Il China Business Builder Day di Cesena ha offerto uno spazio di confronto sulle prospettive della cooperazione tra Italia e Cina, mettendo al centro innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e pianificazione strategica come strumenti per costruire un modello di sviluppo alternativo e condiviso.
Di Giovanni Amicarella per World Politics Blog

L’edizione di quest’anno del China Business Builder Day è arrivata in un contesto non casuale: il sabato precedente lavoratori, specialmente autotrasportatori, agricoltori e portuali, hanno preso parte a piazze infuocate assieme agli studenti. Piazze che hanno restituito all’Italia un posto in prima pagina nella stampa internazionale, causando preoccupazioni, esaltazioni ma soprattutto riflessioni.
Che fare? Eterna domanda.
L’incontro di Cesena ha offerto uno spaccato su un mondo possibile, innovativo nel senso pieno del termine, si potrebbe anche dire futurista: pianificazione strategica, innovazione tecnologica, un ponte fra Italia e Cina all’insegna del rispettivo potenziamento.

Nella cornice del CesenaLab, attraverso gli interventi di esperti e le domande di studenti e analisti di settore, ha preso forma una serie di riflessioni che non tarderà a trovare un’applicazione pratica. Le trasformazioni e le innovazioni, d’altronde, passano attraverso la pratica: non vi sarebbero altrimenti state più edizioni di questo evento, e non ve ne sarebbero altre in futuro, se il confronto non stesse portando frutti, rischiando altrimenti di rimanere uno sterile onanismo intellettuale.
La fratellanza fra popoli è sempre più difficile da costruire di quanto sembri, soprattutto nell’attuale situazione in cui si trova il nostro popolo.
Come illustrato in altri appuntamenti, una cooperazione fra Unione Europea e Cina potrebbe essere la chiave di volta affinché la prima raggiunga il livello di potenza internazionale, altrimenti contenuta dagli Stati Uniti e in difficoltà nell’instaurare un dialogo duraturo con la Russia, viste le frizioni costanti da ambedue le parti. L’Italia rappresenterebbe in questo processo storico un epicentro fondamentale, non solo per la sua lunga tradizione diplomatica, ma per quella capacità, propria solo delle nazioni con una storia millenaria, di comprendere a pieno le civiltà analoghe.
L’intelligenza artificiale, perno di questa edizione, rimane uno strumento che offre tante possibilità quanto titubanze, in alcuni casi anche giustificate.

Non sono mancate le pubblicazioni dell’Anteo Edizioni in merito alla Cina.
Nel corso degli interventi, ha preso forma l’idea che l’approccio da seguire dovrebbe essere quello del renderlo uno strumento di affiancamento del lavoro, così come lo è già per alcune aziende cinesi, piuttosto che una sostituzione del lavoratore, come si presenta il modello economico in tal senso spinto dai settori statunitensi. Non sono mancati esempi in Italia di tentativi di sostituire mansioni con l’IA per risparmiare (inclusi alcuni giornali), ma si sono rivelate decisamente fallaci.
Senza l’ingegno umano, non vi è quella spinta creativa necessaria a separare il contenuto dall’omologazione.
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