Il 26 e 27 maggio a Bratislava, si sono svolti due importanti incontri promossi dal PANAP, che hanno visto anche la partecipazione dell’Italia, rappresentata dal CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo. Guidata da esperti nei rispettivi settori, le conferenze avevano la priorità di definire importanti questioni per i popoli del continente europeo.
Di Giovanni Amicarella per Come Don Chisciotte
La prima giornata si è focalizzata sulla necessità di una ritrovata autosufficienza energetica della Nuova Europa, delle nazioni del continente, derivata da una sinergia e cooperazione. Permettendo alle stesse di poter aumentare il proprio peso geostrategico, anziché rimanere succubi delle situazioni geopolitiche esterne (su cui, soprattutto con questa rappresentanza, si ha rilevanza poca o nulla). Non sono mancati puntuali delineamenti delle strategie, critiche alle scarse prestazioni del settore eolico e una critica marcata all’incapacità dell’attuale assetto UE di programma e gestire le situazioni.
La seconda giornata si è focalizzata sulla situazione armena. La presidenza Pashinyan rappresenta una pistola puntata contro la stabilità politica della nazione armena e della regione globale di riferimento, vista la vicinanza del suddetto a certi interessi che tutto rappresentano meno che il popolo armeno. All’incontro, gli analisti geopolitici presenti, assieme alle figure istituzionali, hanno potuto delineare delle contromisure in caso di falsificazione delle prossime elezioni in Armenia.
Oltre, insomma, i soliti slogan sensazionalisti e la perenne campagna elettorale (che non è un fenomeno esclusivamente italico), una tappa di un processo di costruzione che cerca di rimettere al centro un continente assurdamente messo all’angolo, sia per nichilismo (passivo) che per incapacità: per quanto la retorica occidentalista voglia spostare l’ottica su Washington, la sua (finta) opposta ne voglia il completo denigramento sotto un’unione burocratizzata di incapaci, e quella che durante l’ora di geografia dormiva e si è dimenticata che Europa è il continente e non l’istituzione (difficile spostare la penisola e attaccarla alla Cina), la dimensione europea deve trovare un suo equilibrio autonomo.
Questioni come quella armena, ma se vogliamo anche di altri popoli a cavallo fra Europa e Asia (per esempio i georgiani, che stanno vivendo un ricatto molto simile a quello armeno), tornano a far parlare di quel concetto di Eurasia che fu tanto cara ad alcuni pensatori di spicco, perfino lo stesso Dugin (prima che passasse agli animaletti fatti con l’IA e gli endorsement al peggio della galassia extraparlamentare internazionale). In tutto questo, protagonista silenziosa ma non troppo, resta la Russia. Un paese culturalmente europeo (sempre che di cultura europea si possa parlare, ma ne scriverò in altra sede), trovato perennemente costretto a guardare a Oriente (a volte da proprie pessime scelte) per fare fronte a baionette e/o sanzioni dall’altro lato. Eppure, il 40% del continente europeo è Russia. Allo stesso modo, difficile tornare a parlare di Eurasia togliendo dalla visuale una delle nazioni più grandi dell’Asia.
Iniziative come queste sono utili proprio per rispondere a queste criticità e darvi una risposta che sia oltre la sempiterna degenerazione di buttare via il bambino con l’acqua sporca. In qualche caso anche con la bacinella.

Bratislava diventa il fulcro della geopolitica europea: la conferenza PANAP propone soluzioni chiave per il futuro energetico del continente
Martedì 26 maggio si è svolta presso l’Hotel Carlton di Bratislava una prestigiosa conferenza professionale organizzata dal Vienna Club – PANAP, guidato dal suo presidente Dr. A. Grigorian, sotto gli auspici dell’eurodeputato slovacco Milan Uhrík.
L’evento ha riunito importanti esperti nazionali e internazionali per analizzare le principali sfide strategiche, geopolitiche e di politica internazionale che interessano l’Europa. Tema centrale dell’incontro è stata la ricerca della sovranità energetica della Nuova Europa, con particolare attenzione alla sicurezza energetica, all’indipendenza delle forniture e alle possibili alternative strategiche per gli Stati europei nel nuovo contesto geopolitico.
Partecipanti
Alla conferenza hanno preso parte autorevoli rappresentanti del mondo politico, diplomatico ed energetico provenienti da diversi Paesi europei, tra cui:
Dr. A. Grigorian – Presidente di PANAP e moderatore principale della conferenza;
Milan Uhrík – Membro del Parlamento Europeo (Slovacchia) e promotore dell’iniziativa;
Steffen Kotré – Deputato del Bundestag tedesco per il partito Alternative für Deutschland (AfD);
Tibor Mikuš – Presidente del Consiglio di Sorveglianza di SPP, il maggiore fornitore di gas della Slovacchia;
Andrej Hanzel – Esperto slovacco di energia elettrica e nucleare, Vicepresidente dello Slovak Nuclear Forum;
Emmanouil Fragkos – Membro del Parlamento Europeo (Grecia);
Hynek Beran – Esperto energetico ceco, scienziato e specialista nella gestione dei sistemi energetici e nelle politiche energetiche;
Milko Kovachev – Ex Ministro dell’Energia della Bulgaria, esperto internazionale di energia nucleare e membro del consiglio IBN;
oltre ad altri importanti specialisti del settore.
Principali conclusioni della conferenza
Nel corso dei lavori, gli esperti hanno individuato alcuni punti fondamentali per lo sviluppo e la stabilità della regione:
Sicurezza energetica
La diversificazione delle fonti energetiche, il sostegno ai sistemi energetici locali e il ruolo dell’energia nucleare sono stati indicati come pilastri essenziali per garantire la stabilità dell’Europa centrale.
Cooperazione strategica
L’interconnessione delle infrastrutture critiche e il coordinamento transfrontaliero nella protezione delle reti di trasmissione sono stati ritenuti indispensabili per ridurre i rischi legati alle interruzioni delle forniture.
Impatto geopolitico
Un approccio comune degli Stati europei nella difesa dei propri interessi energetici rafforzerebbe la capacità negoziale della regione nei confronti degli attori globali e delle istituzioni europee.
Critiche all’energia eolica
Secondo le valutazioni espresse durante la conferenza, il previsto sviluppo su larga scala dell’energia eolica in Slovacchia comporterebbe rischi economici e tecnologici. I relatori hanno evidenziato questioni relative alla dipendenza dai sussidi pubblici, ai possibili effetti sul territorio e sulla rete elettrica, nonché a problematiche ambientali e paesaggistiche.
Dichiarazione finale: “Sovranità Energetica della Nuova Europa”
Al termine dell’evento è stata presentata la dichiarazione finale intitolata “Energy Sovereignty of New Europe”, che contiene una serie di osservazioni critiche nei confronti delle attuali politiche europee.
Critiche alla Commissione Europea
I partecipanti hanno sostenuto che alcune normative della Commissione Europea possano ridurre la sovranità energetica ed economica degli Stati membri, evidenziando inoltre problematiche legate alla trasparenza, alle valutazioni d’impatto e alla tutela degli interessi nazionali.
Misure proposte
La dichiarazione finale chiede:
l’introduzione di meccanismi di controllo giudiziario e parlamentare sulle decisioni della Commissione Europea;
un rafforzamento del ruolo dei parlamenti nazionali nelle politiche energetiche;
il rispetto dei principi dello Stato di diritto e della razionalità economica;
la creazione di un gruppo di lavoro di esperti denominato “Per la Sovranità Energetica!”, incaricato di analizzare rischi, normative e prospettive future del settore.
Dichiarazione dell’organizzatore
“Questa conferenza ha dimostrato che Bratislava è in grado di generare idee forti per il futuro dell’intera Europa. Le discussioni hanno evidenziato come la sovranità energetica non sia più soltanto una questione economica, ma un pilastro fondamentale della nostra sicurezza”, ha dichiarato il Dr. A. Grigorian.

La questione armena: attuale assetto politico, rischi e opportunità future
Il 27 maggio a Bratislava si è svolta la conferenza internazionale intitolata «Bratislava – capitale della pace: il futuro dell’Armenia nell’Unione Europea o nell’Unione Eurasiatica», alla quale hanno partecipato importanti politici provenienti da Germania, Italia, Russia, Regno Unito, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e altri Paesi europei.
L’organizzatore della conferenza è stato Ashot Grigoryan, presidente del centro geopolitico «Vienna Club – PANAP» e del Forum delle Unioni Armene d’Europa.
Con un discorso di saluto sono intervenuti František Mikloško, primo vicepresidente del Consiglio Nazionale della Slovacchia e membro del Parlamento slovacco; Konstantin Zatulin, deputato della Duma di Stato della Federazione Russa e primo vicepresidente della Commissione della Duma per gli affari della CSI; nonché Mikhail Belousov, vicedirettore dell’Istituto russo di ricerca per lo sviluppo delle comunicazioni.
František Mikloško ha parlato con grande partecipazione emotiva del conflitto in Artsakh e ha ricordato gli otto eroi armeni detenuti nelle carceri di Baku, accusando l’UE, gli Stati Uniti e la Russia di indifferenza verso questa importante questione. È stato inoltre menzionato il ruolo criminale del leader armeno Nikol Pashinyan; è stato sottolineato che egli sarebbe anche complice dei crimini commessi contro queste importanti personalità.
Konstantin Zatulin ha osservato che, ancora prima di diventare primo ministro, Pashinyan parlava apertamente di pace con i turchi, si esprimeva contro la Russia e sosteneva la necessità di congelare le relazioni con Mosca. Secondo lui, oggi Pashinyan avrebbe realizzato i suoi piani, portando l’Armenia sull’orlo del collasso totale e conducendo il Paese verso una catastrofe diretta.
Tutti gli intervenuti, compresi il celebre avvocato internazionale Robert Amsterdam (Regno Unito), monsignor Jean-Marie Gervais (Italia), l’ex primo ministro slovacco Ján Čarnogurský, il consigliere di Donald Trump Guido Lombardi, il direttore del municipio di Lisbona Rui Valdemar e altri rappresentanti, hanno parlato dell’enorme ruolo che gli armeni svolgono in Europa e oltre i suoi confini, esprimendo al tempo stesso stupore per il comportamento delle attuali autorità armene.
È stato sottolineato che tutta l’Europa seguirà attentamente le elezioni del 7 giugno e che, qualora i risultati venissero falsificati, alle forze di opposizione sarà fornito sostegno e aiuto per il ripristino della giustizia.
È stata inoltre approvata all’unanimità la decisione di elaborare misure per contrastare eventuali falsificazioni elettorali da parte del primo ministro Pashinyan, nonché per opporsi al suo comportamento ritenuto squilibrato e poco professionale.
È stato concordato che, se necessario, verrà presentato un ricorso presso organizzazioni internazionali per chiedere l’introduzione di sanzioni contro Nikol Pashinyan, che una parte del popolo definisce un traditore.
La crisi energetica europea potrebbe mettere fine alle sue ambizioni di autonomia strategica, l’intervento di Stefano Vernole (CeSEM)

Nella sua relazione, Vernole ha sottolineato che contrariamente a quanto postulato da Bruxelles, la cooperazione energetica con la Russia non ha mai minacciato l’autonomia strategica europea e per questa ragione gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per distruggerla, favorendo tra l’altro il sabotaggio dei due gasdotti Nord Stream. Le cattive scelte geopolitiche hanno comportato alti costi dell’energia: sostituendo il gas russo con quello statunitense pagato in dollari, i prezzi dell’elettricità e degli idrocarburi sono aumentati dal 2021 ad oggi del 45,6%, con impatti anche sullo status internazionale dell’Euro. A causa delle sanzioni alla Russia, tra il 2021 e il 2025 abbiamo assistito al declino delle due principali economie manifatturiere d’Europa: -5,7% per l’Italia, -6,3% per la Germania; così le previsioni per la crescita della UE nel 2026 non superano l’1%.
Al conflitto in Ucraina, si è aggiunta l’aggressione della “Coalizione Epstein” all’Iran, con ulteriori problemi energetici e crescita dei prezzi per i consumatori europei, a cui nemmeno l’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC può porre rimedio nel breve termine. Prima dell’inizio della guerra nel Golfo, Bruxelles aveva previsto che le nuove forniture di GNL in arrivo entro la fine dell’anno e nel 2027 avrebbero permesso al blocco europeo di svincolarsi definitivamente dagli idrocarburi russi. Ma i danni al complesso di Ras Laffan in Qatar, il più grande impianto di GNL al mondo, mettono ora seriamente a repentaglio questa strategia, e alcuni politici europei chiedono quindi un ritorno all’acquisto del gas russo. Il Governo italiano ha formalmente richiesto alla Commissione europea una deroga al Patto di stabilità per separare i costi energetici dagli obiettivi di bilancio e dal deficit ma la risposta di Bruxelles è stata negativa.
Secondo Vernole, le conseguenze saranno almeno tre: la dipendenza europea dal gas statunitense aumenterà; le richieste di acquisto di idrocarburi russi continueranno; la crisi industriale europea precipiterà perché le aziende del Vecchio Continente devono fronteggiare costi energetici che sono doppi rispetto ai concorrenti statunitensi e del 40-50% superiori rispetto a cinesi e indiani. In conclusione, solo il ritorno alla diplomazia eurasiatica e il conseguimento di una vera autonomia strategica rispetto all’attuale dipendenza energetica, tecnologica e militare dagli Stati Uniti consentiranno all’Europa di sopravvivere; in caso contrario, quando i costi supereranno decisamente i benefici, gli Stati membri usciranno dall’Unione Europea.
I partecipanti alla conferenza hanno poi elaborato un documento da indirizzare alle istituzioni politiche della UE e ai parlamenti nazionali per sottolineare come:
un numero elevato di decisioni adottate dalla Commissione Europea abbia violato i principi di proporzionalità del diritto della UE, ristretto i diritti economici dei cittadini e del mondo del business; contraddetto gli obiettivi di sviluppo sostenibile restringendo l’accesso a prezzi accessibili per ampi segmenti della popolazione.
Sono stati evidenziati problemi sistemici nelle attività della Commissione Europea:
mancanza di trasparenza nel processo decisionale riguardante la sicurezza energetica;
insufficiente valutazione delle conseguenze socio-economiche nelle misure di regolazione energetica;
mancanza di considerazione per gli interessi dei cittadini degli Stati membri europei nella definizione di una politica energetica comune europea.
Per assicurare una sovranità energetica a lungo termine, i partecipanti alla conferenza hanno insistito sull’implementazione delle seguenti misure:
revisione parlamentare e giudiziaria delle decisioni della Commissione Europea in ambito di regolazione dell’energia;
rafforzamento del ruolo dei parlamenti nazionali nel modellamento e nell’implementazione delle politiche energetiche dell’Unione Europea;
stretta osservanza dei principi guida della legge e della razionalità economica nel processo decisionale riguardo l’ambito della regolazione energetica;
stabilimento di un gruppo di lavoro di esperti “Per la Sovranità Energetica” in ordine a:
valutare il rischio associato con la corrente politica di regolazione energetica;
preparare raccomandazioni per risoluzioni, bozze di legge e iniziative parlamentari;
sviluppare proposte per migliorare la regolazione energetica e assicurare la sicurezza energetica degli Stati membri della UE.
In definitiva, come osservato da alcuni relatori, si può sinteticamente sostenere che:
il problema energetico è in realtà geopolitico;
tale crisi è generata dai Paesi anglosassoni per i loro interessi nazionali;
gli Europei devono tagliare i ponti con Washington e Londra per privilegiare la cooperazione con Russia e Cina.