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La necessità di recuperare la valenza della lotta culturale, da affiancare e mettere in sinergia con quella politica, resta uno dei punti principali per la nostra organizzazione. La cultura, quella non omologata, svuotata e denaturata per servire la qualunque dominante, conserva al suo interno gli strumenti per analizzare criticamente la società.

Il capitalismo, con il suo falso mito del progresso al costo della giustizia sociale, ha tentato, e tutt’ora ci prova, a rendere la cultura merce di consumo. Spesso però fallisce.

Soprattutto quando la cultura diventa, per l’appunto, un mezzo di lotta: non soltanto per l’autofinanziamento, che anch’esso ovviamente è necessario, ma per la possibilità di utilizzare parole nostre, affiancate a quelle di autori del passato, per spiegare al pubblico cosa ci è stato tolto (e cosa ci dobbiamo riprendere lottando).

Su questa base, sabato 9 maggio si è tenuta a Modena la conferenza sugli autori contro il mondo moderno, che ha visto intervenire Enea Stella, Ivan Branco e Niccolò Alfieri attorno a un percorso letterario e culturale sviluppatosi tra Romanticismo, Decadentismo, avanguardie e crisi della civiltà europea tra Otto e Novecento.

Nel corso dell’incontro abbiamo discusso di autori molto diversi tra loro (Novalis, Hölderlin, Leopardi, Baudelaire, Rimbaud, Trakl, Benn, Pound, Céline, Majakovskij, Jünger e altri ancora) cercando di mostrare come, dietro esperienze poetiche e politiche spesso lontanissime, si ritrovino alcuni nuclei comuni: la critica alla modernità borghese, il rifiuto del materialismo e dell’omologazione, il senso di decadenza della civiltà europea, ma anche la ricerca di una dimensione spirituale, eroica o assoluta capace di opporsi al disfacimento del mondo moderno.

Abbiamo affrontato il Romanticismo tedesco come rivolta contro razionalismo e illuminismo, il Decadentismo come immersione nella crisi e nel nichilismo della modernità, fino alle avanguardie novecentesche e a quella tensione tra distruzione e volontà di ricostruzione che attraversa espressionismo, futurismo, dadaismo e Rivoluzione Conservatrice.

Particolare attenzione è stata dedicata alla figura del poeta come uomo “contro il proprio tempo”: non semplice autore di versi, ma testimone della crisi europea (e mondiale), spesso sospeso tra dissoluzione e ricerca di una nuova forma spirituale, estetica o politica. Da Baudelaire e Rimbaud fino a Mishima e Céline, abbiamo cercato di leggere la letteratura non come evasione dalla storia, ma come uno dei luoghi più profondi in cui la modernità occidentale ha preso coscienza delle proprie contraddizioni.

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