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Circa cinquecento persone hanno partecipato al corteo di lunedì 15 settembre 2025 a Trieste, nel 78esimo anniversario dell’istituzione giuridica del Territorio Libero di Trieste, per rivendicare la smilitarizzazione dell’area triestina e opporsi all’Imec (India-Middle East-Europe-Corridor) e alla 3SI (Three Seas Initiative), alias Trimarium.

Estratto dal comunicato di Konrad Nobile per Come Don Chisciotte

Questi piani, sistematicamente presentati al pubblico come opportunità commerciali, hanno in realtà finalità prettamente strategico-militari e coinvolgono in pieno il porto di Trieste, rendendolo il possibile perno di una rete di infrastrutture e di tratte strategiche ideate negli ambienti euro-atlantici per rafforzare i fronti della Nato ed efficientare l’interconnessione militare tra i paesi del patto atlantico, tra le basi americane dislocate sul suolo europeo e mediorientale e ottimizzare il collegamento con Israele. Le più recenti proposte inerenti l’Imec prevedono infatti la creazione di una rotta privilegiata tra il porto triestino e lo scalo di Haifa in Israele. Di recente si è iniziato anche a parlare di affiancare ad Haifa, come approdo israeliano dell’Imec, la “nuova Gaza” che gli ultra-sionisti sognano di controllare una volta terminato il loro piano di pulizia etnica.

Ed è anche per dimostrare che Trieste non vuole essere collusa con il regime israeliano che in molti sono scesi in strada questo 15 settembre. Il Comitato 15 settembre, promotore della manifestazione e formato da Fronte della Primavera TriestinaCoordinamento No Green Pass e OltreInsieme LiberiAssociazione AlisterSocialismo Italico – SOCITCostituzione in AzionePartito Comunista Multipopolare, è stato compatto nell’esprimere la sua solidarietà alla causa palestinese e alla sua resistenza. Nel corso del corteo sono infatti spiccate, assieme alle bandiere rosso-alabardate (simbolo di Trieste e del Territorio Libero), anche le bandiere della Palestina, accompagnate da diversi slogan in solidarietà alla lotta del popolo palestinese. 

Sono stati scanditi anche cori contro l’imperialismo americano, come per esempio “Da Trieste ad Aviano torna a casa soldato americano” o “Dal Donbass alla Palestina, America assassina”, segno che i movimenti per il Territorio Libero presenti in corteo non rimpiangono gli anni del governo angloamericano sulla città (1945-1954), ma anelano all’autogoverno e all’autodeterminazione, tenendo al contempo una postura fieramente antimperialista. […]

Al corteo hanno preso parte anche delegazioni provenienti da altre città e regioni, come nel caso dei giovani militanti del Socit presenti in buon numero, di diversi cittadini friulani e dell’Isontino, o degli studenti sloveni del Socialistrski Bralni Krožek.[…]

Certamente chi risponde a questo appello del Comitato 15 settembre e si muove attivamente rimane ancora un’esigua minoranza della popolazione, tuttavia l’adesione e lo spirito di un tale corteo rappresentano un ottimo passo in avanti per una battaglia tutt’altro che circoscritta alla sola Trieste e che, se vorrà dare frutto, dovrà necessariamente crescere e diffondere maggiore consapevolezza.

In ogni modo, e nonostante tutte le avversità, la “piccola Vienna sul mare” continua a fermentare e un nucleo di cittadini (molti dei quali continuativamente presenti a partire dalla lotta contro il Green Pass) tiene viva una fiamma importante, una piccola luce in un periodo che si prefigura sempre più buio. 

Estratto reportage dal Centro Studi Eurasia Mediterraneo, a cura di Giovanni Amicarella

Il 15 settembre ha avuto luogo la mobilitazione, in occasione del 78° anniversario della costituzione del Territorio Libero di Trieste, contro i piani NATO e il corridoio IMEC, che vedono il porto di Trieste come uno degli obiettivi e snodi principali. Trieste si è ritrovata, nell’ultimo periodo soprattutto, al centro di reiterate violazioni dei trattati internazionali: sia Ucraina che Israele, infatti, si trovano rifornite attraverso il suo porto.

Una situazione, se vogliamo, esacerbata già dai relativamente recenti (e ancora scottanti) fatti al porto di cui siamo stati testimoni: quando le proteste contro il green pass arrivarono al culmine e i portuali vennero presi a manganellate e idranti.

La questione ha suscitato una serie di iniziative che sono riuscite ad attirare l’attenzione di giornali, organizzazioni politiche e non, centri studi e case editrici. Trieste si è così ritrovata al centro di una vera e propria primavera identitaria e culturale, di una città che si è vista ospite si importanti presentazioni e mobilitazioni, affrontando l’ambito geopolitico locale (forse per la prima volta) con un linguaggio potabile. Fra le iniziative curate da noi del CeSEM, rappresentato da Maria Morigi, gli eventi culturali ed editoriali che hanno avuto per protagonista Lorenzo Maria Pacini e l’Anteo Edizioni di Stefano Bonilauri, il perno centrale è sempre stato rappresentato da un’organizzazione che rappresenta una novità non solo in termini di idee, mollando posticce visioni unidimensionali sulla collocazione di Trieste, indipendentismi di cartapesta, ma anche in termini di età: il Fronte della Primavera Triestina.

Trovandosi in un contesto di divisioni e frizioni, alcune nate anche prima che nascessero loro per età anagrafica, sono riusciti a piantare un substrato in cui hanno trovato radici una moltitudine di realtà, come prima accennato, e formare un comitato per questo evento decisamente trasversale, includendo anche un’altra realtà giovane come quella del SOCIT.

La mobilitazione, oltre che nel riuscire di lunedì a mobilitare circa cinquecento persone, aveva delle parole d’ordine che rispecchiano a pieno ciò che era già stato delineato dalle analisi del centro studi e dagli eventi ad esso correlati. Nella sua trasversalità sul piano politico, andando ad abbracciare una cittadinanza stanca, preoccupata, ma mai abbattuta.

Il valore formativo, il nostro compito come centro studi che trova riscontro nella pratica, un’educazione e formazione costante, senza riserve e senza pregiudizi, sono la più grande arma a disposizione per la nuova generazione da impugnare per farsi strada attraverso un mondo che, soprattutto sul piano geopolitico, è in continua evoluzione e rischia di vedere soprattutto noi italiani sempre qualche miglio indietro.

Per questo, è importante più che mai fornire gli strumenti affinché si formino coscienze critiche e si faciliti la messa in discussione di tutto e tutti: la realtà oggettiva emerge soltanto quando viene purgata dai soggettivismi.