Il “problema Giustizia” passa anche (e forse soprattutto) da un carico eccessivo e scarsi risultati finali. Tralasciamo, non per inconsistenza, gli altri aspetti: lentezza, ingiusta detenzione, carriere da separare o non separare e via (tribolando) dicendo. Oggi consideriamo un aspetto meno trattato: il sovraccarico. A cura di StadioFinale.
Qualche numero
Stando ai numeri l’Italia è un paese di mascalzoni, infatti ogni anno ci sono oltre 1.500.000 di denunce penali che poi, gratta gratta, si sgonfiano.
Questo grafico parla chiaro: a fronte di 1.500.000 denunce si arriva a 75.000 condanne.

Di queste (1,5 milioni) la metà (cioè 750.000) viene archiviata e della parte restante, le altre 750.000 denunce, solo 150.000 vanno a dibattimento in aula, mentre le altre finiscono con patteggiamenti ed altri istituti.
Anche il fronte dei processi ha qualche “anomalia”: dei 150.000 processi, solo la metà arriva ad una condanna. Di conseguenza, la metà degli imputati risulta innocente.
In pratica, su 20 denunce una sola è reale. E qui la Magistratura non è responsabile, almeno di questo.
Spreco di risorse
Questa enorme mole di denunce devono essere affrontate da un “esercito” di magistrati. Per esempio se un sostituto procuratore può valutare in media 3 denunce al giorno, allora magistrati necessari saranno:

Chiaramente non tutte le denunce hanno senso e quindi, come scritto sopra, solo un decimo, 150.000 andranno a giudizio e di questi, meno della metà arriverà ad una condanna.
Praticamente le denunce reali, quelle vere sono un ventesimo del totale e questa frazione (75.000 procedimenti) richiederebbero un numero di magistrati minore:

Praticamente potrebbero bastare quasi 160 sostituti per un lavoro che oggi debbono svolgere oltre 2000 magistrati. Chiaramente si tratta di numeri simbolici, ma le proporzioni sono reali. In ogni modo, con un minor numero di magistrati, il risparmio sarebbe:

Si risparmierebbero oltre 250 milioni di euro di soldi pubblici da destinare ad altri scopi. Ci sarebbero intanto anche i 49 milioni che lo Stato avanzerebbe dalla Lega, però serve tempo, e poi le priorità della Lega sono altre: i maranza, i baluba, i taramao, le moschee e l’amicizia con Israele.
Gruppi di interesse
Il vecchio adagio dice: causa che pende, causa che rende e questo proverbio può valere senz’altro nell’ambito civile, mentre nell’ambito penale i parametri sono diversi. Per esempio nel penale la “rendita” deriva dall’elevato numero di poveri cristi che si devono difendere per poi essere assolti.
Avere un numero elevato, spropositato di denunce penali porta lavoro a:
– avvocati
– magistrati
– indotto
Si tratta di categorie le quali traggono indubbi benefici da questo contesto “malato”. Ovviamente la maggioranza di magistrati ed avvocati sono persone di buona volontà, ma come al solito bastano pochi “granelli” per inceppare il “meccanismo”.
Matassa intricata
Una società che soffre di gigantismo giudiziario riduce la certezza della Ragione: alla fine c’è sempre una possibilità che tutti abbiano una ragione e nel contempo torto.
Faccio un esempio, è nel civile, ma il concetto è lo stesso.
Nel 2024 degli alunni, durante la lezione, sparano dei pallini contro la docente. I “tiratori” vengono individuati e prontamente sospesi. I genitori dei “tatini” hanno la “fregola” di fare ricorso al TAR (diciamo che hanno anche soldi da spendere) e il TAR, magnanimo, riammette i pargoletti tiratori i quali saranno poi promossi col “9” in condotta.
Evidentemente il TAR avrà rilevato dei difetti nel provvedimento della scuola, e tali “difetti” hanno invalidato la sospensione.
Morale della storia: tutti possono fare quel che vogliono, tanto poi ci sarà sempre una Corte “fantasista” che darà ragione. Ma questa non è Giustizia: nel Diritto chi sbaglia paga e quindi i pargoletti tiratori dovevano perdere un anno in modo da poter meditare.
Malavoglia riformatrice
É dai tempi di Pertini Presidente che esiste il “problema della giustizia”. Sono passati decenni, ma il problema rimane sempre lì. Montagne di promesse, qualche pennellata di “riformina”, ma i numeri dello sfascio rimangono inalterati. Manca la voglia di “fare”.
Addirittura qualche riforma, la “Cartabia”, ha fatto sì che se un ladro viene filmato mentre ruba, quello che ci rimette giudiziariamente è il padrone perchè filmando ha violato la sacra intimità del ladro durante l’atto del furto. Il motto è: “il dritto innanzitutto!”
Durante i governi Berlusconi pareva (per chi ci credeva) che vi fosse la voglia di riformare l’apparato giudiziario, se non altro sulla scorta delle “grane” penali dell’uomo di Arcore. Purtroppo “l’arcoreta” (Silvio da Arcore) ha pensato di sistemare come poteva le sue magagne lasciando il resto intatto, e così anche questa occasione è andata perduta.
Uno dei massimi livelli di “riforma” fu il lanciafiamme di Calderoli per bruciare le leggi inutili. Chiaramente nessuno sano di mente può negare che vi siano parecchie leggi inutili, però fino ad abrogazione sono Leggi dello Stato e non inutili faldoni. Insomma chi voleva “fare giustizia” ha commesso per prima cosa un illecito perchè le Leggi costituiscono il “corpo” del Paese, ma sono cose che succedono quando si studia Diritto durante la transumanza dai prati di Pontida all’Agro Pontino.
Le vie crucis
Quando arriva un avviso di garanzia il cittadino si deve rivolgere ad un avvocato. Se si tratta di una imputazione “minore” (sotto i 5 anni di carcere) allora la spesa iniziale sarà di 5.000 €, giusto per gradire (l’avvocato).
A questo punto il caso potrebbe essere chiuso dal GIP/GUP con l’archiviazione, e quindi il malcapitato avrà speso minimo 5.000€ che ovviamente non potrà dedurre dalle tasse (è come se fosse andato al casinò, uguale).
Se al contrario si va a dibattimento, allora la cifra cresce perchè bisogna studiare la linea di difesa. Magari se la cava con

a condizione che non ci siano troppe carte da analizzare.
Alla fine del primo grado potrebbe essere assolto e quindi la spesa sarà di 15.000€, ma se dovesse ricorrere in Appello allora serviranno altri 10.000€. E fanno

Se poi deve ricorrere anche Cassazione allora la cifra diventa:

Il tutto potrebbe concludersi con la cassazione delle sentenze di condanna e quindi il disgraziato, dopo aver speso 40.000€, potrà finalmente fregiarsi del titolo di “innocente”, proprio come Salvini.
In ogni modo la sfiga potrebbe anche tornare alla carica e la Cassazione potrebbe rinviare al giudizio di Appello, e quindi con l’immancabile parcella.
In definitiva, se il reato è “tranquillo” bisogna avere da parte almeno 40.000€, perchè l’innocenza è roba da ricchi che non spetta ai plebei.
Sentenza beffarda
L’aspetto beffardo di molti processi penali, è che per molti avvocati l’essere assolti è come aver vinto. Il che è stupido perchè uno era innocente prima del processo, viene confermato innocente e nel frattempo si è impoverito di 40.000€. Qualcosa non torna.
Normalmente perchè una vittoria sia realmente tale e non una presa per i fondelli (e per il portafogli) ci vuole un reale e consistente beneficio.
Quando una vittoria non porta a risultati concreti, nemmeno per un fine settimana in una località termale, allora è la classica vittoria di Pirro, o alla milanese, del “pirla“.
In realtà esisterebbe la possibilità di rimborso per gli innocenti dichiarati, però è un “fondo”, cioè è un “portafogli” che deve essere alimentato ad ogni finanziaria e quando il fondo è esaurito salta il rimborso. In pratica: sei assolto, potevi essere rimborsato, ma sei stato poco fortunato. Una meraviglia!
L’assoluzione deve ripagare l’ex imputato di tutte le notti nelle quali non ha chiuso occhio oppure di tutte le palpitazioni ed aritmie cardiache che ha patito, perchè la vita è “una” e nessuno ha il diritto di bruciare quella altrui.
Un caso per capire
Un tizio viene denunciato dalla ex-moglie, e figli, perchè non ha versato gli alimenti. Si tratta del art. 570 del CPP, un reato infame.
Ovviamente questo tizio, presunto infame, viene rinviato a giudizio senza che mai nessuno abbia voluto ascoltarlo.
Il solito tizio va a dibattimento e, mannaggia, salta fuori che il presunto reo aveva disposto un trust per il mantenimento dei figli. Questo proprio non ci voleva!
Infatti quando il Tizio sembrava destinato alla condanna, ecco che il Trust da 1.700.000€ ribaltava completamente il quadro accusatorio.
Fatalmente la stessa denuncia era già stata presentata in passato e poi archiviata (nonostante l’opposizione).
Purtroppo la Corte non se la sentiva di assolvere, sicchè il Giudice decide di rimettere gli atti in Procura per rivalutare l’archiviazione (non bis in idem: ma non era già stato archiviato?).
Siccome il tizio è un pochetto sfortunato, la Procura, non sazia, lo prende e lo rinvia a giudizio.
Il nuovo Giudice legge le carte, ma le legge anche il PM e alla prima udienza la pubblica accusa chiede l’assoluzione che prontamente viene accolta dalla Corte. Però se la Procura avesse fatto una minima indagine (come prevede l’Ordinamento) la faccenda si sarebbe chiusa prima con danni minimi.
Piccolo “neo”: il tizio non ha potuto controquerelare per calunnia perchè quel reato sarebbe caduto in prescrizione. Quindi, cornuto e mazziato.
In ogni modo, il tizio dopo aver speso 70.000€, ha mantenuto la fedina penale immacolata, ma purtroppo è ora iscritto nel Registro dei debitori. Una figata.
Proposta semplice
Sperare che le cose migliorino con qualche “pennellata” di “riforma” è assurdo. L’idea che la separazione delle carriere sia una soluzione è difficile da credere e comunque viene il sospetto che sia un modo per “cambiare “tutto per non cambiare nulla” (cit.).
Come si dice in “campagna”: il problema è nel manico. Cioè il problema va risolto a monte, evitando eccessivi ed inutili ricorsi alla Giustizia.
Responsabilità denunciate
Quando qualcuno presenta una denuncia deve sapere che in caso di archiviazione o assoluzione egli ne risponderà in tempi brevi (al massimo 3 mesi) pagando le spese e il ristoro per il denunciato.
Prescrizione
La prescrizione per la calunnia parte dalla sentenza di assoluzione e non dalla presentazione della denuncia iniziale.
Concorso spese
Quando una querela viene archiviata (per inconsistenza) il sostituto che l’ha valutata emette anche una nota di debito a carico del querelante per le spese di disamina. Se per esempio il magistrato impiega 3 ore, chiederà 900€ (300€/ora). Nessuno lavora gratis. Se la querela è presentata da un avvocato la spesa sarà divisa tra i due, perchè il legale, come operatore di Giustizia, avrebbe dovuto far desistere il suo cliente da azioni insulse.
Responsabilità magistrato
L’efficacia degli inquirenti e pubblica accusa vanno misurate: se in un anno le assoluzioni superano il 10% dei procedimenti, allora quel magistrato va sostituito perchè inadatto.
Con tutto il rispetto, ma tutti i lavori devono essere fatti a regola d’arte, quindi un inquirente è un po’come un direttore di produzione: se dalla sua fabbrica escono la metà dei televisori che sono difettosi egli ne è responsabile.
Cauzione Parte Civile
Quando qualcuno presenta una denuncia e chiede un risarcimento, il denunciante deve versare subito la metà della cifra che richiede. Se il caso viene archiviato la somma va al denunciato. Se poi si va a sentenza, nel caso di assoluzione il denunciate pagherà le spese e verserà al denunciato la somma intera che aveva chiesto come risarcimento.
Questo dovrebbe far desistere gli avventurieri del risarcimento dal voler denunciare tutti, tanto poi costa poco o nulla. Le querele temerarie dovrebbero sparire perchè rappresentano una derisione del Diritto.
Conclusione
Prima di presentare una querela, il denunciate deve aver ben chiaro che sta per “uccidere” una persona, e se lo fa deve sapere che ne dovrà pagare le conseguenze.
Troppo spesso la querela è uno strumento di “tortura” o di vendetta se non addirittura di estorsione. Purtroppo tutto il sistema giudiziario (magistrati, avvocati e parlamentari) ignora questa “stortura” perchè troppi sono gli interessi e gli intrecci.
La querela facile rischia di infilare nel tritacarne qualsiasi cittadino. Il detto “male non fare paura non avere” è una autentica fesseria che migliaia di cittadini imparano ogni anno e che li marchierà per tutta la loro vita.