón Bolivar e José Martí.


È da qui che nascono delle novità assolute e “impensabili” per questa martoriata terra latinoamericana e caraibica, definita dal grande scrittore Eduardo Galeano “dalle vene aperte”: la Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) e ALBA-TCP (Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America – Trattato di Commercio dei Popoli).
La prima che unisce tutti i Paesi del Continente eccetto due, USA e Canada; mentre la seconda che raggruppa i Paesi socialisti della regione.
Passi concreti, anche se non ancora definitivi, verso quel mondo multipolare che si sta faticosamente affacciando cercando di scalzare l’unipolarismo a guida USA.
Passi che Cuba ha contribuito a fare in maniera decisiva, da assoluta protagonista. Nonostante la sua posizione geografica e il peso grandezza/popolazione rispetto all’intera area. Ma con una immensa capacità di guida, costruita in decenni di promozione di pensieri/azioni almeno fin dal 1959.
Un Davide contro Golia che ha “ri”-acceso una luce, fra le altre cose, sicuramente almeno sulle possibilità che i popoli hanno di incidere sul proprio destino.
Cuba e il mondo tra libertà e schiavitù
Dal sito ufficiale dell’Ambasciata – Il lancio del libro ”Cuba e il Mondo, tra libertà e schiavitù”, del giornalista e scrittore Raúl Capote, è stato il pretesto per ospitare presso l’Ambasciata di Cuba un emozionante evento per ricordare il 64° anniversario della Vittoria di Playa Girón e l’80° anniversario della Festa della Liberazione in Italia.

Presieduto dall’Ambasciatrice Mirta Granda Averhoff e concepito insieme all’organizzazione giovanile Socialismo Italico, l’incontro ha visto la partecipazione di connazionali, membri del Movimento di Solidarietà, rappresentanti delle forze politiche e del corpo diplomatico.

Nella sua presentazione, l’Ambasciatrice ha sottolineato il grande simbolismo del mese di aprile nell’unire i due Paesi in una storia comune: “… mentre si combatteva in Girón, le principali città italiane furono testimoni di molteplici atti di sostegno intrapresi da parte di ammiratori della Rivoluzione. Questo è stato il seme fertile dell’incrollabile Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba (ANAIC) e, in generale, dell’ampio Movimento di Solidarietà in questo Paese”. Ha sottolineato il fatto che lo stesso popolo italiano, pochi anni prima, ha scritto le più belle pagine della resistenza antifascista, la cui vittoria viene ricordata il 25 aprile.

Con un videomessaggio, Raúl Capote ha ringraziato l’iniziativa e ha evidenziato le sfide che l’umanità e Cuba devono affrontare, in particolare, nell’attuale complesso scenario geopolitico e con il rafforzamento della guerra di massima pressione che mira a distruggere il processo rivoluzionario.
Marco Papacci, presidente dell’ANAIC, ha sottolineato che Cuba non è solo un Paese ricco di cultura e storia, ma che è stato anche in grado di sviluppare un modello di società basato sulla solidarietà, essendo un riferimento per i Paesi del mondo.
Le voci di giovani attivisti, solidali e intellettuali furono ascoltate nella difesa del diritto all’autodeterminazione della più grande delle Antille. Lorenzo Maffetti, in rappresentanza dell’associazione AsiCuba Umbria, ha rievocato l’appello del Comandante Ernesto Che Guevara a forgiare quotidianamente lo spirito rivoluzionario; Stefano Bonilauri, editore di Anteo Edizioni, ha sottolineato l’attualità del libro di Raúl Capote; Massimiliano Danna, di Socialismo Italico, ha espresso la sua fiducia nella capacità di resistenza del popolo cubano e Alessandro Fanetti, a nome del Centro Studi Eurasia Mediterraneo, ha invitato a difendere la verità dei popoli che lottano per mantenere la propria indipendenza e sovranità.
Una rivoluzione può essere figlia solo della cultura e delle idee, a cura di Massimiliano Danna
È nel titolo dell’opera il concetto che ha voluto ribadire l’evento di questo 4 novembre all’ambasciata cubana. Un colpo diretto a chi crede che le rivoluzioni nascano spontaneamente senza guida o senza condizioni materiali, e che gli sviluppi storici e geopolitici possano essere vissuti al pari del tifo calcistico (e fidatevi, ce ne sono parecchi).

L’evento ha avuto per perno la traduzione del discorso, omonimo al titolo del volume, tenuto da Fidel Castro nel gennaio 1999 in Venezuela. Il contenuto non è difficile immaginarlo, un sicuro promemoria della necessità della rivoluzione culturale e politica precedenti alla rivoluzione vera e propria. Questo concetto, accentuato dagli interventi dell’ambasciatrice Mirta Granda Averhoff, dal direttore di Anteo Edizioni Stefano Bonilauri e del curatore Giulio Chinappi, è stato ribadito con ancora più forza, spiegando la necessità di riaprire il dialogo sulla figura e sul significato della rivoluzione cubana. Di fatti questo evento si inserisce in una più ampia collezione di attività, eventi e presentazioni con lo scopo di ravvivare tale memoria, che hanno visto durante questo anno e su più città partecipe anche il Centro Studi Eurasia Mediterraneo.

Come sottolineato anche dalla rappresentante diplomatica cubana, l’Ambasciata ha voluto offrire la casa per un dialogo con la società italiana e con tutti gli interessati al progresso sociale e al suo significato storico. Significato storico da non sottovalutare, come indicato nell’intervento di Bonilauri, che ha messo in risalto come il discorso di Fidel Castro abbia anticipato i tempi moderni, in un anno di unipolarismo assoluto come quello del 1999. Messaggio ribadito anche da Chinappi, il quale ha sottolineato la chiara l’importanza di questi concetti nella fase attuale, in cui il Governo degli Stati Uniti si prepara all’ennesima ingerenza nel continente sudamericano.
In sintesi questo evento ha portato cultura, riflessione e dialogo in un momento storico dove queste considerazioni sono antitetiche alla narrazione mainstream, creando problemi anche a quella “sinistra” ormai da tempo naufragante. Un anello di una lunga catena di iniziative atte a rafforzare una coscienza critica, uno studio della geopolitica che non ci veda più spettatori ma protagonisti. Come militante di un’organizzazione come il SOCIT che è culturale quanto politica non posso che essere soddisfatto degli eventi organizzati, esempi così fulgidi di come la diplomazia culturale si faccia politica e di come usare gli insegnamenti del passato per vincere nel presente e costruire il futuro.