È la NATO che non vuole chiamarsi NATO, una sorta di “Alleanza in incognito” che opera sotto le insegne della difesa europea per evitare di ammettere che, ancora una volta, la strategia la si decide altrove. Il Mediterraneo è il cortile di casa di un confronto globale. Di Francesco Cappello per Pangea Notizie.
Cronache di guerra dal Mare Nostrum
Benvenuti a bordo, o meglio: benvenuti nella nebbia. Quella fitta, strategica e squisitamente diplomatica che avvolge il Mediterraneo orientale in questo inizio di marzo 2026. Se si alza lo sguardo verso l’orizzonte di Cipro, oltre il riverbero del sole sulle onde potrete individuare il profilo d’acciaio di una “coalizione di volenterosi” frutto della solita suicida politica guerrafondaia della Ue/NATO agli ordini del monarca atltantico.
Al centro della scena troneggia la Charles de Gaulle, la portaerei nucleare francese che Emmanuel Macron ha richiamato in fretta e furia dalle gelide acque del Baltico. Accanto alla “Grandeur” parigina, troviamo la fregata spagnola Cristóbal Colón, un gioiello tecnologico che Madrid ha spedito con una fretta che sa di espiazione. E poi, naturalmente, i padroni di casa: la Marina Militare Greca, che tra un’incursione e l’altra nel Mar Egeo, si ritrova a fare da scudo avanzato contro i droni di Teheran.
Se pensavate che l’Italia si sarebbe limitata a guardare lo spettacolo dalle coste siciliane, vi sbagliavate di grosso. Mentre a Roma il Ministro Crosetto rassicura il Parlamento parlando di “protezione dei confini UE”, il cacciatorpediniere Andrea Doria è già stato sguinzagliato. La nostra nave di punta, un concentrato di radar e missili, ha lasciato le sue postazioni abituali per correre a fare da scudo alla portaerei francese Charles de Gaulle.
Mentre l’Andrea Doria si fa vedere orgogliosa in superficie, la Marina Militare Italiana ha attivato la sua componente più letale e silenziosa: i sottomarini della Classe Todaro (U212A).
Sebbene lo Stato Maggiore mantenga il più stretto riserbo, fonti vicine alla base di Augusta confermano che almeno un’unità della classe Todaro (probabilmente lo Scirè o lo stesso Todaro) si è mossa verso il Mar Ionio e il bacino di Levante. Questi “fantasmi d’acciaio”, grazie alla loro propulsione silenziosa a idrogeno, sono gli unici in grado di sorvegliare davvero le infrastrutture critiche sottomarine — cavi internet e gasdotti — che sono il vero obiettivo sensibile di eventuali sabotaggi “ibridi” orchestrati da attori regionali.
Mentre i politici discutono di “coalizioni europee”, i nostri sommergibilisti giocano a nascondino con i sensori russi e iraniani in un silenzio assordante. È la perfetta metafora dell’Italia in questa crisi: una presenza invisibile ma indispensabile, che fa il lavoro sporco nelle profondità mentre i partner si contendono la luce dei riflettori in superficie.
La politica ufficiale si sbraccia per definire questa missione come un atto di “solidarietà verso Cipro” dopo gli attacchi di droni iraniani; nei fatti l’Italia sta giocando una partita su più tavoli, tutti rigorosamente a marchio NATO. Non solo abbiamo spedito l’Andrea Doria a integrare la scorta francese, ma stiamo silenziosamente diventando l’armeria del Golfo. Fonti governative confermano che stiamo inviando sistemi di difesa aerea, antimissile e anti-drone (SAMP-T) ai partner strategici dell’area, quegli stessi che sono finiti nel mirino di Teheran.
Il solito capolavoro di ipocrisia narrativa: ufficialmente siamo lì per “scopi difensivi” e “umanitari”, magari pronti a evacuare civili se le cose si mettessero male. In realtà, l’Italia sta fornendo supporto logistico vitale a tutta l’operazione con le basi militari USA/NATO pienamente coinvolte.
Sulla carta, ci dicono che questa è una missione “europea”, un atto di solidarietà per proteggere Cipro dopo gli attacchi alle basi britanniche di Akrotiri. Eppure, basta scorrere l’appello per accorgersi che l’odore di NATO è più forte della salsedine. Il cacciatorpediniere Andrea Doria era già integrato nel gruppo di scorta francese durante l’esercitazione Orion 26 insieme ai Paesi Bassi con le loro fregate e Washington che osserva tutto attraverso i radar delle sue navi e dei suoi satelliti.
È un gioco di prestigio affascinante. Da un lato, il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez nega agli Stati Uniti l’uso delle basi per attaccare l’Iran, cercando di salvare una parvenza di autonomia. Dall’altro, invia la sua nave più moderna, dotata del sistema Aegis — un software di difesa americano puro sangue — a integrarsi in una flotta dove ogni bullone risponde a standard atlantici. È la NATO che non vuole chiamarsi NATO, una sorta di “Alleanza in incognito” che opera sotto le insegne della difesa europea per evitare di ammettere che, ancora una volta, la strategia la si decide altrove.
Mentre i comunicati ufficiali parlano di “protezione dei civili” e “stabilità regionale”, la realtà è che il Mediterraneo è diventato il cortile di casa di un confronto globale. La Grecia fornisce le basi e i sottomarini, la Francia la potenza aerea, la Spagna e l’Italia la difesa antimissile d’élite. Tutti insieme, appassionatamente, sotto il coordinamento di un comando che parla francese ma mastica acronimi atlantici. La missione difensiva, quasi umanitaria, schiera 32 missili SM-2 pronti a scattare da ogni singola nave.
In questo teatro dell’assurdo, la Cristóbal Colón arriverà entro il 10 marzo per unirsi a questo club esclusivo di nazioni che giocano alla guerra sperando che nessuno la chiami col suo nome. Resta da capire se questo “scudo europeo” serva a proteggere Cipro o a coprire le spalle a una strategia NATO che non resta a guardare pur non avendo il coraggio di metterci la faccia.
Spagna: Il dispiegamento della “Cristóbal Colón”
- Defense News
- QNA (Qatar News Agency)
Italia: L’Andrea Doria e il ruolo strategico
- Notiziario Marina Militare
- Africa Express
Il contesto della minaccia (Missili e Droni)
- Sky TG24
- TrasportoEuropa
Tecnologia e Sottomarini (Classe Todaro)
Fonte: La NATO gioca a nascondino. Arrivano i (m)ostri della coalizione dei volenterosi. Sanchez in testa