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Il variegato e variopinto mondo del cosiddetto “dissenso” non smette mai di offrire sorprese. Molto si è detto e scritto, soprattutto negli anni del Covid (2020-2021) ma anche in quelli della vulgata cosiddetta «populista e sovranista» (2016-2019), sulla deriva della «sinistra radical chic», passata dalla difesa dei lavoratori a quella delle “minoranze” usate come cavallo di battaglia per la promozione di un’agenda liberal, woke e prettamente borghese e imperialista. Scritti e riflessioni in gran parte veritieri e validi, ma spesso e volentieri confusi nell’impostazione ideologica, nelle ricostruzioni storiche e nella parzialità della loro lettura dei fatti. Di Jean-Claude Martini.

Accade infatti che, nella quasi totalità dei casi, la lotta contro l’ideologia woke diventa pretesto per un attacco più generale al socialismo di per sé e in ogni sua forma, nell’ottica di difendere, in ultima analisi, il capitalismo pre-sessantottino nella formula del cosiddetto “sogno americano”, tradottosi in realtà nell’elevazione dell’egoismo, dell’individualismo e del consumismo a dogmi di una nuova religione.

Se la “sinistra” odierna è woke nel campo etico, la “destra” lo è sempre stata in ambito economico.

Se la “sinistra” predica la libertà individuale assoluta nei costumi all’insegna del “diritto di fare ciò che più piace” nella sfera delle attività che potremmo definire “specificamente umane” (in cui rientra quella sessuale), la “destra” fa lo stesso per quanto attiene alla realizzazione economica e all’arricchimento materiale personali.

Da qui abbiamo due categorie uguali e contrarie che si fronteggiano, per cantare in realtà la stessa canzone: il sinistrato e il destroterminale.

Se il sinistrato etichetta come “fascista” tutto ciò che non lo aggrada, per il destroterminale qualsiasi cosa e persona non si adatti ai suoi schemi mentali è automaticamente “comunista”.

“Fascista” è dunque chi manifesta scetticismo sull’opportunità di far entrare drag queens negli asili d’infanzia, così come “comunista” è ogni politico vagamente socialdemocratico che proponga l’istituzione di una qualsiasi tassa, per minima che sia, su redditi a cinque o sei cifre. Generalizzazioni del tutto simili a quelle per cui, a “destra”, si ritiene lecito gettare nello stesso calderone sunniti, sciiti, arabi, persiani e afghani, dai marocchini agli arabi del Golfo insieme ai talebani, all’Ayatollah e ai socialisti panarabisti laici, tutti frettolosamente liquidati come “islamici” nella becera propaganda volta in realtà a promuovere, sdoganare e difendere il sionismo, vero nemico della cristianità come finalmente riconosciuto, pochi giorni fa, persino dai Patriarchi e dai Capi delle Chiese di Gerusalemme.

È così che in questa macro-categoria, per il destroterminale, rientra chiunque stia più a sinistra di Hitler e Mussolini: da Badoglio a Elly Schlein passando per Fassino e Kim Jong Un, Zohran Mamdani e Pol Pot, Leonid Brežnev piuttosto che Kamala Harris, tutti vengono indistintamente definiti “comunisti” dal nostro eroe, quegli stessi che, a detta sua, «hanno rovinato l’Italia» pur non avendo il PCI mai governato a livello nazionale come partito di maggioranza e pur essendo essa oggi retta da una coalizione capeggiata da un partito erede del MSI di Giorgio Almirante, cioè del fu Partito Fascista Repubblicano e, quindi, nientepopodimeno che dello stesso Partito Nazionale Fascista. Un’organizzazione, quella degli eredi di Alleanza Nazionale, che a differenza degli omologhi dem non ha mai rinnegato il proprio passato, se non tramite qualche dichiarazione a denti stretti cui è stata costretta dalle circostanze o dall’incalzare vuoi degli avversari più opportunisti, vuoi dei segmenti più insistenti e rumorosi dell’opinione pubblica.

Il Movimento 5 Stelle, per la sua originaria trasversalità, si colloca invece in una “zona grigia”, fascista per il sinistrato, comunista per il destroterminale.

Comicità a parte, gli scorni tra “governi comunisti del PD” e “governi fascisti di Salvini e della Meloni”, rimembranti da un lato la retorica del Biennio Rosso e, dall’altro, le cospirazioni del “complotto giudaico-bolscevico”, impediscono di vedere che nella sussunzione di ogni dissenso nelle logiche e nelle dinamiche del potere esiste sostanzialmente un filo conduttore comune a tutte le forze sedicenti di “sinistra” e di “destra”: un Partito Unico Liberale le cui filiazioni, si chiamino esse Forza Italia, Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Lega per Salvini Premier, Rifondazione Comunista o Fratelli d’Italia, hanno tutte in egual misura contribuito al continuo peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro delle masse popolari. Identiche le visioni e le posizioni a proposito dei dogmi del libero mercato e delle “grandi opere”, dell’europeismo, dell’atlantismo e del dirittocivilismo, quest’ultimo promosso attivamente dalla prima, tollerato dalla destra, ma mai combattuto nelle sue degenerazioni woke nonostante l’attuale Presidente del Consiglio abbia assunto più volte, negli anni, pose di «donna, madre, cristiana» combattente contro l’ideologia gender.

Non ci sentiamo, in questo contesto, di escludere che gli episodi di contrapposizione a favor di telecamera tra gli uni e gli altri, ultima in ordine di tempo la tentata espulsione delle Edizioni Passaggio al Bosco dalla fiera Più Libri Più Liberi, avvantaggino ora l’uno ora l’altro contendente a seconda della congiuntura politica prevalente. L’enorme pubblicità derivata dalla spontanea simpatia ingenerata nella casa editrice anche da chi ne ignorava l’esistenza, solo per reazione all’ipocrita censura operata dai Buoni del liberal-progressismo, non può non aver determinato un certo grado di favore tra i suoi stessi impiegati e dirigenti, al netto di un catalogo che include immancabili pubblicazioni contro la sinistra liberal articolantesi tra una linea unica tracciata tra Marx e i collettivi LGBT e i sempreverdi paragoni con l’Unione Sovietica, piuttosto che scritti sulla Corea del Nord firmati da chi non c’è mai stato e che riprendono, in tutto e per tutto, la propaganda mainstream internazionale, con buona pace della medaglietta “Ribelle” che le edizioni si sono auto-affibbiate.

Nel contesto della finta contrapposizione tra finta “destra” e finta “sinistra”, tutto sembra concepito per non far capire, per disorientare chi non ha pratica dell’obiettivo e, soprattutto, chi un obiettivo non lo ha o non ha neanche capito qual è. A noi affilare le armi della dialettica e schiarire le acque torbide col pensiero e la prassi della Politica, sine ira et studio.