Di Giampiero Braida

Come si può ben vedere i confederali in Italia non si smentiscono mai. Ci è giunta una notizia, alquanto ripugnante, dal quotidiano Fahrenheit2022, che riguarda le proteste del 9 ottobre 2021 svoltesi a Trieste, per contrastare il provvedimento anticostituzionale e anti-sanitario del Green Pass (che ricordiamo venne utilizzato all’epoca come mezzo di ricatto per i lavoratori che non volevano sottostare ad imposizioni umilianti da parte di un regime borghese come quello di Mario Draghi). Se ci ricordiamo bene, i sindacati principali (CGIL, CISL, UIL) reagirono o con una disapprovazione sprezzante per l’iniziativa di contestazione o con un disinteresse “interessato” alle proprie posizioni di comodo (basta sedersi al tavolo con i padroni, poi le dichiarazioni forti, poi non fare nulla…il corretto itinerario del sindacalismo istituzionale nostrano). Insomma una presa di posizione chiara e forte di non schierarsi dalla parte delle giuste proteste, se non proprio di schierarvisi contro strillando una qualche minaccia fascista contro la demo(a)crazia italiana (il classico antifascismo strumentale tirato fuori in assenza di fascismo reale). Ma ecco che improvvisamente dopo 2 anni di attesa la CGIL triestina se ne spunta con una lettera inviata al porto di Trieste e alla società Adriafer con la richiesta esplicita di risarcire i lavoratori danneggiati dalle sanzioni disciplinari vigenti in quel periodo.

Un’ammissione di colpa che diviene un altro tassello per smontare la narrativa draghiana vigente ai tempi del Covid. Cosa dire di tutto ciò? Meglio tardi che mai? Senz’altro, è importante ammettere le proprie colpe e rendersi conto degli errori fatti, cercando ovviamente di correggerli. Ma ha senso farlo ora? Perché si dice che più il tempo passa più è peggio. Senz’altro come si può riparare al fatto di non essere intervenuti per tempo, così da poter aiutare i lavoratori discriminati? Un sacco di persone hanno perso il lavoro, sono state sospese o, nel migliore dei casi (si fa per dire), ostracizzate, subendo un vero e proprio mobbing sul posto di lavoro da parte di colleghi e datori. Cosa si dice a chi è andato ingiustamente in carcere, a chi ha subito le percosse durante le cariche della polizia, a chi è stato umiliato e deriso sulle pagine della stampa di regime? Si può pensare dopo due anni di scrivere un messaggio in cui si dà ragione alla parte danneggiata senza aver fatto nulla prima per aiutarla, capirla e sostenerla? Dopo due anni in cui c’è stato, vorremmo ricordare, un silenzio tombale, intervallato solo da manifestazioni di piazza contro un invisibile fascismo (capro espiatorio per levarsi di torno i problemi, vero Landini?), sulle rivendicazioni delle proteste dei lavoratori contro il green pass (operai metalmeccanici, insegnanti, personale ospedaliero, studenti, intellettuali, portuali, impiegati, ecc…) che senso ha riparare adesso? Forse fa più comodo dopo la burrasca operare a ciel sereno no? È più facile muoversi quando non si deve mostrare la faccia dove serve, quando il male è passato ed è tempo di pacificazione, quando le cose già note prima, ora stanno uscendo ufficialmente? Possiamo constatare tristemente quanto sia ricolma di viltà una certa frangia sindacale presente in Italia. Al tempo stesso però apprezziamo in misura parziale questo atto di correttezza, sebbene ritardato di un bel po’ e non coerente con quanto dichiarato e svolto precedentemente dal sindacato stesso. Probabilmente ci si è resi conto che una certa giustizia non può rimanere inapplicata e che, al sole, tutti i segreti della notte vengono prima o poi rivelati.

Ora consiglieremo alla CGIL di fare dei passi in più, molto lunghi e convinti…si potrebbe iniziare dal chiedere scusa ufficialmente a tutte le categorie danneggiate, proseguendo poi per un’azione di classe a livello nazionale contro le alte sfere del governo. Risarcimenti e scuse pubbliche, punizioni severe a chi le merita…Ma forse stiamo chiedendo troppo? È già tanto per un sindacato abituato alle grandi dichiarazioni e al non-agire, lottando solo quando la battaglia pare già vinta o quando la situazione è più favorevole a subire meno danni per sé. Ci limitiamo alla vostra breve letterina…ormai i lavoratori svegli, soprattutto quelli tesserati con noi, sanno che i sindacati confederali odierni sono incapaci di dare tutele, perché o compromessi col potere politico/economico borghese o perché svuotati di carica rivoluzionaria e lasciati in uno stato di “perpetua concordia borghese”, all’insegna del “meno si fa, più si parla, più soldi arrivano, meglio è per noi”. Quindi non preoccupatevi, CGIL & Co., il vostro aiuto ormai non serve più di tanto. I danni, negli anni ormai, sono stati fatti. Avete dimostrato la vostra pasta. Reinventarsi “compagni” all’ultimo non significa che avete giocato bene le vostre carte. A che servite dunque? Marx stesso disse che l’emancipazione dei lavoratori deve partire dai lavoratori stessi. Questo compresero bene Sorel, Corridoni, De Ambris, Olivetti, De Leon…un vero sindacato è quello che vede i lavoratori uniti come una falange oplitica contro le forze del capitale e del governo borghese di destra o sinistra che sia. Un sindacato di movimento attivo, di lotta radicale, di vitalità e potenza. Gestito, composto e controllato direttamente dalle forze produttive di ogni tipo, di ogni settore e corporazione. Ritornare a Mazzini e Pisacane: libertà e associazione! Nel 2021 nelle piazze ci fu l’associazione per tutelare la libertà espropriata, nelle camere sindacali non ci fu né questa volontà né quella. Non ci si preoccupi per questo…la storia rende il conto di tutto.

Il SocIt ripudia il sindacalismo padronale, istituzionale, riformista del XXI secolo, presente ad oggi in Italia con la triade CGIL-CISL-UIL.

Il SocIt aborrisce il governo liberaloide e borghese di Mario Draghi con tutte le sue misure. Sostiene invece le lotte proletarie per il diritto ad un lavoro dignitoso e sicuro, e crede nel valore sacrosanto di libertà e giustizia sociale delle proteste avvenute in tutta Italia durante il regime autoritario, filocapitalista e antinazionale degli anni 2020-2022.

Il SocIt crede che il sindacato ideale e pratico sia coincidente nell’unione libera di tutti i lavoratori suddivisi per mestiere e interesse economici. Crede che il vero Sindacato dell’avvenire sia quello che unisce e non divide, che lotta e non si accomoda col nemico, che realizza senza promettere e che non promette senza realizzare, che vuole una trasformazione sociale e non un immobilismo statico per la società.

Onore a chi ha lottato per i propri diritti, per il proprio salario, per il proprio posto contro il green pass, il licenziamento, la sospensione, il demansionamento, il mobbing e tante altre ingiustizie…Noi continueremo a lottare, come abbiamo sempre fatto, al suo fianco.

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