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Poche ore fa, ormai ieri per chi legge, è stato ucciso Saif al-Islam Gheddafi (1972-2026), secondogenito del Colonnello Muammar al-Gheddafi e unico dei suoi figli, dopo l’uccisione di Saif al-Arab e Mutassim nel 2011 e di Khamis nel 2012 e l’espatrio di Mohammad e Aisha nel 2011, Saadi nel 2021 e Hannibal tornato libero nel 2025, rimasto in patria a combattere per l’indipendenza, la sovranità, l’integrità territoriale e il ritorno della democrazia nella sua Libia. Nota a cura di Jean-Claude Martini, referente esteri dell’organizzazione.

Quattro mercenari sono piombati nella sua abitazione a Zintan, riuscendo a disattivare i sistemi di sorveglianza e ingaggiando un breve scontro a fuoco, a cui egli ha risposto, ma in misura purtroppo insufficiente a salvarsi la vita.

Si chiude così, idealmente, un ciclo: quello che porta il nome dei Gheddafi ed è strettamente associato alla Terza Teoria Universale, con cui invero la Libia tentò di assumersi un ruolo di promotrice della rivoluzione antimperialista mondiale, non solo teorico ma anche pratico, sostenendo e finanziando decine di movimenti indipendentisti in tutto il mondo, dalle lotte di liberazione in Africa all’IRA in Irlanda.

Un mese esatto dopo la cattura di Nicolás Maduro, nel Paese che ideò il cosiddetto Socialismo del XXI secolo, è adesso il popolo libico a dover fare i conti col proprio passato, tracciando un bilancio dei limiti, dei successi e delle esperienze del suo tentativo di democrazia socialista, pur in un’ottica di ricerca di una via alternativa al capitalismo e al comunismo. Altre saranno le bandiere che dovrà trovare, la dirigenza dal cui seno dovrà uscire e le vie e i metodi che dovrà seguire per restaurare quanto prima un socialismo che sia però saldo, sicuro e invincibile per la forza del popolo che lo sostiene e delle armi che ineludibilmente dovranno difenderlo.