Il nostro programma

Coniugando le varie idee socialiste che compongono il partito, fra idealismo e concretezza, il nostro programma passa per dieci punti fondamentali, che ci contraddistinguono dalle altre organizzazioni politiche:

  1. Socialismo, patriottismo, rivoluzione
    Il SOCIT ha come credo una via italica (termine scelto in quanto meglio di italiana include le pluralità che compongono il tessuto sociale della nazione, includendone le varie sfaccettature) al socialismo, basandosi sul patriottismo come leva indiscussa per l’unità popolare, con la rivoluzione come obiettivo ultimo della condotta d’azione.
    Tuttavia, esso non è un patriottismo che funge da paraocchi, in quanto l’obiettivo di una lotta internazionale ad usura e capitale resta fondante ad una vera liberazione da influenze infauste, nonché come vera ed unica garanzia di riuscita del processo rivoluzionario.
  2. Moto contro inazione
    Il SOCIT nasce da giovani, senza mezzi né alleati, lo spirito che ne ha sempre accompagnato i passi è quello di azione senza mezze misure, oltranzismo e non ricerca di lusinghe, cercare soluzioni e non mediazioni. Chi aderisce alla nostra causa, aderisce a quella dei lavoratori, chi aderisce a quest’ultima si trova in una condizione che lo deve portare inevitabilmente all’azione, cioè all’essere pronto a dimostrare che al contrario della “concorrenza” costruita ad hoc per castrare i nostri intenti, il nostro è un partito in perenne moto e contraddistinto da una totale assenza di interesse personale in quello che svolge. Per troppo tempo abbiamo lasciato questo paese in mano ad inadatti, lenti e melliflui individui, narcisistici poltronari e vampiri che hanno dissanguato il popolo. E’ arrivato il momento di cambiare rotta, in modo deciso e permanente.
  3. Organizzazione
    Il SOCIT è un movimento di massa, non un movimento di pochi eletti. Raggruppati sotto la ruota dentata e la spiga vige uno spirito di unità socialista che ci rende uniti nei nostri ideali, nelle nostre azioni e in grado di affrontare i più grandi ostacoli compatti ed uniti, una compatta falange proletaria che non arretra di un passo d’innanzi alle strade sbarrate o al farci terra bruciata. I ruoli di gestione interna del partito stesso, perché di comando non si parla, sono tutti scelti da membri e sostenitori operanti nelle varie aree, tramite decisioni del tutto vincolate da statuto e regolamentazione interna.
    Il massimo spazio è dato alle assemblee locali, ad un rapporto diretto con segretario e consiglio, allo scambio di opinioni e di pensieri relativi alla condotta del partito stesso.
  4. Problemi moderni soluzioni moderne
    Disoccupazione, crisi energetiche, inflazione, rincari, denatalità sono problematiche che richiedono attenzione specifica e non soluzioni raccattate, noie borghesi da due spiccioli. Il SOCIT studia prima di parlare, come abbiamo sempre dimostrato nella redazione dei nostri articoli e delle nostre inchieste, con la formazione di gruppi di consulenza tematica, in essi vige un costante moto di ricerca e formazione che ci porta, fin troppo spesso, a poter prevedere in anticipo lo svolgimento di situazioni, oltre che al raggiungere tangibili pianificazioni di soluzioni, con numeri e dati alla mano, sia di costi che di benefici. Così gestiamo il partito, così gestiremo lo Stato che ne deriverà, con al primo posto una mentalità analitica e scientifica, che ci ha sempre contraddistinto nella serietà con cui analizziamo gli aspetti che caratterizzano la condizione socio-economica.
  5. Sindacalismo
    Il SOCIT abbraccia l’eredità sindacalista rivoluzionaria, gli scritti di De Ambris, lo sciopero come strumento di lotta, l’idea che la vera rivoluzione sociale debba necessariamente partire dai lavoratori e che il partito debba arrogarsi il dovere di svegliare in una prima fase le coscienze, per poi cooperare al processo una volta iniziato. Tuttavia lo fa in chiave aggiornata ai tempi, con ben chiare le nuove priorità, al contrario degli altri siamo, insomma, decisi a mantenere un approccio rinnovatore. Il sindacalismo rivoluzionario basa la sua linea economica sulla ripartizione delle attività economiche in “sindacati” (unione di lavoratori i cui delegati sono eletti dai lavoratori stessi, nulla a che vedere con la concezione odierna di sola rappresentanza), di modo che siano essi stessi a coordinarne la produzione, a godere i pieni frutti del proprio lavoro, oltre che ad avere il lavoro stesso come garanzia della condizione sociale.
    Inoltre si crede necessaria una nazionalizzazione dei settori energia, infrastrutture, comunicazioni, scuola e sanità per impedire un controllo privato di nodi necessari al progresso economico e sociale nazionale, perché è impossibile che interi settori possano dipendere dai capricci di uno sterile miliardario qualsiasi.
  6. Il problema del partitismo
    Il partitismo è un concetto riassumibile brevemente nella creazione di interessi privati o di partito, a scapito della collettività, in frangenti politici o elettorali, che porta a fenomeni che hanno contribuito in toto alla totale sfiducia degli italiani nei confronti della politica, con decine di “salti della quaglia” in altri partiti o mantenimento del potere sfruttando cavilli costituzionali.
    Per il SOCIT, il partitismo, con la possibilità di continuo riciclo di burocrati amebe incapaci di pensare ad altro se non il proprio interesse, è qualcosa da cancellare con forza, rendendolo poi incapace di essere perpetrato con apposite leggi sul conflitto di interesse e parametri di re-eleggibilità, con cui tagliare fuori i furbi dalla possibilità di cambiare partito durante legislatura corrente soprattutto.
  7. Fuori da UE e NATO
    L’UE ha dimostrato incessantemente la volontà di plasmare il Sud Europa in una sorta di granaio di lavoro sottopagato, con le continue spinte e pressioni per favorire privatizzazioni e delocalizzazioni a favore dei soliti noti, oltre che al controllare de facto la nostra economia sia dal punto di vista di leggi, che di trattati internazionali, che di valuta stessa.
    La NATO mantiene veri e propri contingenti di occupazione sul nostro territorio, l’Italia non è una base militare americana ma uno Stato sovrano, cosa che fin troppo spesso viene dimenticata quando partono carichi di armi dai nostri porti verso talune “nazioni” medio-orientali.
    Secondo il SOCIT, per arrivare ad un punto in cui essere in grado di staccarci senza conseguenze, è d’uopo la formazione di un’alleanza in chiave economica e militare, incentrandoci in primo avvio sugli stati vittima a loro volta dell’azione imperialistica aggressiva a cui siamo sottoposti, quelli della sfera mediterranea.
  8. Nazionalizzazione delle banche
    Unico modo per avere pieno controllo della valuta e non permettere ai mercati finanziari di giocare con la vita dei lavoratori, è controllare il sistema bancario, rendendo così impossibile la penetrazione della speculazione all’interno del sistema-nazione, oltre che permetterci di avere una nostra valuta e strategie adatte al fronteggiare dell’inflazione, visto che stiamo vedendo le “fantastiche” strategie della BCE, cioè nascondere la testa sotto la sabbia e fingere che il problema non esista.
    E’ importante ricordare che tutte le nazioni che lo hanno fatto o vi ci sono avvicinate, si sono trovate appioppate sanzioni nella migliore delle ipotesi, in altri casi direttamente bombe.
    Il SOCIT crede fermamente che non solo serva agire in difesa delle nazioni che hanno una banca nazionalizzata, ma anche che sia l’effettiva unica via ad una vera liberazione, preparandoci perciò all’idea di una difesa nazionale con ogni mezzo necessario.
  9. ONU e sanzioni a comando
    Oggi nazioni come Cuba e Repubblica Democratica Popolare di Corea vivono in situazione di profonda crisi per sanzioni appioppate dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.
    Ufficialmente per la mancanza di democrazia, che a quanto pare l’ONU intende combattere vietando loro di importare cibo e attrezzature mediche, scelta peculiare che fa sollevare ancora più domande.
    Il SOCIT però sa perfettamente che il problema sta nella loro nazionalizzazione bancaria ed il non essersi piegati all’imperialismo statunitense, che arrogandosi il dovere di “baluardo democratico” non esita trenta secondi nel tempestare di bombe chiunque
    cerchi vie alternative al suo modo di esistere e di vivere, al capitalismo e la sua degenerazione sociale.
    Su questo intende impegnarsi per la fine di questi vergognosi ricatti, oltre che al riconoscimento delle colpe e violazioni dei diritti umani di USA e Israele, visto che di rapporti di organizzazioni umanitarie sui tavoli dell’ONU a tal proposito ve ne sono anche troppi, ma sembra quasi che vi sia timore nell’iniziare a leggerli. Oppure che vi siano altre motivazioni, sottili o meno, per non farlo.
  10. Popolare, non parlamentare
    Il SOCIT crede ad una profonda revisione della macchina statale, che dovrà necessariamente basarsi su modi di agire e pensare completamente diversi. La rappresentanza del lavoratore tramite delegati sindacali sarà alla base delle decisioni governative,
    facendo sì che una rappresentanza esclusivamente politica diventi una vera ed organica rappresentanza popolare, con il lavoratore al centro non solo dell’economia, ma anche del governo stesso.
    L’idea infatti di basare l’intera rappresentanza popolare su partiti che de facto conducono lotte interne ed esterne completamente avulse dalla reale logica di volere popolare, è delirante. Lo scopo principale di un partito deve essere incamerare una visione di Stato-società riferito ad una fetta di popolo, il fallimento o successo di questo deve derivare esclusivamente dalla meccanica esercitata dalla preferenza popolare,
    non da accordi o attriti costruiti in previo o secondo momento, per cui governi eletti cadono e con la scusa di ciò si appioppa al popolo una tecnocrazia antidemocratica (ma non anticostituzionale).
    L’introduzione di una rappresentanza attiva, incamerata nella rappresentanza sindacale, di lavoratori avulsi in tale condizioni dallo scalino necessario del partito, consente inevitabilmente di poter avere voci non edulcorate da propaganda ideologica.

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