È evidente come negli ultimi anni nei dibattiti pubblici sia tornato in auge il rapporto tra l’Europa occidentale ed il mondo arabo e orientale. E, seppur nei dibattiti italiani questo tema sia assente o limitato agli aspetti migratori e della sicurezza, nei media internazionali si è iniziato a discutere sul ruolo che le potenze regionali come la Turchia, l’Iran ed Israele detengono in questi territori.
In questo breve articolo cercherò di spiegare con esempi e descrizioni storiche la sfida per acquisire influenza nei paesi musulmani e le azioni compiute dalla politica italiana nell’interagire con alcune aree di questo mondo. Inoltre, verrà analizzata la conoscenza del mondo Mediterraneo portata avanti dalla politica e dall’opinione pubblica italiana. Nello specifico saranno analizzati alcuni aspetti politici e sociali che riguardano dei paesi arabi del Mediterraneo, perché si tratta spunti utili per capire come impostare le proprie strategie politiche.
Di Luigi Rea
Il Nord Africa: l’altra sponda del Mediterraneo
“Il Mediterraneo è mille cose insieme. Non è un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi.”
Fernand Braudel utilizza questa frase per descrivere il Mediterraneo nella sua opera Il Mediterraneo e il mondo mediterraneo nell’epoca di Filippo II (1949). Tra le varie aree geografiche che bagnano questo mare, il Nord Africa rispecchia in pieno il significato di questa frase, la quale coglie un aspetto ignorato dalla politica estera italiana, ossia che il Nord Africa non è un mondo lontano da noi, ma il nostro vicino più prossimo.
I paesi del Maghreb, la Libia e l’Egitto; difatti, costituiscono il primo punto di contatto tra l’Europa e il mondo musulmano. Oltre alla popolazione araba, stabilitasi a seguito delle conquiste arabe, sono presenti altre etnie e gruppi etno-religiosi quali: i berberi, i copti, i tuareg, i nubiani e anche alcune minoranze ebraiche. Nella storia si sono succedute diverse dominazioni come quella ellenica e quella romana nell’antichità, quella ottomana nell’età moderna e il colonialismo europeo tra l’Ottocento ed il Novecento. Mentre tra gli anni ‘50 e ‘60 del Novecento questi paesi divennero indipendenti.
I paesi di questa regione possiedono criticità dal punto di vista economico e politico, unica eccezione è il Marocco il quale, grazie alla presenza della monarchia alawide è il paese politicamente più stabile nella regione e negli ultimi anni ha sperimentato un miglioramento economico e acquisendo un maggiore peso politico.
Nei dibattiti italiani, i rapporti con questi paesi sono divenuti importanti per motivi legati all’immigrazione irregolare, al gas e al petrolio per , mai si è parlato di ampliare i rapporti con questi paesi così da affermare la presenza italiana nel mar Mediterraneo e avere un impatto maggiore in quello che, per motivi geografici è il terreno d’azione italiano per eccellenza.
Storicamente, l’Italia repubblicana ha sempre avuto buoni rapporti con i paesi del Nord Africa. Questi furono possibili grazie all’operato di Enrico Mattei e dell’ENI e alla politica estera della Democrazia
Cristiana. Ci ha permesso al’Italia di essere un partner importante nella regione ma, nonostante ci , l’Italia non ide mai una strategia per acquisire peso politico ed economico nell’area mediterranea. Questa scelta permise, nei fatti, a potenze esterne di riempire la mancanza lasciata dall’Italia nel Mediterraneo la quale, a mio parere, rende limitata l’autonomia d’azione del paese, poiché in questo modo i paesi preferirebbero altri partner a discapito dell’Italia.
In conclusione, ritengo che l’Italia debba considerare questi paesi come importanti partner politici e commerciali e iniziare una politica che veda nel Mediterraneo un mezzo per espandersi verso altri scenari geopolitici e non limitarsi ai paesi occidentali. Il primo paese su cui l’Italia dovrebbe focalizzarsi con estrema importanza è la Libia.
La Libia: la “quarta sponda” d’Italia
È il 1911, il regno d’Italia era allora governato da Vittorio Emanuele III con Giovanni Giolitti a capo del governo. A causa dell’influenza dei nazionalisti, l’Italia dichiar guerra all’Impero Ottomano per il controllo della Tripolitania e della Cirenaica. Il conflitto si concluse l’anno successivo, ma la pacificazione del territorio dur fino agli anni 30. Il controllo italiano dur fino al 1943 e, a seguito dell’amministrazione voluta dalle Nazioni Unite, nel 1951 nacque quella che oggi è la Libia indipendente.
Solo con questa introduzione si pu capire quanto i due paesi siano collegati tra loro. Questo legame proseguì anche quando la Libia divenne indipendente, ma divenne un argomento importante con la presa del potere da parte del colonnello Mu’ammar Gheddafi, il quale govern il paese fino alla sua caduta nel 2011. Da allora, la Libia entr in una fase di guerra civile che dur fino al 2020 oggi invece il conflitto si è congelato, ma sono presenti due entità politiche indipendenti.
A seguito della guerra civile il ruolo italiano cambi ; difatti, ora l’Italia non è più il partner principale del paese, ma è solo un alleato di uno degli schieramenti della guerra civile e altri attori esterni quali la Turchia, la Francia e persino gli Emirati Arabi Uniti competono per ottenere una sfera d’influenza nel paese.
Tra i paesi del Nord Africa, la Libia è il paese più importante per l’Italia, perché avere una presenza stabile e consolidata sulle coste libiche pu portare all’Italia diversi vantaggi, tra i principali sono presenti: la sicurezza dei confini marittimi italiani; il posizionamento strategico nella regione; un maggiore controllo sull’immigrazione e, tramite una cooperazione con la Libia, un regolare trasferimento di gas ed energia verso l’Italia.
Ad oggi, la presenza italiana in Libia è limitata. L’Italia sostiene il governo della Tripolitania e ha una base sul territorio, ma non ha partecipato attivamente al conflitto; difatti, le azioni italiane si limitarono all’addestramento delle forze armate libiche, alla cooperazione per l’immigrazione clandestina e alle iniziative diplomatiche.
Questa tipologia di approccio è utilizzata sia dall’Italia che dai paesi circostanti e pu risultare efficace, ma nello scenario libico garantito pochi vantaggi sono concreti, perché manca un’altra componente per raggiungere i risultati, ossia il supporto militare. La dimostrazione che questo approccio è risultato inefficace lo si pu vedere nelle azioni di quello che è uno dei rivali italiani nel Mediterraneo, la Turchia.
Come viene riportato su La Repubblica (dicembre 2019) il presidente libico Fayez Serraj chiese a diversi Stati, tra cui l’Italia, aiuti per fermare le truppe di Haftar che sembravano prossime a prendere Tripoli. Il supporto venne solo dalla Turchia, la quale affianc le iniziative politiche e diplomatiche ad un forte supporto militare che port alla vittoria della difesa di Tripoli. Ci consentì alla Turchia di entrare ufficialmente in Libia e di controllare, de facto, il Mediterraneo centrale.
L’assenza di supporto militare fu motivata dal ministero degli esteri come la volontà di adeguarsi alla linea tenuta dall’Onu, la quale ha privilegiato l’uso della diplomazia e l’assenza di ogni forma di
supporto militare. Ci verrà poi ribadito nell’incontro tra Serraj e
Conte. (Rai – LIBIA. CONTE INCONTRA AL SERRAJ: SOLUZIONE
PUÒ ESSERE SOLTANTO POLITICA, NON MILITARE, Rainews – 27 giugno 2020)
Un altro errore che la politica italiana commette è la percezione che viene data della Libia. Questa percezione è facilmente individuabile nei dibattiti italiani, non è raro osservare che per molti la Libia sia collegata unicamente alla questione migratoria e che il paese venga considerato un mondo da cui dobbiamo tenerci lontano.
Ma è questa lontananza che condanna l’Italia, perché senza agire in alcun modo, il paese resterà succube di altri.
Il Levante: la perla d’Oriente
Questa regione è una delle più singolari del Medio Oriente. Qui influenze di vario genere, dalle civiltà pre islamiche a quelle europee ed arabe si uniscono caratterizzando queste culture. Qui Cristianesimo, Islam, Ebraismo e altre fedi come quella drusa convivono e interagiscono l’una con l’altra. Questo insieme di culture e fedi diverse caratterizzano il complesso mondo del Mediterraneo orientale.
I paesi che compongono il Levante sono: Cipro, Israele, Libano, Palestina, Giordania e Siria. In questi paesi, oltre agli arabi, vivono altre etnie come i circassi e i curdi, ma anche altri gruppi religiosi come i samaritani in Israele, gli alawiti in Siria e i turchi a Cipro del Nord.
Questi si trovano in un contesto più instabile dovuto ai conflitti e ai tentativi delle potenze nell’area di ottenere l’egemonia regionale. Le potenze in questione sono l’Iran, la Turchia e Israele. Ma, prima di parlare della regione è meglio fare una premessa sulla diplomazia italiana. Storicamente l’Italia ha avuto contatti con molti paesi anche molto diversi tra loro come l’Iran e gli Stati Uniti. Un altro degli esempi più significativi fu la stretta di mano tra Yasser Arafat e Giulio Andreotti.
Nel Medio Oriente è un ottimo partner per la cooperazione economica, diplomatica e militare, ma politicamente adotta un approccio che limita il paese al solo ruolo di mediatore. In questa pubblicazione, Maria Luisa Fantappiè (Limits and strengths of Italy’s balancing act in the Middle East: 2016) osserva le azioni del governo italiano, le quali si sono concentrate sull’adottare un approccio che non sposasse completamente né la linea politica europea, né quella americana, rendendo così l’Italia un ottimo mediatore internazionale tra le varie potenze.
Grazie a questo tipo di approccio, Roma potrebbe presto diventare una partner influente nel Golfo e ha potuto rafforzare la sua posizione nei rapporti con gli Stati Uniti. Quindi, Roma si trova nel mezzo delle potenze, non ha abbastanza risorse o volontà di fare il passo successivo, ma pu mantenere i contatti tra più fazioni.
Spostando l’attenzione su questa regione, si nota che questa è mediamente più instabile rispetto al Nord Africa ma anche più distante dall’Italia. Quindi, l’approccio da adottare dovrebbe essere improntato sulla diplomazia e il soft power, ovviamente partendo dai rapporti già esistenti tra i paesi del Levante e l’Italia. Ma dovrebbero essere affiancati dei programmi economici e politici capaci di accrescere l’influenza politica ed economica. Per poter far capire meglio che intendo, mi focalizzer sul paese con cui l’Italia ha un legame più forte rispetto agli altri, il Libano.
Il Libano si distingue molto dai suoi vicini per diversi motivi, ma ci che risalta tra tutti è la sua grande diversità religiosa, la quale oltre a caratterizzare il paese, ha causato instabilità sociale e politica. Questo paese è stato riconosciuto indipendente dalla Francia nel 1943, ma ci si ufficializz nel 1946. Subito il paese si rivel instabile, tanto che nel 1958 si scaten una crisi che degener in un conflitto armato tra l’opposizione libanese di orientamento nasserista e il governo libanese. Nel corso degli anni ‘70 le tensioni tra le diverse confessioni crebbero e scoppi una nuova guerra civile (1975-1990) da cui tutt’oggi il paese non si è ripreso.
Come l’Italia, il Libano ha una forte emigrazione giovanile verso l’estero, forti identità locali ed entrambi sono paesi di mare, presenza di reperti storici importanti e un legame storico con il cristianesimo e la Francia, su cui mi soffermer a breve.
L’Italia ha, sulla carta, un ruolo importante nel piccolo paese del Levante, perché ad oggi il comando della missione UNIFIL nel sud del Libano è affidato ad un comandante italiano, il quarto in 14 anni, e uno dei contingenti principali della missione è quello italiano. Inoltre, i soldati di stanza in Libano hanno il pregio di essere ben visti dalle comunità religiose del paese, in particolare quella sciita e quella maronita. La capacità d’azione italiana nel paese resta marginale dato che, come sempre, la politica estera italiana non aspira a trovare una posizione autonoma rispetto a NATO ed Unione Europea e non cerca una posizione privilegiata rispetto ai suoi alleati.
Se si volesse cercare una strategia adatta per questo scenario, sono individuabili due approcci che potrebbero essere utilizzati per cercare di acquisire un’area d’influenza: il primo è quello più “ortodosso”, ossia trovare delle élite locali e finanziarle per garantire i nostri interessi nel paese. Questo potrebbe dare risultati, ma è sconsigliabile, perché l’Italia verrebbe classificata come un paese che tenta di spadroneggiare nella regione e si sporcherebbe la reputazione. Il secondo invece consisterebbe in una combinazione di: soft Power; interventi economici; iniziative politiche autonome e ricerca di alleati locali. L’impiego del soft Power, oltre alla cultura e alla storia italiana, si collegherebbe alle difficoltà economiche e all’emigrazione giovanile verso l’estero.
Nel dettaglio, questa strategia consisterebbe nel mostrare l’Italia, sia gli aspetti positivi che negativi e cercare le similitudini tra i due paesi, così che si possa favorire un clima di fiducia e reciproco rispetto. Questi interventi non si dovrebbero limitare al solo lato più accademico, ossia la cultura italiana, ma dovrebbe sfruttare più elementi possibili, tra questi: la presenza UNIFIL; la mancanza di un passato coloniale italiano in Libano o creare storie per far sì che i due paesi si scoprano, ma in un contesto diverso. Ad esempio, se si volesse fare un film, un’idea sarebbe fare una storia d’amore e durante questa storia verrebbero narrate curiosità sui rispettivi paesi, come tradizioni popolari sconosciute ai più. Ma, per fare ci si dovrebbe fare in modo che anche altri settori (turismo, studio,ecc) cooperino più attivamente e, allo stesso tempo, la politica italiana dovrebbe adottare un programma economico e politico che consenta di acquisire una maggiore influenza politica ed economica nel paesi per poi espandersi nella regione.
Fatte queste premesse bisogna per osservare due fattori il primo è la volontà politica che oggi personalmente non si vede, l’altra è la preparazione e la conoscenza in Italia del mondo arabo e mediorientale.
Preparazione italiana sul mondo arabo: la mia posizione
Quando si parla del mondo arabo nei dibattiti politici italiani si parla solo e unicamente degli aspetti legati alla criminalità e alla sicurezza. Mai viene considerato il tema dei rapporti con questi paesi ed eventualmente in che modo si potrebbe acquisire influenza ed interagire con questo mondo.
Questo è un mio personale pensiero e credo, non ironicamente, che non ci sia una giusta conoscenza di quella che è l’enorme complessità del mondo arabo, tanto che lo si concepisce come un enorme monolite.
Per provare a spiegare meglio questo mio pensiero mi ricollegher ad alcuni punti dei paragrafi precedenti. Qui voglio analizzare alcuni aspetti delle società arabe senza limitarmi alle fatte della politica e alle semplificazioni di Internet. Questi sono: il velo in Algeria ed i rapporti tra la Francia e le comunità libanesi maronite.
La società algerina recente e il velo
Il primo aspetto che voglio analizzare è quello che viene più menzionato nei dibattiti in Italia, ossia il velo. Non è raro sentire frasi come “tu metti il velo perché sei sottomessa” oppure “tuo marito ti obbliga” e sarebbe inutile negare che esistano queste situazioni, ma non si pu solo associare il velo a questo tipo di situazioni, perché nella realtà il velo pu assumere un significato che va oltre l’importanza religiosa, ma diventa anche un simbolo dell’identità nazionale dei paesi.
Un esempio di questo valore del velo lo si pu trovare in molte società, ma è meglio concentrarsi su una in particolare, quella algerina. Franz Fanon nella sua opera A Dying Colonialism (1965: 35) dice che il velo è parte del tradizionale vestiario femminile del Maghreb arabo. Analizzando la società algerina, si osserva come il velo sia diventato un simbolo che indica il passaggio all’età adulta, ossia quando la giovane diventa una donna. Questo aspetto fu capito dai francesi, tanto che l‘occidentalizzazione della società algerina si concentr sulle donne, credendo che se loro fossero state conquistate dalla vita francese gli uomini avrebbero accettato più facilmente il tutto (Fanon 1965: 37).
Durante la colonizzazione del paese furono organizzate numerose manifestazioni dove, formalmente, si manifestava solidarietà verso le donne locali e il velo spesso veniva utilizzato come bersaglio. Analizzando poi i pensieri delle autorità coloniali, emerse l’idea che le donne erano coloro che dovevano essere più coinvolte, perché erano loro ad avere il compito di cambiare la loro società (Fanon 1965: 38-39).
Un ulteriore aspetto dell’immagine della donna algerina nel propaganda coloniale francese fu anche quello sessualizzato, perché durante la lunga colonizzazione molti fotografi francesi realizzarono ritratti fotografici di donne locali senza il velo e, in molti casi, seminude proprio perché la donna era vista come un qualcosa da svelare all’europeo.
Tutti i progetti ideati dall’amministrazione francese non diedero i risultati sperati, non solo la società e l’identità nazionale algerina resistettero ma si fortificarono di più. Questo sentimento si pales con la guerra d’indipendenza algerina (1954 – 1962). Questo conflitto vide una grande partecipazione femminile, molte delle quali dimostrarono spirito di sacrificio e fu importante anche simbolicamente, perché le donne qui si dimostrano componenti attive e capaci di iniziativa (Fanon 1959: 48).
Negli anni successivi, l’Algeria riconsolid la sua identità nazionale e religiosa e il velo riassunse e rafforz il valore che ha da sempre avuto, ossia quello di simbolo religioso e nazionale.
Questa prima parte dimostra che è sbagliato dipingere interi paesi come arretrati o collegarli ad aspetti negativi come la criminalità o altro, ma questi vanno conosciuti per capire come interagire in maniera più efficace e sfruttare queste conoscenze per apparire con un’immagine diversa rispetto agli altri paesi.
Se si vuole collegare la geopolitica e lo studio delle culture locali, non ci si deve limitare alla conoscenza degli aspetti sociali e culturali, ma anche in quelli politici. Di questi ultimi troviamo un esempio nel Libano.
La fragilità libanese: società e politica
Siccome la diplomazia, oltre che essere uno strumento capace di creare vicinanza per i paesi, è soprattutto uno strumento che pu sia creare dei legami di forza che influenzare le dinamiche di un altro Stato è necessario che si conoscano sia la società che il tipo di politica all’interno di un determinato paese. Dato che ogni singolo paese ha sia punti di forza che di debolezza su cui gli altri paesi possono usare per ottenere un vantaggio. Un esempio che potrebbe essere collegato all’Italia è la dipendenza dall’immigrazione straniera o la crisi migratoria di Ceuta per la Spagna. Ma visto che l’argomento principale è il mondo arabo mediterraneo, mi soffermer una seconda volta su un paese citato poc’anzi, il Libano.
Come accennato precedentemente, la caratteristica principale del Libano è la sua grande diversità religiosa. Questa fu ci che, tutt’ora, influenza la società e la politica libanese. Essa ha il suo fondamento nel “patto nazionale”, ossia un accordo non scritto tra le varie confessioni del paese che stabilisce i ruoli politici che spettano alla singola confessione. La spartizione dei ruoli fu influenzata dal peso numerico delle singole componenti e, ancora tutt’oggi è la seguente: il presidente deve essere un cristiano maronita, il primo ministro un musulmano sunnita, il presidente dell’assemblea nazionale un musulmano sciita, il vice presidente del parlamento un ortodosso e il capo di stato maggiore dell’esercito un druso. Questo patto, affiancato alla costituzione libanese, ha di fatto ufficializzato il confessionalismo nel paese.
L’ufficializzazione del confessionalismo nella politica nazionale è, probabilmente, ci che ha portato più di tutte l’instabilità del Libano. Sostengo questo perché, a mio avviso, uno stato confessionale funziona efficacemente non solo quando si trova un equilibrio tra le varie comunità, ma bensì quando è presente una comunità numericamente dominante e le altre non sono abbastanza grandi da poter causare instabilità.
Ora, leggendo la storia del Libano, si nota un passato e una cultura legata al cristianesimo, ma con anche delle comunità musulmane presenti da secoli nel territorio, specialmente quella sciita del sud è quella sunnita nel nord del paese. Questa maggioranza cristiana fu tale anche nel 900; difatti non è un caso che la più alta carica statale venne affidata ai maroniti, proprio perché questi, stando all’ultimo censimento della popolazione (1932), erano il gruppo più numeroso del paese.
Dal punto di vista politico, si pu sostenere che il confessionalismo limiti le capacità dello stato in cui si applica, perché la politica resterebbe limitata, perché c’è una maggiore possibilità che questa risponda ad interessi diversi da quelli della popolazione.
Osservando il sistema politico libanese, ci si pu rendere conto che le alleanze internazionali sono limitate e che alcuni paesi sfruttano la religione o l’affinità storica e culturale per ottenere influenza nel paese. I paesi principali sono: l’Arabia Saudita e, nel passato, la Siria per le comunità sunnite; l’Iran per quelle sciite e la Francia per i cristiani maroniti.
Una domanda che potrebbe sorgere ad un lettore pu essere: “come dovrebbero centrare questi due aspetti con la geopolitica e con una possibile strategia italiana per il Libano?” La risposta è semplice, questi due aspetti permettono di dividere la società in più parti e di analizzare i rapporti politici tra le varie comunità e i paesi esterni. Si pu pensare che territori come il Libano e la Libia possono diventare un terreno per negoziare e trattare indirettamente con altre potenze.
Riguardo all’Italia e al suo ruolo nella missione UNIFIL ci si pu interrogare sul perché non c’è mai stato uno scontro con Hezbollah. Ci pu essere dovuto dalla percezione positiva che la popolazione civile ha verso i soldati italiani, ma un aspetto da non trascurare è il rapporto tra l’Italia e l’Iran, iniziato grazie all’operato di Enrico Mattei. Le relazioni tra i due paesi furono storicamente positive, come dimostrato dagli interventi di difesa delle ambasciate iraniane quando Trump critic il governo italiano. Questo dimostra che se si opera nel modo giusto si pu influenzare le relazioni non solo con un paese, ma anche con un paese terzo.
Per , per conseguire maggiori risultati bisognerebbe osservare la comunità che storicamente ha avuto più potere nel paese, nonché il principale alleato francese nel Levante, i cristiani maroniti.
Il legame tra i maroniti e la Francia è molto radicato e ha radici profonde, per questo motivo prover a riassumerlo usufruendo della seguente opera: A Mandate to Protect: Imperial Encounters and Affective Ideologies between France and Lebanon, 1860–1931 di John Boostra (2018).
Nella politica coloniale francese il Libano ebbe una posizione di grande importanza, poiché visto come un confine per le molte interazioni religiose e perché era un territorio a maggioranza cristiana. Il primo intervento militare francese nel paese fu a seguito di un conflitto tra i drusi ed i cristiani. A seguito di questo intervento, il Libano divenne un territorio autonomo governato da un cristiano all’interno dell’Impero Ottomano. (Boostra 2018: 32-33)
Questo episodio fu significativo nel rapporto tra i maroniti libanesi e la Francia. Gli intellettuali di entrambi i paesi scrissero di questo avvenimento, tanto che così furono create le fondamenta di un’alleanza franco-libanese. Leggendo i resoconti dei viaggiatori che soggiornarono in quei territori, il Libano viene presentato come una terra con una popolazione virtuosa ma circondata da “popolazioni barbare” identificate con i musulmani del Levante. (Boostra 2018: 38)
Boostra (2018: 46-47) per far comprendere al lettore il rapporto tra i due paesi accenna al soprannome dato al Libano: “la sorella sfortunata della Francia”. Questo perché la Francia si present come il paese che continuava a portare avanti l’ombra delle crociate e protettrice del piccolo paese del Levante. Si venne così a creare l’immagine del Libano come una vittima da proteggere dal padrone turco.
Negli anni successivi con il Libano diventato un provincia semi autonoma dell’impero ottomano, si fortific ulteriormente il legame tra i maroniti e la Francia. Osservando questi avvenimenti, possiamo notare che il rapporto e l’influenza francese il Libano hanno un’origine che va oltre la semplice convenienza politica ma nella psiche maronita è percepito come una questione di vita e di morte, siccome erano minoranza un impero musulmano e l’intervento francese ha garantito loro una maggiore autonomia politica e più benessere. Questo si ripercosse anche durante la creazione del mandato francese in Libano; difatti, molti maroniti accolsero con favore i francesi, contrariamente alle comunità non cristiane.
La Francia inoltre mantenne questo suo luogo di protettore del Libano. Questo lo si vede negli anni successivi all’indipendenza del paese quando la Siria promosse la “grande Siria” è il Libano fu considerato come parte integrante del paese. In questo contesto, la Francia seppur non controllasse direttamente il paese finanzi le Elite maronite per far sì che il paese mantenesse l’indipendenza. Ancora oggi difatti la Francia è il paese che viene sollecitato e che interviene per primo quando il Libano sta affrontando una crisi.
Dopo queste analisi sul Libano, una cosa è certa, ossia che le comunità maronite sono strettamente legate alla Francia, quindi sarà difficile per l’Italia cercare di sostituirsi ad essa soprattutto in virtù della forza del loro legame idem per quanto riguarda l’Iran per le comunità sciite. Queste sono nei fatti le due comunità che sono più esplicitamente legate ad un paese terzo.
Una strategia che si potrebbe fare è rivolgersi alle altre due confessioni principali, ossia i drusi e i sunniti dato che i primi non hanno alcuna rappresentanza ufficiale i secondi invece sono divisi tra la Siria, il loro alleato storico e l’Arabia Saudita, la quale ha acquisito una influenza maggiore negli ultimi anni tra queste comunità.
Sarebbe limitante questo approccio, perché difficilmente una comunità musulmana si schiererebbe apertamente con un paese cristiano invece, per i secondi forse ci sarebbe una maggiore possibilità, ma essendo una comunità molto più chiusa, acquisire fiducia sarebbe difficile. Ricollegandomi alle strategie precedenti ideate per il Libano, si dovrebbe cercare di attirare a sé dei membri di varie confessioni, in modo tale che possano creare un fronte schierato con l’Italia senza sminuire o avvantaggiare una singola confessione rispetto alle altre cosicché, nessuna di queste possa vedere in altre un possibile nemico e che non vengano toccati gli interessi dei paesi nell’area.
Conclusione
Leggendo questi paragrafi si può capire come mai questa regione sia di estrema importanza sia politicamente che economicamente per l’Italia. Adottare una politica estera più attiva nel mondo mediterraneo potrebbe consentire al paese di ottenere una maggiore autorità e trascurata, inevitabilmente non verremmo mai considerati come un partner di primo rispetto, ma bensì come l’ennesimo paese che si trova in questa parte di mondo.
È importante che l’Italia smetta di vedere il mare in un’ottica negativa. Inoltre, la politica estera italiana dovrebbe iniziare a cooperare attivamente con i paesi arabi. Non sono per gli aspetti legati all’immigrazione e alle risorse, ma deve essere più attiva in chiave politica ed economica, dovrebbe iniziare ad adottare una strategia di lungo periodo che consenta al paese di diventare ufficialmente il tramite di fiducia del mondo arabo per l’Europa.