2026: lo spettro del razionamento (o delle domeniche a piedi), una cosa che credevamo confinata ai racconti dei nostri nonni, sta tornando tra noi.
La crisi, del tutto gratuita ed evitabile, scatenata da americani e israeliani, sta devastando le linee di approvvigionamento di gas e petrolio per Europa e Paesi asiatici, già in nazioni come il Bangladesh e le Filippine non solo il costo del carburante è raddoppiato ma si sono sono velocemente esaurite le scorte. Di Marco Pugliese per ifattieleopinioni.com
I Paesi europei naturalmente non hanno fatto nulla per ripristinare l’arrivo di gas e petrolio dalla Russia, chiusi come sono in una bolla ideologica che alla fine beneficia soltanto le compagnie americane, ben felici di venderci questi prodotti a prezzo maggiorato. Ne approfitterà la surreale leadership di Bruxelles per insistere con i suoi demenziali programmi di deindustrializzazione e conversione di quel poco che rimane verso un’economia di guerra? Temiamo di sì, anche se curiosamente i regimi europei almeno stavolta non si sono allineati al richiamo americano. Per ora, almeno.
L’Italia intanto prosegue fieramente nella sua politica di acquisto ad alto costo di energia elettrica dalla Francia, energia prodotta da ben ventisette centrali nucleari, e di divieto di estrazione di gas entro le dodici miglia dalla costa.
Il paradigma circola nei dossier (meno sulla stampa) della Agenzia Internazionale per l’Energia: lockdown energetico. In realtà non un blocco totale, ma restrizioni mirate per tagliare i consumi. Il motivo? Con la crisi dello Stretto di Hormuz, fino al 20% del petrolio mondiale è a rischio. Il mondo consuma oltre 100 milioni di barili al giorno e le misure IEA coprono appena 2,5–3 milioni. Il resto? Va ridotto.
L’agenzia internazionale ha formulato tre scenari, che portano a questo…
Scenario realistico (soft). Se il 20% dei 260 mila lavoratori facesse smart working due giorni a settimana, si eliminerebbero 10–15 mila spostamenti giornalieri. Con limiti ridotti di 10 km/h, i consumi calerebbero del 3–5%. Risultato complessivo: -5 / -7% carburante.
Scenario intermedio. Targhe alterne e smart working al 30% porterebbero il traffico urbano a -15 / -20% e i consumi a -8 / -12%, con impatto economico stimato intorno a -0,5% di PIL locale.
Scenario più complesso. Stop alle auto 1-2 giorni a settimana e razionamento carburante: consumi -15%, ma PIL -1,5 / -2%. Qui non è più gestione, è emergenza.
Nel frattempo i prezzi corrono. Con il Brent sopra i 110 dollari, la benzina può andare superare stabilmente i 2 €/litro e il diesel arrivare a 2,5 euro stabilì. Per una famiglia media: +600 / +1000 euro l’anno, oltre ai rincari.
Ovviamente anche il turismo in entrata calerebbe, con conseguenze nefaste (per questo motivo non è saggio puntare su settori volatili…)
Il lockdown energetico non è deciso, ma è già nelle opzioni internazionali e non.