I partecipati presidi contro l’aggressione all’Iran di questi giorni, a Roma e non solo, hanno sottolineato la volontà del popolo italiano di rimanere fuori da conflitti scatenati per interessi di altri. Un breve comunicato dell’organizzazione in merito e un’analisi sulla sottomissione della nostra difesa nazionale agli interessi statunitensi (e non solo).
Niente di nuovo a Little Saint James, di Massimiliano Danna
Li abbiamo visti tutti i file ormai e ne abbiamo viste veramente di tutti i colori. Non parlerò dei contenuti, sia perché fanno veramente schifo, sia perché li conosciamo. Voglio parlare di cosa ci rivelano sulla classe dominante, ovvero, nulla di nuovo.
La maschera dell’umanità cade dal capitale. Deve togliersela per uccidere tutti: tutto ciò che ami; tutta la speranza e la tenerezza del mondo. Deve togliersela, solo per un secondo. Per compiere l’atto. E poi lo vedi. Mentre strangola e picchia a morte i tuoi amici… le persone più dolci e coraggiose del mondo… e in quel momento diventa chiaro, che i borghesi non sono umani.
Questa citazione del RPG Disco Elysium è forse il modo migliore per spiegare la questione dei file di Epstein. La maschera che sapevamo essere indossata dalla classe borghese è caduta. Il mostro è ora rivelato ma il segreto è sempre stato aperto, si è sempre saputo che queste persone sono mostri, oggi sappiamo semplicemente quanto. Queste persone sono sempre state ossessionate dal denaro e dal potere, come tutti i borghesi. Non c’è assolutamente nulla di speciale in queste persone. Nessuna inclinazione particolare, nessun tratto particolarmente distintivo. Ogni persona su quella lista potrebbe facilmente essere sostituita con qualsiasi altra della classe dominante, questo perché il sistema è corrotto nelle sue radici, il sistema crea i mostri, non il contrario.
È quindi nostro dovere non abbandonarci alle cospirazioni più assurde, inutile invocare lo spettro dei rettiliani, dei demoni biblici o simili. Davanti a noi solo esseri umani che agiscono nel proprio interesse e piacere in un sistema malato che gli dà gli strumenti per farlo. La guerra deve essere contro il sistema, è inutile attaccare queste persone se non si attacca la radice. Bisogna quindi prendere atto della realtà dei fatti, tuttavia non bisogna perdere neanche la speranza. Loro vogliono la disperazione, il trauma è il loro strumento di controllo di massa, quanto più il pubblico ha paura, è senza speranza e incapace di agire quanto più sono felici, perché un pubblico paralizzato è un pubblico che non chiede giustizia, non chiede risposte, è un pubblico che si rifugia nell’assurdo per scappare dal reale.
Invece bisogna organizzarsi, bisogna prendere atto della realtà e soprattutto agire su di essa. E bisogna farlo con umiltà e pazienza. Inutile aspettare salvatori dal parrucchino giallognolo o grandi Khan esteri. Un uovo rotto dall’esterno è cibo, un uovo rotto dall’interno è una nuova vita. Questo scontro di civiltà è interamente nostro, la liberazione nazionale dal sistema Epstein è una nostra battaglia, che può essere aiutata da altri ma che solo noi possiamo vincere. Ognuno deve fare la sua parte, ognuno deve dotarsi di pazienza, studio e volontà e soprattutto non deve agire da solo. Unicamente l’unità di intenti con rivoluzionaria disciplina può vincere. Solo restando uniti e formando questa unità di intenti legata alla libertà nazionale e alla fine del sistema malato si può sperare di vincere.
È anche estremamente importante rimanere con gli occhi fissi sulla realtà, il conflitto in Iran ad esempio non è una “distrazione” dai file, è un attacco imperialistico che è stato pianificato dal primo giorno della vittoriosa rivoluzione islamica. Dobbiamo assicurarci di non seguire simili linee di pensiero. Questi file sono un discorso interno al pubblico americano per la maggior parte, un pubblico pesantemente anestetizzato che si distrae con molto meno, e questo è una battaglia di quei pochi oltre oceano. Il nostro compito è punire coloro che sono connessi ai borghesi d’oltre oceano e smantellare il sistema nel nostro paese, è inutile pensare che ci sia particolare considerazione di quello che pensiamo noi del 99% di quello che è in quei file e soprattutto che ci sia volontà di distrarre l’intero mondo. È molto più produttivo concentrarsi sulla strada maestra della distruzione del sistema.
La servitù italiana sulle servitù militari, di Fabrizio Di Ernesto per CeSEM
La vile aggressione compiuta congiuntamente dal regime sionista e dal guerrafondaio Governo statunitense contro la Repubblica iraniana, non solo ha rilanciato i timori per le conseguenze a livello globale ma in Italia ha anche riportato a gallo l’atavico problema di sudditanza del nostro Paese nei confronti degli Usa.
La nostra Penisola ha una politica estera e militare letteralmente appiattite sulle posizioni statunitensi ed ha margini di manovra prossimi allo zero, alcuni politici in passato hanno provato a portare avanti delle azioni autonome e funzionali agli interessi nazionali facendo poi una brutta fine, si pensi ad esempio ad Aldo Moro.
Come già accaduto nel 1999, con la vile aggressione alla Serbia, o nel 2011 con il tradimento ai danni dell’alleato libico Gheddafi la questione principale su cui si snoda il dibattito è quello relativo alla concessione all’utilizzo delle basi militari dislocate nel nostro Paese che ci rendono una sorta di “portaerei” nel Mediterraneo.
Ad oggi tra basi ed installazioni varie, radar e affini, si contano circa un centinaio di presidi militari finanziati e gestiti direttamente da Usa e Nato con molti italiani che pensano – erroneamente – che il nostro Governo abbia voce in capitolo; sulla questione, il Ministro della Difesa Guido Crosetto, pur tra le righe, è stato abbastanza chiaro ed esplicito: “Su Muos e Sigonella ed altro sono pronto a rispondervi ma vorrei ricordarvi cosa vi ho già detto in Parlamento: l’utilizzo delle basi militari sul territorio nazionale, specie quelle Usa, avviene in aderenza ad accordi quali il Nato Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995. Come si può facilmente notare, quindi, tali cornici giuridiche regolamentano queste attività da decenni e nessun Governo ha avvertito l’esigenza di modificarle”. Tradotto: l’Italia rispetta gli accordi internazionale, e fin qui tutto giusto se non fosse che si tratta di testi firmati subito dopo la guerra, quindi con Roma relegata ad un ruolo di sudditanza e costretta ad accettare clausole capestro; la Spagna, che prova ad opporsi alle richieste di Trump, non ha sottoscritto patti di questo tipo da nazione sconfitta o cobelligerante, quindi ha avuto un maggior potere contrattuale durante le trattative preparatorie.
Per capire gli eventuali margini di manovra del Governo italiano è opportuno analizzare questi accordi.
L’accordo Sofa Nato (Status of Forces Agreement), firmato a Londra il 19 giugno 1951, è il trattato internazionale che disciplina lo statuto delle Forze Armate dei Paesi membri quando stazionano nel territorio di un altro Stato membro. Definisce i diritti, gli obblighi, la giurisdizione penale, i privilegi e le esenzioni doganali del personale militare e civile distaccato. In Italia è stato ratificato con la legge n. 1335 del 1955, ed è integrato da accordi specifici come quello del 1961 sui Quartieri Generali e il memorandum del 1995 per le installazioni Usa.
Il Bilateral Infrastructure Agreement firmato il 20 ottobre 1954 tra Italia e Stati Uniti, è un accordo fondamentale che regola l’uso delle basi militari e delle infrastrutture concesse alle forze USA sul territorio italiano. Il contenuto di questo accordo è sostanzialmente segreto, anche se nel corso degli anni alcuni dettagli sono trapelati.
Nello specifico si sa che, formalmente, i comandanti delle basi sono militari italiani ma essi non hanno poteri di controllo sostanziale sulle attività poste in essere dagli Stati Uniti, poiché si limitano a decidere in materia, ad esempio, di numero di voli, orario dei voli, responsabilità di assistenza al traffico aereo. Il controllo di carattere militare sul personale, l’equipaggiamento, i tipi di attività che vengono posti in essere dagli stati Uniti ricadono nella competenza del comandante statunitense.
A Ghedi ed Aviano dove gli Usa, grazie all’accordo Stone Ax siglato negli anni ’50, hanno portato alcune decine di testate nucleari, i militari italiani sono addetti alla sorveglianza degli stessi ma il loro utilizzo, o anche il semplice spostamento, può essere effettuato solo ed esclusivamente dai militari Usa appositamente formati.
Insomma, Crosetto si è trincerato dietro gli accordi, in larga parte protetti da segreto, per non ammettere gli Usa sono padroni in casa nostra e che noi possiamo solamente rispondere sì signore, scegliendo se farlo con il sorriso o meno.