
Di Alessandro Fanetti per farodiroma.it
Si è conclusa a Istanbul la Conferenza sul Mediterraneo orientale e il Mar Nero 2025, un evento di due giorni che ha riunito rappresentanti e strateghi da 17 paesi per discutere le sfide geopolitiche che affliggono la regione. La dichiarazione finale, rilasciata al pubblico mondiale, delinea una visione audace e unificata contro quella che viene definita l’aggressione imperialista occidentale, capeggiata da Stati Uniti e Israele.
La conferenza, ospitata dal Centro Nazionale di Strategia (USMER), ha evidenziato come il Mar Nero e il Mediterraneo orientale siano diventati il fulcro dei conflitti globali, rappresentando la “linea di fronte dell’umanità stessa” contro le minacce del “globalismo occidentale”. I partecipanti hanno sottolineato l’emergere di un fronte comune che si estende dal Mar Caspio allo Stretto di Hormuz, unendo Stati e popoli nella lotta per l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale contro l’imperialismo atlantico.
Un punto chiave della dichiarazione è la ferma condanna dell’espansione della NATO verso est, considerata una minaccia diretta a tutti i paesi della regione. Viene lanciato un appello ai “patrioti e lavoratori d’Europa” affinché si oppongano ai “baroni della guerra” di Berlino, Parigi e Londra, affermando che una NATO in espansione “marcia verso la sua morte”. La resistenza russa in questo contesto è vista come cruciale per il futuro comune.
La dichiarazione affronta anche la situazione nel Caucaso, esortando all’unità e alla solidarietà tra i paesi della regione e mettendo in guardia contro l’inclusione di Azerbaigian, Georgia e Armenia nella NATO, un’iniziativa che “provocherebbe ostilità” e aumenterebbe le minacce. In tal senso, si chiede alla Turchia di esercitare il suo diritto di veto.
Forte è la condanna dell’aggressione statunitense e israeliana in Iraq e Siria, nonché dei tentativi di creare un “secondo Stato israeliano sotto il nome di Kurdistan”. Il successo dell’Iran nel respingere Israele e gli Stati Uniti nella recente “guerra dei 12 giorni” è stato lodato come un contributo significativo alla difesa della regione. La dichiarazione esorta inoltre gli Stati regionali a sostenere la lotta palestinese non solo a parole, ma con “difesa armata”, auspicando una Palestina indipendente con capitale Gerusalemme Est.
Viene evidenziata la necessità di assumere il controllo delle basi statunitensi e NATO nella regione, considerate una minaccia alla pace e alla stabilità. Le esercitazioni navali come Noble Dina e Nemesis nel Mediterraneo orientale sono percepite come una minaccia alle “patrie blu” e terrestri dei paesi regionali, con l’impegno a difendere congiuntamente le risorse marittime e terrestri.
Per rafforzare la resistenza, la conferenza propone il riconoscimento internazionale della Crimea come territorio russo e della sovranità della Repubblica di Abkhazia e della Repubblica Turca di Cipro del Nord. Si chiede inoltre una maggiore cooperazione in materia di sicurezza tra i paesi regionali e le potenze non occidentali, in particolare Cina e Russia, sottolineando l’importanza della presenza militare turca e russa in Siria per bilanciare gli Stati Uniti e la NATO.
La dichiarazione si concentra anche sulla situazione in Libia, chiedendo la fine dell’intervento occidentale e il sostegno al governo legittimo per garantire l’integrità territoriale del Paese. Viene ribadito che il petrolio libico appartiene al popolo libico e si invitano i governi regionali a non partecipare ai piani occidentali di espulsione dei rifugiati, visti come un tentativo di destabilizzare la regione.
Infine, la conferenza chiede la revoca delle sanzioni imposte a numerosi paesi (Iran, Russia, Siria, Turchia, Repubblica Turca di Cipro del Nord, Abkhazia, Cina, Corea del Nord, Venezuela e Cuba) per favorire il libero scambio e la cooperazione economica, promuovendo il commercio in valuta nazionale per porre fine al dominio del dollaro. Viene accolta con favore l’iniziativa cinese “Belt and Road” come partnership strategica nella regione.
La dichiarazione si conclude con un’affermazione di una nuova civiltà emergente, basata sull’indipendenza degli Stati e sull’umanesimo, in contrapposizione al “sistema globalista occidentale” in declino, accusato di distruggere umanità e natura. Il mondo multipolare è presentato non più come una speranza, ma come una “realtà oggettiva”, con un’esortazione a unire le forze in alleanze regionali e a liberare le Nazioni Unite dall’influenza occidentale.
La “Patria Blu” è definita il confine contro l’imperialismo occidentale, con la dichiarata intenzione di affondare “gli interventi transoceanici” nelle acque del Mediterraneo e del Mar Nero. La conferenza si impegna a riunirsi ogni due anni in un porto diverso per continuare questa lotta per un “grande futuro dell’umanità”.
La Conferenza intitolata “Eastern Mediterranean – Black Sea Conference”; promossa dal National Strategy Center e svoltasi ad Istanbul il 18-19 luglio, ha visto la partecipazione di vari esperti di geopolitica e relazioni internazionali provenienti da quasi 20 paesi del mondo. Un’occasione fondamentale per dibattere sulle principali sfide geopolitiche del Terzo Millennio, partendo da questa decisiva regione per spaziare poi sull’intero globo.
Il tutto incorniciato dallo scontro “titanico” globale unipolarismo – multipolarismo. Un’occasione fortemente voluta e perfettamente
organizzata dai preparatissimi membri del National Strategy Center e del Vatan Partisi (Partito Patriottico).
Una conferenza alla quale era presente il CeSEM, con il suo rappresentante che ha approfondito durante l’intervento effettuato, fra le altre cose, la necessità dello sviluppo di un reale e completo mondo multipolare che non può certamente prescindere dalla nascita, per quanto riguarda quest’area del pianeta, della creazione di una sorta di “polo islamico” il più possibile unito da un lato e dialogante con il resto del “puzzle multipolare globale” dall’altro.
Una conferenza che ha approfondito e analizzato dunque, fra le altre cose, il ruolo di questa regione strategica nelle dinamiche geopolitiche globali, lo scontro tra il globalismo e la difesa delle varie culture, la tremenda situazione che sta vivendo Gaza e il popolo palestinese e la strategicità del ruolo della Turchia.