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La crisi migratoria esplosa a Ceuta viene letta come episodio di pressione geopolitica sulla Spagna, intrecciando le tensioni con il Marocco, le posizioni di Madrid su Israele e Iran e le contraddizioni dell’Unione Europea.

Il rapporto del CENIF sulla crisi di Ceuta del 30 e 31 luglio 2026 attribuisce alle forze di sicurezza marocchine un ruolo attivo nell’indirizzare e accompagnare i migranti verso il confine, mettendo in discussione la narrazione di una semplice passività di Rabat.

Di Giovanni Amicarella per Come Don Chisciotte, segue rapporto completo da World Politics Blog

La massima latina sull’amico vero che si vede solo nei momenti di difficoltà calza a pennello col caso di Ceuta. Non tanto per la situazione in sé: non è la prima volta infatti che, a fronte di decisioni del governo spagnolo in direzione opposta e contraria a linee straniere, venga usata l’arma del ricatto umanitario con masse di persone spinte, apparentemente dal nulla, verso il confine.

Nel 2021 era scattata casualmente una situazione analoga al ricovero in Spagna di Brahim Ghali, dirigente del Fronte Polisario per l’indipendenza del Sahara Occidentale, particolarmente inviso alla monarchia marocchina. Situazione poi di fatto appianata con pesanti respingimenti e settimane di colloqui diplomatici e smentite costruite a tavolino da ambo le parti.

La situazione del 30 e 31 luglio invece ha avuto una peculiare concomitanza con alcune posizioni prese dal governo Sanchez: dalla condanna per i fatti in Palestina perpetrati da Israele al rifiuto di permettere l’uso di basi spagnole per l’aggressione all’Iran. La crisi è scaturita dallo sconfinamento di circa 72mila persone, Ceuta ha circa 84mila abitanti, alimentata dalla falsa premessa che chi fosse riuscito a sconfinare avrebbe ottenuto il permesso di rimanere in Europa.

La situazione ha portato a saccheggi, sommosse e violenze (anche sessuali), con la popolazione locale particolarmente provata dall’improvvisa situazione. Nel caos della situazione ci sono state diverse proteste contro il governo. Già nel giro delle prime quarantotto ore gran parte dei migranti sono stati rimpatriati: non perché il governo Sanchez abbia usato chissà che pugno di ferro, semplicemente è stata smentita la notizia del permesso di rimanere in Europa, facendo sì che larga parte dei cittadini marocchini se ne andassero senza particolari problemi, mentre la popolazione locale si stava muovendo per risolvere il problema in autonomia con la forza.

A livello nostrano deve essere sfuggito il dettaglio che dietro la massa di persone arrivata a Ceuta c’è un preciso disegno strategico. La situazione della monarchia marocchina è abbastanza nota: da buona monarchia affonda il proprio potere su una crescente disparità economica giovanile, utile per lavoro a basso costo e spendibile come pedina sulla scacchiera geopolitica. Nessuna rivendicazione nazionalista, che sarebbe un po’ peculiare vista la storia dell’exclave, se non da parte di commentatori esteri che, non conoscendo, sono arrivati addirittura a parlare di “riscossa contro il colonialismo”.

Insieme a esse circa cinquemila provenienti dall’Africa subsahariana, questione che ha fatto da perno alle dichiarazioni di Sanchez. Il presidente spagnolo infatti, che seppur nei suoi sprazzi di brio antisionista e antimperialista resta un democristiano, ha subito appianato qualsiasi accusa contro il Marocco. Situazione analoga, se vogliamo, al post crisi 2021, dove la linea fu molto simile. Sanchez ha puntato il dito contro Israele e Russia, che avrebbero secondo lui diffuso fake news. Questione invece ritrattata dagli stessi servizi segreti spagnoli.

Su Israele direi sarebbe una perdita di tempo dilungarsi: mi limito a dire che è proprio strano che ogni volta che qualcuno prende una posizione contro quell’entità statale paramafiosa ne esca con una crisi umanitaria per le mani. Il fatto che si sia così rapidi a smentire categoricamente qualsiasi coinvolgimento israeliano lo trovo più una conferma che una smentita, basti vedere le dichiarazioni israeliane contro la Turchia dopo le prese di posizione antisioniste, con minacce velate (e meno velate) di ogni tipo.

Sul tema delle dichiarazioni sulla Russia non sono casuali: derivano dalla possibilità geopolitica che, avendo una vasta presenza militare nell’Africa subsahariana ingaggiata dai governi locali, la Russia avrebbe la capacità di influenzare vari fenomeni in tal senso. Tema che era già emerso nel 2023, con l’accusa di Crosetto ai danni dell’allora capo della Wagner, Prigozhin. Accusa che, considerando la fine fatta da Prigozhin per essere sempre stato molto indipendente rispetto al governo russo, risulta abbastanza scarna. L’attuale successore della Wagner, l’Africa Corps, tuttavia, è direttamente alle dipendenze del comando militare russo.

Da un punto di vista pratico, però, sarebbe una strategia del tutto controproducente se fosse stata applicata a Ceuta.

Il governo spagnolo, seppur sia di centrosinistra, al momento ha negato l’appoggio militare nell’aggressione a un alleato geopolitico della Russia in questa fase, l’Iran. Se l’uso dell’immigrazione fosse un’arma a disposizione, o comunque contemplata, l’obiettivo numero uno dovrebbe essere la Sicilia, per il coinvolgimento che Sigonella sta avendo (e rischia di avere in futuro) nelle operazioni militari statunitensi.

Anche la posizione sulla questione russo-ucraina è abbastanza democristiana: ciclicamente, prettamente in base alla linea presa dalle opposizioni, si alterna la dichiarazione di voler appoggiare Kiev agli inviti alla pace e alla mediazione. Prettamente sostegno che viene tradotto in investimenti aziendali, più che in armamenti.

A rendersi deplorevole, ai limiti etimologici del termine, è stata sicuramente la condotta degli altri paesi UE su questo caso. Oltre ad aver per l’ennesima volta confermato una teoria che personalmente sostengo, anche a fronte delle politiche europee, di un’unione che fa due parti in commedia, de iure aspirando a una federazione di stati e de facto un’unione semplicemente economica che gioca a fare politica, ha reso ben palese che ci sia una regia che prevedeva che l’emergenza di Ceuta fosse ben più grave.

Meloni e soci, inclusi omologhi europei, hanno iniziato a comportarsi come se il grosso dei respingimenti non fosse mai avvenuto, addirittura comportandosi come se Ceuta non fosse dall’altra parte del Mediterraneo, controllando anche i voli provenienti dall’entroterra spagnolo.

Ovviamente, su questo esempio di sospensione di Schengen, gli altri paesi hanno giustamente pensato di rimandarci un po’ di dublinanti. Giusto per non farci mancare nulla.

Ceuta, il rapporto della polizia spagnola accusa il Marocco: migranti guidati verso il confine

Come alcuni di noi sostenevano da tempo, il rapporto pubblicato dalla polizia spagnola (CENIF) ha affermato in modo esplicito e inequivocabile che le autorità marocchine non solo si sono limitate a essere passive nell’assalto a Ceuta, ma hanno attivamente istruito, guidato e indirizzato i migranti durante l’assedio del 30 e 31 luglio 2026.

Confidiamo che i cosiddetti “professionisti dell’informazione” e politici italiani si prendano prima o poi la briga di leggerlo, così da mettere la parola fine al circo mediatico sulla questione. Al contempo, è da capire se lo abbia letto lo stesso Sánchez, visto che dal suo cilindro ha tirato fuori l’accusa di complicità di reti russe.

Dunque, ricapitolando in sintesi, le autorità marocchine secondo il rapporto:

1. Guidavano attivamente l’attraversamento in acqua (Pagina 16):
“…como consecuencia de las indicaciones recibidas por los inmigrantes por parte de las Fuerzas de Seguridad de Marruecos que, en algunos casos, participan guiando el cruce a través del agua y les derivaban hacia la playa.”
(IT: “…come conseguenza delle indicazioni ricevute dai migranti dalle Forze di Sicurezza del Marocco che, in alcuni casi, partecipano guidando l’attraversamento attraverso l’acqua e li indirizzavano verso la spiaggia.”)

2. Davano indicazioni per superare ostacoli e organizzavano i veicoli (Pagina 42):
“…se han compartido públicamente imágenes en las que diferentes miembros uniformados de las Fuerzas de Seguridad dan indicaciones a las personas que cruzan irregularmente la frontera para superar obstáculos y organizan el acceso a la zona de vehículos de gran tonelaje con gran cantidad de inmigrantes.”
(IT: “…sono state condivise pubblicamente immagini in cui diversi membri in uniforme delle Forze di Sicurezza danno indicazioni alle persone che attraversano illegalmente il confine per superare ostacoli e organizzano l’accesso alla zona per veicoli pesanti con un gran numero di migranti.”)

3. “Permissività totale” e “accompagnamento attivo” (Pagine 16 e 50):
Il rapporto parla di “total permisividad” (nessun serio tentativo di disperdere o allontanare la massa) e, nelle conclusioni (Pagina 50), descrive un “guardado activo” (lett. “custodia attiva” o “accompagnamento attivo”) della massa verso i valichi di frontiera da parte delle stesse Forze di Sicurezza marocchine.

4. Agenti in borghese che davano ordini agli agenti in divisa (Pagina 45):
Il rapporto aggiunge che alcuni soggetti non in divisa (individuati come “agentes dinamizadores”) sono stati visti impartire istruzioni al personale uniformato schierato sul terreno, dimostrando un coordinamento a più livelli.

Di seguito alleghiamo il file completo del rapporto pubblicato sul sito di Demócrata, media spagnolo che fa giornalismo di approfondimento parlamentare, scaricabile gratuitamente.