Di Marco Carboni

Carissimi lettori e membri del partito.

Ventisette novembre, duemilaventitrè: annoveratelo già come l’inizio di un ulteriore smacco geopolitico. Nonostante stìa scrivendo in ritardo lo sto già metabolizzando: non come un “essere italiano”, in questa presunta fallacia che ricorda il senso di colpa anglosassone che dovremmo presumibilmente avere nei confronti della nostra etnìa. Questa è un’altra spina nel fianco ammetto molto dolorante, ma che non si rifà all’argomento di oggi, ovverosia l’ulteriore dimostrazione già prevedibile della perdita totale della nostra sovranità nazionale. Parlo dal passato, perché le lezioni recenti mi stanno insegnando che finché ci sarà questo governo non ci sarà concesso neanche lontanamente di sperare che si possa fare qualcosa di concreto.

Riassumerò molto brevemente la vicenda. Uno dei maggiori narcotrafficanti mondiali, Raffaele Imperiale, è stato arrestato a Dubai nel 2021 ed è diventato collaboratore di giustizia nel 2022. Qui entra in gioco un’isola artificiale che può arrivare dalle mani di Imperiale a quelle della Meloni: parte di un arcipelago altrettanto artificiale dal nome “New World Community”, un piccolo e comodo spazietto di due ettari. Il progetto inizialmente previsto era di crearvi delle abitazioni di lusso, su questo piccolo gioiellino di paradiso chiamato non ironicamente “Taiwan”.

La peculiarità di questo spazio risiede in due motivi. Per favore, vi chiedo di considerare come per una popolazione, e specialmente per una popolazione nella sua peggiore crisi, ogni spazio rappresenta una potenziale fonte di guadagno. L’alternativa è ovviamente, la fine senza recupero, una caduta nell’oblìo… ma è proprio quando vengono sempre meno le forze di un popolo, questo deve essere pronto a risollevarsi, cogliere la palla al balzo, e usare tutte le sue capacità e possibilità in un impeto di dimostrazione di potenza popolare, soprattutto per noi Italiani che ci troviamo nella fase finale di un’ipotermìa geopolitica!
So che purtroppo, alcuni penseranno anche a qualche perdita più o meno reale. Lasciatemi dire che non condivido affatto questa opinione, soprattutto quando l’alternativa è morire d’inedia e lasciare che la nostra terra venga calpestata senza mai più riprendersi, e state per leggere il perché. Ma il grande gioco della geopolitica è uno scacchiere capace di portare incredibili frutti, nonostante sappia anche farsi bello e delicato. I nostri Antichi ce lo dissero, impegnati come fossero nel ritagliarsi il proprio spazio vitale, “Audentes Fortuna iuvat”. Non dovremmo fare altrettanto?

Stando ai soliti ignoti, no. La proposta è analizzata dalla Procura, perché l’isola “rappresenta un bene difficilmente acquisibile al patrimonio dello Stato”. Un’isola artificiale, seppur piccola, conserva comunque uno spazio perlomeno per degli edifici generici per funzioni prettamente statali; o una qualche forma di investimento popolare sul lungo termine, remunerativo. Qui è un giuoco di fantasìe e di volontà! Svelo che il progetto iniziale fosse di creare alloggi di lusso – questa l’idea di un singolo, di un privato. E fin dove può spingersi un governo per il popolo, coi piedi per terra, ben organizzato? Sicuramente non alla sua perdita in automatico, cosa che nessun cittadino dovrebbe aspettarsi dai suoi rappresentanti nel mondo. Io sono sicuro, carissimi, che salterete sul posto quando sentirete il luogo di tale paradiso per un’anima creativa e lungimirante, e siccome non ci tengo a trattenervela ancora e voglio mostrarvi la fonte ulteriore del mio entusiasmo, la confesso: è nei pressi di Dubai. Innanzitutto, quest’isola è estremamente importante per noi perché sarebbe una dimostrazione di forza come solo le superpotenze possano fare: dando uno smacco ad ogni schieramento politico esistente sulla faccia della Terra, e un chiaro messaggio che non solo abbiamo smesso di giocare ma, anzi, che stiamo riprendendo molto seriamente la politica, come abbiamo già fatto in tantissime occasioni e che il mondo ricorda, anche e soprattutto a distanza di millenni. Interessante notare come per noi, il caso peggiore che possa capitare sia quello meno remunerativo, e cioè che l’isola rimanga inutilizzata o totalmente inutile; e quello meno remunerativo a sua volta sarebbe un guadagno per noi utilissimo, cioè l’umiliazione internazionale di tutto il mondo in una sola e unica mossa, il messaggio che ci stiamo riattivando come abbiamo fatto a partire da millenni fa. Umiliazione che però verrebbe molto ridotta proprio da questa malagestione in un momento di geopolitica che invece richiede una presa estremamente salda.

E quali posti del mondo potrebbero mai contestarci? L’isola sarebbe nostra e potrebbero tutti solo subire in silenzio. I più avvelenati cercheranno, forse, di trovare qualche cavillo con cui fermarci. E chi dovrebbe fermare la nostra volontà di riscossa del proletariato italiano, se la missione di uno Stato degno di questo nome è proprio quella di assicurare sempre più benessere ai suoi cittadini?
La vicinanza alla madrepatria nostra e nei pressi di una zona del mondo che presenta possibili iniziative di ogni tipo rappresenta un tesoretto infiocchettato che l’Italia farebbe solo bene a non lasciarsi sfuggire. Questa manifestazione di sovranità popolare non solo potremmo averla come punto di partenza per una serie di imprese puramente e sovranamente italiche, ma rappresenta una seria, prima e perfetta occasione per iniziare a separarsi nettamente dal dominio angloamericano e diventare davvero indipendenti, camminare politicamente, economicamente e socialmente con le proprie gambe.

Che gli impauriti e gli irrazionali possano rimanere in un angolo, qui la Storia ci invoca.

Noi dobbiamo solo risponderle.

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