Sulla scia dell’avvio della campagna “Il Sole accende la luce a Cuba”, si sono svolti eventi di sensibilizzazione sulle tematiche energetiche (questione che, vista la situazione nello stretto di Hormuz e le relative contromisure sul carburante, ci toccano particolarmente dal vivo) in Umbria, da parte del comitato promotore, con l’idea di rafforzare la proposta anche in altre regioni.
Un excursus sulla campagna, approfondimenti sul tema e precedenti iniziative sull’ambito energetico.

I dettagli della raccolta
Dopo 60 anni di misure sanzionatorie degli USA che hanno reso impossibili o difficili le relazioni commerciali, culturali, economiche, finanziarie e persino sportive di Cuba non solo con gli USA ma con tutto il mondo, Trump ha deciso di passare al colpo finale: il blocco totale di forniture di petrolio provenienti da qualsiasi Paese.
Cuba, boccheggiando, sopravvive da un mese a questo assedio, che ricorda quello omerico di Troia, con il 20% del fabbisogno energetico nazionale fornito dal fotovoltaico e dal proprio petrolio di scarsa qualità e non utilizzabile se non in minima parte.

Il Paese ha reagito con una riorganizzazione interna basata sulle necessità imprescindibili da tentare di salvaguardare, senza però poter impedire che trattamenti anticancro siano sospesi, così come rinviate operazioni chirurgiche, il trasporto di medici agli ospedali, nonché l’accorpamento di classi scolastiche, la turnazione di lezioni universitarie. Così una potenza scientifica come Cuba vede i propri laboratori di ricerca medica fermi, e la riduzione di produzione farmaceutica.
La vita quotidiana è diventata molto dura e richiede gran pazienza e perfino stoicismo: pensiamo solo alla civilissima e colta capitale, L’Avana, dove per cucinare, data la mancanza di gas, si è tornati a fare il fuoco con la legna.
La sopravvivenza oggi – ma anche in futuro – può essere garantita solamente dall’indipendenza energetica, dal fotovoltaico essenzialmente, su cui Cuba lavora da anni, anche attraverso partenariati internazionali.
In conseguenza, oltre alla raccolta e invio di medicinali ed elettromedicali, abbiamo deciso di impegnarci prioritariamente in una campagna di raccolta fondi (in collaborazione con Cubasolar, ONG cubana che conosciamo da decenni, la spagnola Sodepaz, associazioni francesi e turche) per l’invio di sistemi fotovoltaici completi che saranno destinati, in ossequio alle priorità indicate dal Ministero Sanità cubano, a ospedali, ambulatori, istituti per anziani, famiglie con bambini con respirazione assistita.
È possibile donare tramite bonifico bancario a IT13O 05018 03000 000 02000 0059

L’evento a Firenze sulla situazione geopolitica
“Dal Granma alla Marinera. Cosa accade in America Latina?” è stato il titolo della serata richiamando così, per motivi differenti, due imbarcazioni simbolo della storia latinoamericana, il Granma appunto l’imbarcazione con la quale Fidel Castro ed i suoi sbarcarono a Cuba nel 1956 e la Marinera, la nave catturata dalla Stati Uniti un paio di settimane fa nelle acque internazionali caraibiche.
Ad illustrare la situazione Alessandro Fanetti analista geopolitico autore di diverse pubblicazioni tra articoli e libri, non ultimo “America Latina & Caraibi: “Alba e Cuore” del Nuovo Mondo multipolare”. Proprio dell’area latina Fanetti è il principale contributore all’interno del CeSem Centro Studi Eurasia-Mediterraneo gruppo di analisti, ricercatori e studiosi da sempre attento anche alle tematiche sudamericane oltre alle questioni inerenti le aree di loro più immediato interesse.
La serata ha visto tra l’altro OTRA PRESS, fautore ed ideatore dell’incontro, esordire nel suo nuovo corso essendosi trattato del primo evento organizzato non più come OTRA – Associazione Viaggiatori Indipendenti ma appunto come Otra Press. Una evoluzione, un nuovo progetto che resta legato ai venti anni di storia precedenti ma si rinnova.
Partner organizzativi dell’incontro sono stati il già citato CesEm insieme al collettivo culturale Artverkaro, gruppo con una precisa attitudine alle questioni politiche e sociali internazionali, Anteo Edizioni dedito alla pubblicazione di collane di saggistica inerenti storia, geopolitica e scienze strategiche, e Comedonchisciotte.org sito di informazione geopolitica e culturale sono stati i partner organizzativi dell’iniziativa.
Il focus della serata si è incentrato sul riassetto geopolitico in essere analizzato in un’ottica di critica costruttiva. Senza idealismi, ma allo stesso tempo senza privarsi di un’analisi che consideri tutte le possibilità in campo.
Fanetti, da pochi giorni rientrato da una sua nuova esperienza a Cuba, ha ragguagliato i presenti circa la situazione sul campo potendo fornire in prima persona notizie fresche e non de relato.
Si è passati poi ad analizzare la questione venezuelana ripercorrendo sia i recenti fatti, aprendo parentesi sul passato, cercando di interpretare le prossime fasi che caratterizzeranno la situazione locale. Situazione locale che ha già ovvie ripercussioni sullo scacchiere geopolitico mondiale.
I fatti geopolitici non restano mai circoscritti e geolocalizzati sul luogo in cui si verificano.
Il ruolo chiave degli Stati Uniti, la “Dottrina Monroe”, le organizzazioni come i Brics, Alba-Tpc, Celac, il trattato Mercosur, la controversia tra Venezuela e Guyana per la regione della Guayana Esuquiba, gli inevitabili riferimenti a quanto sta accadendo anche in Iran ed in Ucraina hanno interessato il pubblico divenuto infine parte attiva e partecipativa con diverse considerazioni espresse e domande poste.
A moderare gli interventi del relatore, offrendo alcuni spunti di dialogo al dibattito, è intervenuto Luca Pingitore, Direttore di Otra Press.
Investimenti e opportunità sulle rinnovabili, dall’evento a Modena del CeSEM
La costruzione di infrastrutture per l’energia rinnovabile da parte della Cina a Cuba potrebbe ridurre la dipendenza di quest’ultima dalle importazioni di energia, che contribuiscono al 53% dell’attuale produzione di elettricità dell’isola.
Ad oggi, oltre il 95% del consumo di energia di Cuba è generato da combustibili fossili, principalmente da otto centrali termoelettriche in funzione da oltre 30 anni. Cuba mira ad aumentare la quota di energia rinnovabile nel suo mix energetico da meno del 5% attuale al 24% nel 2030.
Cuba prevede importanti investimenti nelle energie rinnovabili, tra cui parchi fotovoltaici e parchi eolici, per contrastare l’attuale crisi energetica; in particolare, entro il 2025 L’Avana sosterrà i cittadini nell’installazione di pannelli solari e fornirà 5.000 sistemi solari fotovoltaici per le famiglie.
Una recente donazione dalla Cina include pannelli solari che si prevede aggiungeranno almeno 120 MW alla rete nazionale; a questi, il Governo cubano ha aggiunto 10.500 batterie per pannelli fotovoltaici, che saranno gradualmente integrate nell’infrastruttura energetica.
Inoltre, un progetto di parco eolico atteso da tempo a Las Tunas, sviluppato in collaborazione con la Cina, dovrebbe migliorare significativamente la capacità energetica del Paese. Questo piano è visto come un passo fondamentale per affrontare l’attuale crisi energetica di Cuba.
L’isola ha infatti dovuto affrontare gravi interruzioni energetiche da ottobre, tra cui tre interruzioni complete della corrente elettrica a livello nazionale, principalmente a causa di problemi alla centrale elettrica Antonio Guiteras a Matanzas e danni causati dagli uragani che hanno colpito Cuba in autunno. La compagnia elettrica statale, UNE, ha attribuito queste interruzioni a guasti degli impianti e riparazioni necessarie. (Stefano Vernole per Strategic Culture Foundation)
Su questo non mancano le occasioni di investimento anche sul piano nazionale, come sottolineato dall’evento a Modena:
Il Prof. Demostenes Floros, da parte sua, ha elencato i dati più significativi dell’enorme sviluppo della Repubblica Popolare: nel 2024, la Cina rappresentava il 27,7% della manifattura mondiale e il 30% delle emissioni globali di anidride carbonica (solo 5 emissioni però per ogni cittadino cinese, contro le 15 a testa degli abitanti degli Stati Uniti, i quali hanno generato nel 2024 il 17,3% delle emissioni complessive mondiali).
Lo scorso anno, la Cina ha investito 940 miliardi di dollari in energia pulita, pari al 10% del PIL cinese, per un contribuito del 26% alla crescita economica del Dragone, con un incremento significativo nei settori nucleare e idroelettrico, anche se l’eccesso di produzione di energia solare ha creato alcuni squilibri. In forte crescita i progetti lungo la Belt and Road Initiative per la sicurezza energetica cinese, che si sono tradotti nel numero incredibile dei brevetti in energia rinnovabile cumulati a livello mondiale – 53% la Cina, 11,7% gli U.S.A. e poco più dell’8% l’Unione Europea – e nel monopolio cinese della raffinazione delle terre rare (93% del totale).
Le vie che si possono seguire a Bruxelles e a Roma a questo punto sono due: protezionismo, con il rischio di danneggiare le catene di approvvigionamento globali e far aumentare i prezzi delle materie prime oppure una collaborazione proficua per tutti, win-win.