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Sulla scia ideale dell’iniziativa tenutasi a Firenze, il 6 marzo presso lo Spazio delle Culture “Khaled al-Asaad” del MUDEC – Museo delle Culture, si è svolto un importante incontro di approfondimento del percorso che ha condotto al riconoscimento di Asmara come Patrimonio Mondiale da parte dell’UNESCO, con riflessioni sul valore della conservazione urbana, sulle radici storiche della città e sulle sfide future per la tutela e lo sviluppo sostenibile del suo straordinario patrimonio. Tematiche care al museo, attento al processo di rilettura della nostra storia e di risignificazione del patrimonio materiale e immateriale della città di Milano. L’intervento di Alessandro Pellegatta:

Un antico proverbio sudanese recita che dobbiamo lasciare ai nostri figli le radici del passato e le ali del futuro. Asmara appare la rappresentazione fisica e simbolica di questo proverbio. Ha infatti un patrimonio incredibile di memorie da tutelare e valorizzare, e le ali dell’iconico edificio della FIAT Tagliero sono sempre pronte a spiccare il volo!

Nel luglio del 2017 Asmara è finalmente entrata nel Patrimonio dell’Unesco, a conclusione di un accuratissimo lavoro presentato dall’Asmara Heritage Project e curato dall’amico ingegnere Medanie Teklemariam, che oggi abbiamo il grande piacere e l’onore di avere qui tra noi. All’indomani dell’indipendenza eritrea (1993), il grandissimo fabbisogno abitativo, dovuto al rientro degli esuli e dei combattenti, portò a un rapido sviluppo di Asmara, che non solo incluse i villaggi limitrofi a prevalente economia agricola ma stimolò una certa attività speculativa anche nelle aree centrali della capitale eritrea, dove qualcuno cominciò ad ipotizzare la sostituzione delle case unifamiliari dei primi del Novecento con volumi ben più redditizi.

Il dibattito dell’epoca vide posizioni estreme. Da un lato, per Michael Mehari, un funzionario del Ministero del turismo eritreo, Asmara rappresentava soprattutto una città eritrea; l’occupazione italiana aveva imposto valori e stili estranei, ma il destino della città doveva rimanere nelle mani del popolo eritreo, che avrebbe pertanto potuto esercitare la facoltà di trasformare e addirittura sostituire l’assetto urbano. Dall’altro, invece, per l’urbanista Gabriel Tzeggai, l’architettura di Asmara faceva certamente parte di un Patrimonio del popolo eritreo, ma questo implicava in primo luogo la grande responsabilità di gestirlo nel comune interesse di tutta l’Umanità, visti a grandi valori estetici, sociali e funzionali che essa rappresentava.

Alla fine prevalse fortunatamente la volontà di preservare Asmara e le sue architetture coloniali. Gli abitanti di Asmara avevano nel corso dei decenni della presenza italiana apprezzato la propria città proprio per il suo rappresentare un ambiente urbano davvero a misura d’uomo, equilibrato, egualitario, privo cioè di edifici dominanti, di grattacieli, e questo carattere non ‘spettacolare’ ma intimamente umano appariva degno di tutela. Ciò si tradusse a partire dal 1997 nel divieto di costruire e interagire nelle aree centrali della città. È questo l’anno di avvio del c.d. CARP (Cultural Assets Rehabilitation Project). Un apposito Comitato composto da tecnici del Municipio di Asmara e dal CARP, affiancati da consulenti esterni, delineò il perimetro storico della città all’interno del quale furono censiti circa 400 edifici, schedati e divisi in tre categorie, regolando gli interventi in base alla loro importanza.

Questa strategia però finiva col marginalizzare altri luoghi portatori di memoria che, rispetto a quella coloniale, si presentava più ibrida e complessa, come il quartiere indigeno di Aba Shawl, la Kagnew Station (l’ex base militare USA che funzionò fino alla metà degli anni Settanta) e il cimitero dei carri armati, il gigantesco Tank Grave Yard che testimonia ancora oggi più di ogni altro cosa fu veramente la guerra di liberazione eritrea. Questi luoghi, che erano comunque elementi fondamentali del vissuto urbano di Asmara, sarebbero stati in seguito inclusi nell’Asmara Heritage Project nella perimetrazione della “core zone” proposta nel dossier della candidatura all’Unesco, progetto quest’ultimo che avrebbe ampliato il censimento a circa 4.000 edifici, cercando di restituire tutta l’affascinante complessità della città.

Il modello urbano di Asmara prevede altezze sempre contenute e rapporti spaziali equilibrati. In questo ‘costruito’ storico corale e in questo eccellente assetto urbanistico figlio del genio dell’ingegner Odoardo Cavagnari, l’ambiente moderno testimonia oggi la convivenza civile di un paese multietnico e multireligioso. Asmara resta l’icona della progettualità italiana nel contesto coloniale, in cui il valore del costruito è dato da un tessuto urbano fatto di spazi, di giardini, di edifici a volte riadattati nel tempo ma mai stravolti dalle contingenti necessità del vivere sociale.

Il costruito di Asmara, rispetto alle altre città di fondazione di quel periodo, risulta oggi ancora molto gradevole proprio per il permanere dei suoi eleganti viali alberati, del verde pubblico e dei giardini privati, dei percorsi pedonali, dei servizi collettivi, della viabilità e di un assetto infrastrutturale che è riuscito a mantenere il passo con i tempi. L’adozione già nei primi anni del XX secolo di piani regolatori e di regolamenti edilizi e di igiene ha visto Asmara adottare un impianto urbanistico a griglia con al centro il mercato. Ed è proprio tra il 1936 e il 1940 che si realizza la fase del suo completo sviluppo come capitale moderna, in cui l’asse portante diventa Viale Mussolini (oggi Harnet Avenue). Mentre i quartieri esterni hanno natura residenziale, come ad esempio lo storico Quartiere dei Villini, sede della prima presenza italiana, Viale Mussolini ospita gli edifici istituzionali, assumendo quel carattere rappresentativo, sobrio e monumentale allo stesso tempo, che è rimasto una caratteristica dei nostri giorni.

La grande qualità delle costruzioni dell’Asmara style riproduce esempi inimitabili di Eclettismo, Novecento, Metafisica e Futurismo, così come la qualità dei materiali tradizionali impiegati in forma moderna: argille per i laterizi, uso di pietre da taglio come graniti, basalti, scisti e arenarie. Tra i materiali del moderno non si può ovviamente tralasciare il cemento armato e il vetro cemento per la realizzazione delle volumetrie e degli uffici mirabolanti come quello della FIAT Tagliero.

Asmara vide negli anni Trenta una doppia declinazione del concetto di modernità: da un lato, infatti, essa può essere intesa come ‘razionalità’ costruttiva ed adeguatezza funzionale, proprio per la particolare attenzione alle tecniche e ai materiali locali, ma anche come ‘avanguardia’ e ‘sperimentazione’, e questo non per l’uso degli ornamenti e delle decorazioni ma per il sapiente utilizzo delle proporzioni nei volumi, dei colori e dei giochi di luce.

Oggi, in attesa che vengano attuati i necessari interventi manutentivi, gli edifici di Asmara si presentano con evidenti fenomeni di degrado. Ma in realtà, la politica del non intervento nel lungo periodo ha permesso di salvaguardare le architetture da interventi non rispettosi, preservandone l’autenticità.

La storia degli edifici di Asmara assomiglia così alla storia degli eritrei. La resilienza è diventata il loro comune carattere diffuso. Dietro il mitico Albergo Hamasien e all’edificio della FIAT Tagliero batte ancora il cuore di una città che ha mantenuto una straordinaria gioia di vivere e una permanente vocazione per la bellezza e la modernità.

Nata sotto il segno dell’apartheid, Asmara, questa deliziosa città coloniale di fondazione, è diventata il simbolo dell’orgoglio nazionale eritreo, entrando nel patrimonio dell’Unesco nel 2017. Mentre le altre città dell’ex impero italiano in Africa sono state oltraggiate dalle guerre, dai conflitti e dall’avanzare inarrestabile della speculazione immobiliare, Asmara è ancora qui a raccontarci la sua storia incredibile. Una città del passato coloniale è diventata la città del futuro, col suo fascinoso melting pot, le sue bellezze, le sue contaminazioni architettoniche, la sua creatività, i suoi cieli azzurri, e il suo verde meraviglioso. E questo grazie anche ai progetti di tutela (che hanno visto anche la collaborazione italiana) curati dalla Municipalità di Asmara.

Nel corso della sua lunga storia, Asmara si è ciclicamente rigenerata e ridefinita. È diventata un palinsesto continuo, in cui ogni epoca ha inciso con il proprio segno senza mai cancellare del tutto quelli precedenti. Oltrepassando i confini della sua storia, oggi Asmara rappresenta legami sociali e culturali che preservano, oltre alle bellezze architettoniche, le Comunità e le memorie che le abitano, con spazi di relazione e ricerca che generano valore sociale e nuova consapevolezza, rinnovando il rapporto con l’eredità del passato. La capitale eritrea diventa così un nuovo immaginario urbano, una dimensione storica attiva e propositiva, in cui le stratigrafie temporali interagiscono creando una nuova forma di urbanità, e dove la dimensione storica degli edifici, il loro vissuto, si proietta in una nuova visione evolutiva comune. Dove possiamo leggere l’Africa, l’Italia e il mondo intero.