La nostra organizzazione esprime una condanna chiara, netta e senza ambiguità dei progetti IMEC e Trimarium, presentati all’opinione pubblica come iniziative di sviluppo economico e cooperazione commerciale, ma che in realtà sono strumenti di penetrazione strategica e militarizzazione di tutti i territori coinvolti. Dietro la narrazione delle “opportunità” e delle “nuove rotte” si cela un disegno più ampio e pericoloso: l’integrazione forzata di intere aree geopolitiche, tra cui Trieste, in una logica di competizione militare globale guidata dalle entità statunitensi e sioniste. Questa è, nei fatti, una militarizzazione mascherata. Di Giovanni Amicarella per Come Don Chisciotte.
Sabato 18 aprile si è svolta a Trieste la presentazione del Comitato No Imec, presso la sede del Fronte della Primavera Triestina, in via Giulia 74/a. Formato da forze variegate, politiche e sociali, quali il Coordinamento No Green Pass e Oltre, il Fronte della Primavera Triestina, i CARC, SOCIT – Socialismo Italico, il Partito Comunista, la Tavola per la Pace del Friuli Venezia Giulia, l’associazione Multipopolare, il movimento Risveglio Umano e l’associazione Alister. Molte di queste forze vengono da un percorso comune di lotta su diverse rivendicazioni: dal green pass, a lotte sindacali, passando per la sensibilizzazione e il contrasto ai tentativi di militarizzare, in barba ai trattati internazionali, il porto di Trieste. Una militarizzazione che, per buona pace di chi abbocca a certa retorica patriottarda, non è minimamente nell’interesse dei popoli coinvolti.
Su questi presupposti era stata indetta la manifestazione di circa cinquecento persone, il corteo di lunedì 15 settembre 2025 a Trieste, nel 78esimo anniversario dell’istituzione giuridica del TLT, per rivendicare la smilitarizzazione dell’area triestina e opporsi all’Imec (India-Middle East-Europe-Corridor) e alla 3SI (Three Seas Initiative), alias Trimarium.
Oltre a ulteriori eventi di sensibilizzazione, il Comitato ha organizzato in occasione del 17 marzo una piazza di protesta contro la visita, atta a siglare la candidatura Imec per il porto, del ministro degli esteri Antonio Tajani. Candidatura avvenuta alla presenza dei rappresentati diplomatici di tutti i paesi coinvolti, inclusi statunitensi e israeliani.

Questi piani, sistematicamente presentati al pubblico come opportunità commerciali, hanno in realtà finalità prettamente strategico-militari e coinvolgono in pieno il porto di Trieste, rendendolo il possibile perno di una rete di infrastrutture e di tratte strategiche ideate negli ambienti euro-atlantici per rafforzare i fronti della Nato ed efficientare l’interconnessione militare tra i paesi del patto atlantico, tra le basi americane dislocate sul suolo europeo e mediorientale e ottimizzare il collegamento con Israele.
L’Italia è infatti il terzo fornitore di armi al regime sionista dopo Stati Uniti e Germania: ruolo che non è assolutamente venuto meno neanche dopo l’offensiva genocida su Gaza negli ultimi anni e il ruolo del governo Netanyahu nell’incendiare tutto il Medio Oriente. Dall’ottobre 2023, sono state stimate, da parte italiana, 416 spedizioni militari e 224 mila tonnellate di carburante verso il regime sionista, alla faccia dei distinguo di facciata di Meloni e Tajani.
Abbastanza chiaro ruolo che il porto di Trieste potrebbe avere in tutto ciò con la realizzazione del Corridoio Imec. La sospensione dell’accordo sulla difesa tra Roma e Tel Aviv, arrivata molto tardivamente ed esclusivamente per motivi di opportunità politica, non ha nessun ruolo nel fermare i singoli traffici verso l’entità sionista.
A ciò si aggiunge la risoluzione di gennaio 2026, in cui la commissione esteri della Camera ha approvato una mozione che chiede al Governo di valutare l’adesione all’Iniziativa dei Tre Mari e di legare a quest’ultima il Corridoio Imec. L’Iniziativa dei Tre Mari, detta anche del Trimarium o del Baltico-Adriatico-Mar Nero rappresenta un ambito di collaborazione strategica tra dodici Stati dell’Unione Europea (Ungheria, Croazia, Slovacchia, Slovenia, Austria, Repubblica Ceca, Lettonia, Estonia, Lituania, Polonia, Romania e Bulgaria) volta a legare economicamente, logisticamente e militarmente l’Europa Centro-Orientale in chiave antirussa. L’Ucraina, pur non facendo parte dell’UE, vi si è legata nel 2022 con lo status di “partner partecipante”.
In tal senso, Trieste, uno dei principali porti per tutta l’Europa Centrale e Orientale, finirebbe al centro di due progetti che coniugano l’aspetto economico e quello militare in un’ottica strategica di guerra con i nemici del cosiddetto Occidente. Non suonano come una sparata dunque, le parole pronunciate nel 2025 dall’attuale presidente della Camera di Commercio di Trieste (e di Confcommercio), Antonio Paoletti: “Nelle grosse difficoltà del momento geopolitico, con le guerra in Ucraina e in Medio Oriente, ci si apre la possibilità, vista la collocazione geografica e geopolitica del porto di Trieste, che questo diventi una base Nato di sicurezza. Si stanno attrezzando un po’ tutti per creare un porto importante vicino a questi scenari dell’Est Europa pronto a intervenire, a fornire merci e armi, qualora ce ne fosse bisogno in caso di escalation”.

L’incontro di presentazione del Comitato, svolto con rappresentanze delle sue varie componenti, ha avuto una risonanza sulla stampa, con diverse note ripubblicate e diffuse. Una risonanza costruita da un’unione di intenti solida, testata già nelle prime vittorie comuni e nelle prime, altrettanto comuni, beghe legali.
Il contributo di Andrea Kisgyorgy, militante del SOCIT, ha riassunto nel complesso l’intento e la necessità di questa convergenza di forze:
La nostra organizzazione esprime una condanna chiara, netta e senza ambiguità dei progetti IMEC e Trimarium, presentati all’opinione pubblica come iniziative di sviluppo economico e cooperazione commerciale, ma che in realtà sono strumenti di penetrazione strategica e militarizzazione di tutti i territori coinvolti. Dietro la narrazione delle “opportunità” e delle “nuove rotte” si cela un disegno più ampio e pericoloso: l’integrazione forzata di intere aree geopolitiche, tra cui Trieste, in una logica di competizione militare globale guidata dalle entità statunitensi e sioniste. Questa è, nei fatti, una militarizzazione mascherata.
Non accettiamo che il linguaggio dello sviluppo venga utilizzato per legittimare forme di oppressione geopolitica e dominio economico. Denunciamo con forza il tentativo di rendere il popolo italiano e friulano strumenti di strategie che non rispondono ai loro interessi, ma a interessi esclusivamente stranieri. Pertanto riaffermiamo il nostro pieno e incondizionato supporto all’autodeterminazione e alla difesa della sovranità di tutti i popoli. Riteniamo legittime le aspirazioni dei popoli a preservare la propria identità, territorio e autonomia politica, nel rispetto del diritto internazionale e i principi di giustizia e libertà.
In questo quadro, riaffermiamo la nostra, e la vostra, visione per Trieste e il suo territorio: una zona neutrale e smilitarizzata, dotata di un porto franco internazionale, libera da influenze straniere e autodeterminante e modello di alternativo fondato sulla cooperazione autentica dei popoli. È indispensabile che il popolo friulano e il popolo italiano vengano resi pienamente coscienti del pericolo esistenziale in atto. Di cui questo incontro è uno dei molti passi verso l’unica giusta direzione.
Su questo e su altri temi inerenti a Trieste, la sua peculiare eredità storica e geopolitica, il suo passato e il suo futuro, è un via di realizzazione un volume nato dalla collaborazione fra CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo, Anteo Edizioni e il Fronte della Primavera Triestina. Con i contributi di esperti in vari ambiti e settori, legando ai dati l’esperienza diretta di militanza sul territorio.