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La voce dei territori e dei cittadini torna a farsi sentire. Dal corteo di Udine fino alle piazze di tutta Italia, cresce la partecipazione di chi chiede risposte concrete sul costo della vita, sul lavoro e sui servizi essenziali. Un resoconto della manifestazione del 17 ottobre e delle prospettive future per un’alternativa radicata nel tessuto sociale.

Di Giampiero Braida

Dalle focose proteste degli agricoltori nel Sud Italia, schiacciati dai prezzi esorbitanti per la benzina e il gasolio, fino alle metropoli del Nord dove la repressione si è fatta particolarmente dura, alimentati da ceti sottoproletari attratti più dal caos generabile che dalle vere finalità del movimento.

La nostra organizzazione era presente a sua volta in diverse zone d’Italia, tra cui Udine. Il corteo udinese di “Italia in Piazza”, svoltosi il 17 ottobre, è stato organizzato da tre giovani delle scuole superiori, animati da grande volontà e obiettivi chiari. Si tratta di Edoardo La Boria, Yasmine Zemmouchi e Aurora Muscetti, di cui è disponibile un breve commento sul canale YouTube.

La manifestazione è stata molto partecipata dalla cittadinanza e da tutte le fasce d’età, suggerendo come le tematiche portate dal vivo siano ritenute di fondamentale importanza. Il corteo si è inoltre svolto pacificamente, nel più totale rispetto dei luoghi e della situazione, a differenza di quanto accaduto in diverse zone d’Italia.

E qua va fatta una specificazione: alcuni compagni o pseudo tali hanno criticato il pacifismo sostenuto da certi militanti come una scusa per non fare la rivoluzione, citando casi della Rivoluzione francese e di quella bolscevica. Ai nostri cari amici, non posso che far notare come difficilmente rivoluzioni avvenute in tempi, luoghi e situazioni sociali completamente differenti da quelli attuali possano costituire un punto di riferimento per le contestazioni odierne. Non mi risulta nemmeno che spaccare indistintamente sia una mossa di particolare brillantezza, ma al più degna dell’anarcoide meno sveglio di turno. Per amor del cielo… non stiamo qua a giustificare l’incolumità di vetrine di multinazionali come fossero gioielli per la nostra nazione. Ci mancherebbe altro… dei brand dell’alta o bassa moda non ce ne può fregare molto. Ma quando si tratta di piccoli negozianti, commessi, lavoratori o semplici cittadini che si ritrovano merci svaligiate, magazzini sfondati o negozi a pezzi, allora il discorso si fa ben diverso. Perché scegliere di fare auto-riduzione in un supermercato è differente dallo spaccare l’auto di un operaio, di un impiegato o di qualsiasi altro lavoratore.

Bisognerebbe invece cercare di coinvolgere i lavoratori non ancora consapevoli o non convinti della necessità di scioperare, portarli dalla propria parte in piazza e dirigersi verso i luoghi del potere vero, laddove veramente la contestazione serve. Purtroppo, che lo si voglia o meno, la violenza indiscriminata e caotica è la migliore arma della borghesia per poter riprodurre la sua reazione violenta e la sua sopraffazione. E qua giungo a un ultimo punto: i manifestanti violenti. Oltre alle classiche infiltrazioni poliziesche per attuare provocazioni o ai black bloc di turno che vivono per l’ideologia del casino spontaneistico, non si è potuto fare a meno di notare come molti ragazzi delle seconde o terze generazioni si siano riversati in strada con caotica concitazione, assaltando negozi uno dietro l’altro. Non ci piace ciò che a sinistra viene visto come l’emblema del nuovo proletariato in cerca del suo posto nel mondo, o ancora come la generazione rivoluzionaria che chiede a gran voce di veder restituito il proprio futuro. A nostro avviso, spesso si tratta di ceti sottoproletari a cui piace fare il gioco borghese e di cui condividono le stesse concezioni del mondo: la moda di lusso, le scarpe firmate, i gioielli… e da qui la rivalsa per l’impossibilità economica di omologarsi ai più omologati. Quel sottoproletariato di cui Marx stesso non si fidava e verso cui nutriva una forte repulsione.

Dall’altro lato della barricata, invece, assistiamo a un fenomeno opposto: gli influencer che sostengono le giuste rivendicazioni ma non vogliono schierarsi per non stare assieme ai “sinistri”. Chi non scende in piazza se non vede il tricolore (va bene, ma allora portatelo voi e i vostri amici e/o convincete altri a farlo), chi non vuole abbassarsi al livello dei manifestanti, forse per una comoda poltrona a casa, o anche chi crede che, siccome certe fazioni politiche che ritiene deprecabili spadroneggiano ai cortei, questo gli impedisca automaticamente di portare la propria voce a simili manifestazioni. Lasciateci dire: queste posizioni di comodo non fanno bene a chi in strada ci va per le giuste cause, e nemmeno a chi si professa favorevole ma ne rigetta la partecipazione per paura di essere associato ad altri gruppi politici. Anche da questa prospettiva, il rischio è sempre quello di fare il gioco della borghesia pigra o disinteressata, perché incapace di condividere un ideale di partecipazione accanto anche a chi, pur giustamente, non è molto affine dal punto di vista ideologico.

Rispetto a tutto ciò che è stato detto finora, la manifestazione di Udine si è rivelata la migliore sotto molti aspetti. In una cittadina borghese e in una regione storicamente conservatrice, si è riusciti ad attrarre un buon numero di persone e al tempo stesso a gestire il tutto con ordine ed equilibrio. In testa al corteo solo bandiere italiane e slogan popolari, estranei al sistema partitico e sindacale, giustificando così l’indipendenza da partiti o sindacati padronali e riparandosi allo stesso modo dalle accuse di essere ideologizzati sotto una bandiera o di far parte dei soliti circoli. Solo liberi cittadini uniti dalla volontà di dire la propria, di raccontare le loro esperienze, il loro vissuto, i drammi di lavori mal pagati e la crisi legata a costi della vita sempre più proibitivi. Pur con la presenza di organizzazioni politiche, tra le quali la nostra, il corteo è rimasto incentrato sulle questioni pregnanti per cui era stato organizzato, senza divagazioni ideologiche o di altro tipo. È inoltre apprezzabile il suo carattere combattivo ma non violento, dal momento che non si sono registrati segni di attacchi o danni al suolo pubblico. Gli obiettivi della contestazione sono stati ben accolti dalla cittadinanza, che si è a più riprese unita al corteo, al di là delle supposte divisioni di destra e di sinistra.

Come Socialismo Italico, riteniamo che il successo di questo corteo possa replicarsi il 20 novembre, data di un’altra manifestazione che si spera potrà raggiungere numeri ancora più grandi. Allo stesso modo, auspichiamo che essa possa essere d’esempio per altre contestazioni in tutta Italia e che la consapevolezza crescente delle persone porti a risultati via via più concreti, che riguardino possibilmente un assetto programmatico delle richieste della popolazione e idealmente una sua politicizzazione (o anche ideologizzazione, sebbene condizionata) fuori dalle stanze parlamentari, ma diretta verso obiettivi precisi. A tal proposito, approfittando del successo della manifestazione, la sezione friulana del SOCIT ha deciso di inaugurare un comitato apposito che entrerà a far parte della rete associativa con il nome provvisorio di “Solidarietat Furlane”. Il comitato, nel rispetto dell’autonomia regionale e al contempo fedele al programma dell’organizzazione centrale, svolgerà un ruolo di documentazione delle iniziative regionali, cercando di sviluppare il bilinguismo previsto dallo statuto regionale e l’identità friulana come perno su cui orientare le attività culturali. La sezione regionale e il nuovo comitato coincideranno e svolgeranno le attività in maniera ovviamente unitaria. Seguiranno aggiornamenti riguardo alla creazione di un canale Telegram apposito e la pubblicazione del nuovo nome con logo.

Di seguito riportiamo il discorso che abbiamo avuto l’onore di svolgere lo scorso sabato, ripercorrendo tutti i fatti riguardanti le problematiche di salute, scuola, economia e servizi che l’Italia sta affrontando da molti anni. Ringraziamo i giovani organizzatori e la cittadinanza friulana/udinese per la nutrita partecipazione.