Di Jean-Claude Martini per ifattieleopinioni.com
Mentre l’Italia e l’Unione Europea continuano a fingere che il mondo esterno sia un campo ostile e arretrato, a Tianjin il mondo esterno dialoga, fa accordi, rafforza relazioni e soprattutto fa progetti. Lungi dall’essere quel Terzo Mondo arretrato e povero che ancora sopravvive nell’immaginario collettivo occidentale, immaginario fomentato da interessatissimi “media outlet” nordamericani, il gruppo della Shanghai Cooperation Organization oggi comprende le principali economie mondiali. Se il cosiddetto Occidente ha scelto di non farne parte e di considerare il resto del mondo come nemico è solo una sua scelta. Purtroppo in questa scelta trascina anche noi italiani, fino a tutti gli anni Ottanta importanti interlocutori del resto del mondo e oggi relegati al ruolo di cani da riporto della politica di Bruxelles e Wall Street (oltre che della Silicon Valley).
(IFO)
A cavallo tra i mesi di agosto e settembre ha avuto luogo la due giorni dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a Tianjin, laddove le due principali superpotenze, Russia e Cina, hanno proposto varie mosse per rafforzarla in senso multilaterale e multipolare: il padrone di casa, Xi Jinping, ha lanciato ufficialmente l’Iniziativa di Governance Globale[1], basata sui principi dell’uguaglianza sovrana, del rispetto dello Stato di diritto internazionale e del multilateralismo (consultazione, costruzione congiunta e condivisione), esortando i membri della SCO a opporsi e resistere «all’egemonismo e alla politica di forza». Ad ascoltarlo, presidenti e ministri di venti Paesi: Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Cambogia, Egitto, Maldive, Myanmar, Vietnam, Laos, India, Indonesia, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Mongolia, Nepal, Pakistan, Russia, Turchia, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Malesia. Assente il presidente indonesiano, impegnato a fronteggiare le recenti rivolte scatenatesi nel suo Paese (nelle quali vengono denunciate da Pechino le provocazioni: per ironia della sorte, esattamente 60 anni fa proprio in Cina si salvarono quei dirigenti comunisti indonesiani, già nella capitale per le celebrazioni del 1° Ottobre quando ebbe luogo il sanguinario golpe di Suharto), rappresentato però dal ministro degli Esteri.
La Russia, dal canto suo, ha firmato 20 accordi di cooperazione bilaterale con la Cina[2], mentre collettivamente si è discusso di istituire l’Associazione Interbancaria (IBO) come banca di sviluppo della SCO, rafforzare la cooperazione anche in ambito militare e sostenuto la riforma dell’ONU, la giusta soluzione della questione palestinese, la condanna degli attacchi israeliani sull’Iran e la neutralità e la pace in Afghanistan, in una dichiarazione che è di fatto un manifesto del nuovo mondo multipolare di fatto già definito, nelle sue linee principali[3]. Ma ciò che più di ogni altra cosa ha catturato l’attenzione è la rinnovata vicinanza tra Cina e India, data dalla comune lotta ai dazi di Trump, con l’emblematica foto di Putin, Xi Jinping e Modi a conversare amichevolmente insieme a margine del vertice. Assordante, invece, il silenzio dell’assenza dell’Unione Europea e soprattutto dell’Italia, in quella che fu una concessione del Regno per più di quarant’anni (1901-1943): un insieme di fatti oggettivi che pone sempre più al centro la domanda su quali siano, realmente, i “regimi isolati” nel mondo di oggi.
Di non minore importanza, a margine del vertice, la firma di un memorandum legalmente vincolante tra Russia, Cina e Mongolia per la costruzione del gasdotto Energia di Siberia 2 (il primo è stato costruito nel 2019 e si estende “soltanto” dalla Jacuzia alla Cina del nord-est), non foss’altro che perché attraversa campi che un tempo rifornivano l’Europa. Dalla capacità di 50 miliardi di metri cubi all’anno e sostenuto dalla linea di transito Soyuz Vostok (“Unione d’Oriente”)[4], esso può essere definito la pietra tombale della cosiddetta Reverse Kissinger Strategy, mirante a separare Russia e Cina in base alla sempreverde, ora forse non più tanto, strategia angloamericana del divide et impera. Anzi, una volta che il nuovo gasdotto sarà completato, si prevede nel 2033, le speranze per l’Europa di invertire il corso del distacco, nell’ambito del commercio energetico, con la Russia, potranno dirsi completamente svanite. A ciò sono da ricondurre le tetre ipotesi del conduttore di Fox News, Jesse Watters, per le quali «qualcuno potrebbe far saltare in aria quel gasdotto come il Nord Stream»[5].
Questa rinnovata e irreversibile unione tra Russia e Cina si è comunque riproposta e confermata nella parata di Pechino, dedicata all’80° anniversario della vittoria della Guerra di Resistenza del Popolo Cinese contro l’Aggressione Giapponese e della Guerra Mondiale Antifascista.
La foto dei presidenti e ministri di tutto il mondo rimasti a Pechino, e alcuni giunti all’uopo successivamente al vertice di Tianjin, si collocherà accanto a quella scattata ieri a conclusione di quest’ultimo nell’indicare, con prove concrete, l’essenza del mondo nuovo dai tratti ormai definiti, seppur non completi, al di fuori dei confini euro-unitari. Dal Vecchio Continente, tuttavia, assieme ai presidenti di Bielorussia, Slovacchia e Serbia, al ministro degli Esteri ungherese e al vice primo ministro bulgaro, hanno presenziato gli ex primi ministri di Belgio, Grecia, Romania, Svizzera e Italia, nella persona, in quest’ultimo caso, di Massimo d’Alema. Notevole anche la presenza di ospiti dell’opposizione taiwanese, cui in patria è stato riservato paradossalmente un trattamento più gentile[6] rispetto al fuoco incrociato da destra e da sinistra cui si è trovato sottoposto, qui da noi, l’ex Presidente del Consiglio in carica ai tempi della sciagurata partecipazione italiana ai bombardamenti sulla Jugoslavia[7].
Più di tutte, però, ha risaltato la partecipazione del Presidente degli Affari di Stato della RPD di Corea, Kim Jong Un[8], che ha rapidamente conquistato il centro della scena assieme a Putin e, ovviamente, al “padrone di casa” Xi Jinping: arrivato a Pechino ieri, il Dirigente Supremo della Corea popolare compare infatti in prima fila nella foto di gruppo accanto alla First Lady cinese, Peng Liyuan, e al presidente bielorusso Lukashenko. L’evento è stato inoltre occasione per un bilaterale tra egli e il suo omologo russo, nel quale quest’ultimo ha ringraziato ancora una volta i soldati coreani per il contributo decisivo apportato alla liberazione di Kursk ad aprile, di cui è uscito un documentario integrale a cura della televisione di Pyongyang. Kim Jong Un, dal canto suo, ha ribadito la piena disponibilità della RPDC ad «aiutare la Russia in qualunque modo»[9]. Quest’ultimo è stato infine invitato ufficialmente da Putin a visitare la Federazione Russa.
Meno attenzione hanno suscitato gli analoghi colloqui tra Kim Jong Un e Xi Jinping, nei quali le reciproche parti, con buona pace delle suggestioni e dei wishful thinkings occidentali sulle “tensioni” e i “rapporti incrinati” tra Pechino e Pyongyang, si sono riaffermate sostegno totale e incondizionato, sia sulla scena internazionale che rispetto alle reciproche edificazioni socialiste[10].
Il presidente turco Erdoğan si è intrattenuto in colloqui non meno significativi con le sue controparti armena e azera, già al centro dei riflettori per le recenti trattative sulla cosiddetta “Rotta Trump” e in via di relativa pacificazione, alle condizioni di Baku, dopo anni di guerre e tregue in Nagorno-Kharabakh e la fine anche ufficiale dell’esperimento della Repubblica dell’Artsakh il 1° gennaio 2024.
Putin, dal canto suo, ha parlato brevemente della questione ucraina in una conferenza stampa a margine e ha smentito categoricamente le illazioni mediatiche su presunti “scambi territoriali” col regime di Kiev, peraltro privo di riserve e con capacità di combattimento «al 47-48% dell’organico»[11]. Nella stessa sede una pregnante definizione del multipolarismo: «Multipolarità non significa che debbano emergere nuovi egemoni, tutti i Paesi devono avere pari diritti»[12].
Quanto alla parata in sé, essa ha visto la Cina presentare per la prima volta i mezzi della sua triade nucleare di forze strategiche di terra, di mare e dell’aria, assieme all’ICBM nucleare strategico DF-5C, dotato di un raggio d’azione coprente l’intero pianeta[13]. Gli 80.000 colombi e palloncini librati nell’azzurro cielo pechinese, simboleggianti gli 80 anni trascorsi dalla vittoria della guerra di resistenza del popolo cinese contro l’aggressione giapponese, hanno concluso con una nota artistica e variopinta una ricorrenza che la Cina ha voluto ricordare anche per contrastare i venti di guerra che, sempre più aspri, spirano nel mondo di oggi.
Il Giorno della Vittoria cinese, che ha visto insieme Xi Jinping, Putin, Kim Jong Un, Modi, Shehbaz Sharif, Fico, Vučić, Pezeshkian, Díaz-Canel, Sisoulith, Luong Cuong, Sassou-Nguesso, Mnangagwa, Toqaev, Japarov, Berdimuhamedov, Mirziyoyev e Rahmon, con ministri “d’eccezione” come Hakan Fidan, Szijjártó e Jorge Rodríguez, e addirittura il portavoce del parlamento sudcoreano (il presidente Lee Jae Myung sarebbe stato invitato ma avrebbe declinato dietro pressioni statunitensi) che, secondo la Reuters[14], avrebbe scambiato una stretta di mano con Kim Jong Un pur sedendo ai due lati opposti sulla balconata della parata, sono concreta testimonianza che il mondo multipolare, al 95%, è già una realtà.
Con l’alleanza Pechino-Mosca-Pyongyang quale asse ideale, peraltro mai stata così salda e forte al netto delle speculazioni mediatiche e di certi segmenti della cosiddetta “controinformazione”, la settimana dal 30 agosto al 6 settembre 2025 entrerà nella Storia, coi vertici di Tianjin e Vladivostok e la parata di Pechino quali momenti culmine del passaggio dall’unipolarismo a trazione americana al multipolarismo. Viceversa, l’Unione Europea e gli Stati Uniti, sempre più isolati anche tra loro, hanno volontariamente scelto di disertare tutte e tre le occasioni, con l’unica eccezione della Slovacchia che infatti è in rotta con Bruxelles e mantiene, come l’Ungheria, propri spazi autonomi anche nella NATO. Fa specie, ma non sorprende, che l’unico Paese con cui mantengano contatti al di fuori della propria sfera legislativa sia l’Ucraina, priva persino di un presidente legittimo dal momento che il mandato di Volodymyr Zelensky è scaduto il 20 maggio 2024. Nessuno presta più loro ascolto e nessuno si presenta più ai loro vertici, ma dal punto di vista italiano l’imbarazzo supremo della stampa italiana, che ha sempre ripetuto acriticamente le menzogne sul cosiddetto “isolamento della Corea del Nord”, sarà prima di tutto dover nascondere Kim Jong Un in prima fila rispetto a Giorgia Meloni ultima all’estrema destra nelle foto di gruppo dei capi di Stato.
Le occasioni significative, però, non si sono limitate ai confini della Repubblica Popolare Cinese: dal 3 al 6 settembre si sono infatti svolti i lavori, organizzati dal RosKongress, del X Forum Economico Orientale (EEF nella sigla inglese) di Vladivostok, cui hanno preso parte i rappresentanti di oltre 70 Paesi e regioni, tra cui Vietnam, India, Cina, Laos, Malesia e Thailandia. Il Ministero russo per lo Sviluppo dell’Estremo Oriente aveva stimato la firma di un numero ancor maggiore di accordi rispetto all’edizione dell’anno scorso[15], dalla quale uscirono 313 contratti, di cui 27 con organizzazioni straniere, dal valore complessivo di oltre 68 miliardi di dollari[16]. Previsioni azzeccate: quest’anno ne sono stati firmati 358 per un valore di circa 74 miliardi[17].
Nel suo messaggio di saluto, Putin anticipava quelli che sono stati i temi più approfonditi del suo intervento pubblico, asserendo in particolar modo che «poiché il centro dell’attività economica si sposta sempre più verso la regione Asia-Pacifico, si presentano nuove opportunità per i Paesi di sviluppare partnership reciprocamente vantaggiose, sia a livello bilaterale che all’interno di quadri quali l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e i BRICS»[18].
Grande peso, nel suo discorso di venerdì[19], hanno avuto la questione delle infrastrutture e dell’Artico: si prevede infatti la costruzione di vari ponti di commercio con la Cina, ma anche uno con la Corea del Nord, attraverso il fiume Tumen, che aprirà l’anno prossimo. Esso seguirà sviluppi come la ripresa dei voli tra Vladivostok e Pyongyang e tra Mosca e la capitale della Corea popolare, il cui primo servizio è stato lanciato alla fine di luglio. Putin ha inoltre incitato i giovani a dar seguito alla tendenza dei trasferimenti nell’Estremo Oriente, che ha visto nuove tendenze all’ascesa dopo una battuta d’arresto di qualche anno un decennio fa. I dati della crescita economica della zona, del resto, sono stati diligentemente e precisamente elencati. Si modernizzeranno anche le varie infrastrutture, tra cui le ferrovie, ed è stato proposto persino lo sfruttamento congiunto tra Russia, Stati Uniti e Cina delle risorse dell’Artico per stemperare le tensioni economico-commerciali, prevedendo all’uopo la costruzione di un Corridoio Trans-Artico.
Putin ha definito anche le linee guida della politica estera russa, che, ha detto, «come l’aquila bifronte del nostro stemma guarda in entrambe le direzioni», a est e a ovest. Nessuno ha perso niente, ha aggiunto riferendosi alle osservazioni sconsolate di Trump, «perché la Russia non è mai stata di nessuno». Non poteva quindi, il presidente russo, non soffermarsi sulla questione delle imprese occidentali, per le quali si è tracciato un netto distinguo tra chi è rimasto e chi se n’è andato e vuole tornare e, in quest’ultima categoria, tra chi ha rispettato le leggi russe, chi non lo ha fatto e chi addirittura ha sostenuto materialmente l’Ucraina nel contesto dell’operazione militare speciale. Per le prime, è stato chiarito anche dal portavoce presidenziale Dmitrij Peskov alla TASS, non ci sono problemi: potranno rientrare conformemente, però, agli interessi della Russia. Anche le seconde potranno riprendersi il mercato russo, ma a caro prezzo[20]; per le terze, invece, niente da fare[21].
Importanti anche altre dichiarazioni a margine di quest’ultimo, segnatamente rispetto ai rischi dell’impiego delle comuni applicazioni di messaggistica, le quali, egli dice, «sono trasparenti per i servizi segreti occidentali», e ammonendo i funzionari governativi a non farne uso per comunicazioni riservate[22]. Un monito, però, anche ai cittadini “di qua dal Muro”, soprattutto per chi vuole organizzarsi o semplicemente non aprire la propria vita come un libro bianco a individui coi quali non vi è nulla da condividere: ciò è tanto più vero alla luce del Chat Control Act, il progetto europeo di controllo delle conversazioni virtuali su qualsiasi applicazione prima ancora dell’invio dei messaggi e che, salvo improbabili veti da parte della Francia, dovrebbe entrare in vigore il 14 ottobre dell’anno corrente. Il tutto con l’ormai iperinflazionato pretesto della “lotta alla pedopornografia”[23].
Peskov ha inoltre affermato, in un’intervista rilasciata a Sputnik sempre a margine del Forum, che «la Russia sostiene l’Iniziativa di Governance Globale»[24] proposta da Xi Jinping al vertice di Tianjin e che «la stragrande maggioranza dei Paesi del mondo si oppone all’unipolarismo»[25]. Un esempio di ciò lo si è visto proprio a Vladivostok, segnatamente nel visibile rafforzamento dei rapporti della Russia con un altro Paese socialista, la Repubblica Democratica Popolare del Laos: in risposta ai dazi di Trump, che hanno particolarmente colpito l’industria di caffè di Vientiane (una delle principali per l’economia locale), le autorità laotiane hanno annunciato il reindirizzamento delle forniture nazionali di caffè verso la Federazione Russa[26], dalla quale riceveranno in cambio petrolio, dalle quali il Laos è dipendente al 100%, come riconosciuto dal suo Primo ministro, Sonexay Siphandone, in un’intervista alla RIA Novosti[27], e fornire a sua volta bauxite e potassio. Il viceministro degli Esteri ha inoltre espresso apertamente interesse per l’ingresso del suo Paese nei BRICS[28] e nell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, affermando di contare sul sostegno russo[29].
Altre notizie positive giungono dal Cremlino relativamente alla crescita delle riserve auree (+43.8% rispetto all’anno scorso, con 450 tonnellate rispetto alle 313 dell’anno scorso, come affermato dal ministro delle Risorse naturali, Alexander Kozlov, sempre a Sputnik[30]) e dalla prontezza all’uso del vaccino contro il cancro recentemente testato dal Gamaleya, di cui è stato dato annuncio dalla direttrice dell’Agenzia Medico-Biologica Federale, Veronika Skvortsova, in un’intervista concessa all’Izvestia anch’essa a margine del Forum di Vladivostok[31]. Il vaccino, ella dice, ha già contribuito a ridurre dimensioni e crescita dei tumori fino all’80% e sta aspettando l’approvazione definitiva dal Ministero della Sanità.
Con un’India che ha di fatto trovato una quadra con la Cina e un Brasile più orientato e attento alla difesa dei BRICS rispetto alla partecipazione al G20 (al momento in cui si scrive è da tenersi una riunione d’emergenza dei primi per far fronte, insieme, all’offensiva dei dazi trumpiana, peraltro nello stesso Giorno dell’Indipendenza del Brasile che ha visto una solenne parata alla presenza del Presidente Lula), possiamo dire che il mondo uscito da questa settimana di vertici è ormai sostanzialmente multipolare. Bando però ai facili ed eccessivi entusiasmi: restano ancora in sospeso molteplici questioni, come la disputa indo-pakistana e le altre riesplose in questo periodo (come quella tra Thailandia e Cambogia o tra Pakistan e Afghanistan), e altri interrogativi cui tuttavia il multipolarismo non può dare risposta, quali l’appartenenza dell’India stessa al QUAD o della Turchia alla NATO. Come dice la parola stessa, quello multipolare è un mondo il cui assetto è impostato su più poli, la cui appartenenza non viene questionata da alcuna grande potenza. Come si può far parte di uno o più di questi poli, così esiste anche il “polo” statunitense, seppure esso resista a cedere lo scettro della propria esclusività insieme al vassallo israeliano. È così che abbiamo assistito al paradosso letteralmente orwelliano del “presidente della pace” che restaura il nome del Dipartimento della Guerra (alla “modica” cifra di almeno un miliardo di dollari), abbandonato nel 1949.
Supererà, quindi, il mondo multipolare, il sistema capitalista? No.
Andremo verso un periodo di tranquillità e coesistenza pacifica? No, per effetto della condizione di cui sopra.
Risolverà, il multipolarismo, tutti i problemi creati ed ereditati dall’imperialismo? Significherà di per sé l’abbattimento di quest’ultimo? In entrambi i casi, no.
Si tratta di un semplice inizio di riassetto del sistema capitalistico mondiale, un tentativo di ritorno alla situazione che abbiamo conosciuto (o appreso, per chi non c’era) negli anni ’60, di salvare il capitalismo correggendone le storture più evidenti e recenti. Ma il pericolo della guerra, per effetto della continua esistenza stessa dell’imperialismo, non svanirà e non può svanire. Stati Uniti, Israele e Unione Europea continuano a spingere per la guerra mondiale, ognuno per conto proprio o in temporanea unità di convenienza, perché decisamente contrari a cedere, come si diceva, lo scettro della loro supremazia. La guerra, quindi, ci sarà lo stesso; l’unica alternativa che potrebbe prevenirla sarebbe una rivoluzione socialista, alquanto improbabile al momento attuale per mancanza e inadeguatezza delle forze preposte a organizzarla e condurla. Qui sta il nodo di Gordio da recidere, e qui, specialmente dalle parti nostre, ancora comprese nel “polo” sbagliato, è il compito principale che devono portare con successo a termine: il multipolarismo ci dà unicamente la possibilità di raggiungere l’obiettivo con sforzi e sacrifici relativamente minori rispetto all’unipolarismo a trazione americana. La palla è nel campo nostro, ora tutto dipende da noi.
Note
[1]https://italian.cri.cn/2025/09/01/ARTI1756732496789645
[2]https://english.www.gov.cn/news/202509/02/content_WS68b6f65ec6d0868f4e8f5464.html
[3]https://www.rtvslo.si/capodistria/radio-capodistria/notizie/mondo/vertice-sco-a-tianjin-verso-un-nuovo-ordine-globale/756313
[4]https://www.csis.org/analysis/how-power-siberia-2-deal-could-reshape-global-energy
[5]https://eadaily.com/en/news/2025/09/04/the-fox-news-host-called-the-likely-undermining-of-the-power-of-siberia-2-gas-pipeline
[6]https://www.scmp.com/news/china/politics/article/3324510/taiwan-holds-back-penalties-victory-day-parade-supporters
[7]https://www.avvenire.it/attualita/pagine/d-alema-pechino
[8]https://italiacoreapopolare.wordpress.com/2025/09/04/lo-stimato-compagno-kim-jong-un-ha-preso-parte-alle-commemorazioni-per-l80-anniversario-della-vittoria-della-guerra-di-resistenza-del-popolo-cinese-contro-laggressione-giapponese/
[9]https://italiacoreapopolare.wordpress.com/2025/09/04/lo-stimato-compagno-kim-jong-un-ha-incontrato-il-presidente-russo-vladimir-vladimirovic-putin/
[10]https://italiacoreapopolare.wordpress.com/2025/09/05/lo-stimato-compagno-kim-jong-un-si-e-intrattenuto-a-colloquio-col-compagno-xi-jinping/
[11]https://www.agenzianova.com/a/68b8b083cb6664.46420366/6484299/2025-09-03/ucraina-putin-riserve-forze-armate-kiev-sono-al-limite-critico
[12]https://it.infodefense.press/2025/09/03/in-generale-i-contorni-di-un-mondo-multipolare-si-sono-delineati/
[13]https://it.euronews.com/2025/09/03/la-cina-mostra-il-proprio-potere-militare-e-politico-quali-sono-le-nuovi-armi-sfilate-nell
[14]https://www.reuters.com/world/china/north-koreas-kim-south-korean-parliament-speaker-shake-hands-beijing-2025-09-03/
[15]https://minvr.gov.ru/press-center/news/na_vostochnom_ekonomicheskom_forume_podpisano_soglashenie_o_provedenii_pervoy_dalnevostochnoy_arkhit/
[16]https://tass.com/economy/2011127
[17]https://www.vedomosti.ru/press_releases/2025/09/07/podvedeni-itogi-vostochnogo-ekonomicheskogo-foruma–2025
[18]http://en.kremlin.ru/events/president/news/77862
[19]http://en.kremlin.ru/events/president/news/77927
[20]https://tass.com/economy/2013507
[21]https://tass.com/economy/2013511
[22]https://swentr.site/russia/624254-messenger-transparent-security-agencies-kremlin/
[23]https://giubberossenews.it/2025/08/11/con-la-scusa-di-combattere-la-pedopornografia-lue-si-prepara-a-scansionare-tuutte-le-chat-private/
[24]https://sputnikglobe.com/20250906/russia-supports-chinas-global-governance-initiative-details-to-come-later-1122738988.html
[25]https://sputnikglobe.com/20250907/russia-convinced-most-countries-oppose-unipolar-world-kremlin-spokesman-1122741258.html
[26]https://ria.ru/20250906/laos-2040144009.html
[27]https://ria.ru/20250908/sipkhandon-2040397381.html
[28]https://tvbrics.com/en/news/laos-expresses-desire-to-join-brics/
[29]https://sputnikglobe.com/20250904/laos-wants-to-join-sco-counts-on-russias-support—deputy-foreign-minister-1122725030.html
[30]https://sputnikglobe.com/20250906/russia-boosts-gold-reserves-by-438-in-first-half-of-2025-1122738869.html
[31]https://en.iz.ru/en/1949554/irina-ionina-elena-loria-ekaterina-veresagina/russian-cancer-vaccine-ready-use