Di Ivan Branco e Leonardo Bellucci

Nella giornata del 17 febbraio si sono svolte diverse manifestazioni in contemporanea che ci hanno visti dispiegati, questo resoconto si incentra su una in particolare, visto che sugli altri temi abbiamo già offerto diversi spunti abbastanza simili (vedi Presidio Rai e Proteste agrarie). Si è svolta a Roma, in Piazza dei Santi Apostoli, una manifestazione del PASTEF (Patriotes Africains du Senegal pour le Travail, l’Éthuque et la Fraternité), organizzazione politica senegalese patriottica, panafricanista e socialista.
Noi del SocIt, coerentemente con il nostro spirito di patrioti italiani e con visione internazionale, non potevamo non sostenere e non essere presenti ad un evento del genere, ossia un evento in cui i valori di libertà e autodeterminazione dei popoli e le lotte nei confronti dello sfruttamento liberal-capitalista e imperialista sono stati ribaditi con fermezza e con una ferrea volontà di essere poi applicati anche materialmente.
Questa volontà condivisa da ambo le parti è stata ben sintetizzata dall’intervento del segretario nazionale del nostro partito Giovanni Amicarella: egli, nel suo breve ma fulminante discorso, ha sottolineato come il popolo italiano e quello senegalese combattano insieme le stesse lotte contro gli stessi nemici sia dei nostri rispettivi popoli e sia di tutti i popoli del mondo; in particolar modo le nostre battaglie vengono condotte proprio per la liberazione delle nostre patrie e anche per il nostro spirito e volontà di far nascere delle nazioni veramente socialiste. Ed ecco perché noi tutti patrioti socialisti abbiamo il compito di unirci e rimanere saldi sulle nostre posizioni per poterci imporre sulle cricche internazionali opprimenti e per evitare che quest’ultime possano dividerci.

Ogni lotta, ogni conquista e causa divengono grandi ed eroiche solo nel momento in cui l’animo ardito della gioventù incomincia ad ardere e a conquistare ciò che essa vuole; solo con la sua volontà un popolo potrà rinascere, solo con la sua forza solare potrà imporsi sui suoi nemici e dettare la sua legge e la sua volontà propria. Ed è in ciò che le giovani forze rivoluzionarie del mondo si rivedono, ed è questa l’unica causa che anche noi del Socit seguiamo: la causa della nostra potenza e della nostra e unica giustizia, contro le quali si ergono i muri delle volontà del capitale finanziario e delle potenze imperialiste straniere.
Questo di oggi non è che un piccolo passo che, però, fa parte di una più grande marcia verso la conquista del presente; e i primi colpi di martello verso la costruzione di un grande, glorioso e prospero futuro per l’Italia e i popoli a lei amici.

Un altro intervento sul lato italiano è stato da parte di Francesco Labonia, dell’associazione e rivista Indipendenza, che ha sottolineato l’importanza della lotta all’imperialismo americano in Italia.

Contro chi cerca di trasformare il popolo senegalese nel proprio esercito industriale di riserva, contro chi cerca di usarlo contro le giuste rivendicazioni dei lavoratori italiani. Bloccando da due lati quella perniciosa e tragica parentesi che alimenta l’immigrazione, impoverendo l’Africa e ricattando l’Europa. Al loro “La patrie ou la mort!”, accompagniamo il nostro “Patria o morte!”.

Ma cosa succede in Senegal? Il continente africano si è dimostrato essere un teatro di grande fermento geopolitico. Lo abbiamo visto con la guerra del Tigrè, finita il 4 novembre 2022, ed abbiamo avuto modo di vederlo anche in Africa occidentale, dove una serie di rivoluzioni avvenute in Mali, Burkina Faso e Niger, nell’estate del 2023 che hanno de facto posto fine alla cosiddetta “Françafrique”.
Un altro potenziale focolaio di crisi, potrebbe essere il Senegal, prima considerato un modello di stabilità e democrazia in Africa, la situazione causata dal presidente Macky Sall, potrebbe infatti segnare una svolta negativa per il paese africano. Si tratta di una situazione che nel tempo è andata sempre più deteriorando fino a porre il Senegal di fronte ad un bivio, se rinnovare la classe politica oppure se continuare con a cancellare tutti i progressi democratici che il Senegal era riuscito a conquistarsi.
Già nello scorso luglio, con l’arresto di Ousmanne Sonko, il capo del partito PASTEF, partito d’ispirazione socialista e patriottica, che in Senegal costituisce la principale opposizione.
Più recentemente, lo scorso 15 febbraio, il presidente Macky Sall, che governa il Senegal dal 2012, ha deciso di rinviare le elezioni previste per il 25 febbraio al prossimo 15 dicembre, malgrado il suo mandato termini il 2 aprile. E questa decisione ha fatto scatenare il malcontento del popolo senegalese.
Sall ha provato a giustificare questa sua decisione affermando che le elezioni fossero impossibili da compiere dato il clima di tensione tra assemblea nazionale e consiglio costituzionale, che si è creata dopo che Karim Wade, figlio dell’ex presidente Abdoulaye Wade ha contestato l’integrità di due membri del consiglio costituzionale dopo che questi avevano bocciato la sua candidatura. Facendo così scattare una commissione d’inchiesta contro due giudici del consiglio costituzionale e, nello stesso tempo, perfino contro l’attuale premier Amadou Ba, ovvero colui che avrebbe dovuto prendere le redini del paese dopo Sall. Questa situazione molto complessa è frutto di una manovra palesemente orchestrata da Francia ed Unione Europea in primis, che vogliono mantenere la loro influenza in Africa, che, una volta resi conto che il candidato su cui avevano puntato, ovvero Amadou Ba, non essendo un politico molto popolare, non avrebbe avuto alcuna possibilità di vittoria alle elezioni.
Ecco dunque qual è l’origine di questa svolta antidemocratica in Senegal.
La situazione sta però degenerando molto, e malgrado, i giudici senegalesi abbiano dichiarato illegittimo il tentativo di rimandare le elezioni, non hanno tuttavia fissato una data precisa in cui debbano essere tenute, limitandosi ad affermare che queste debbano essere svolte “al più presto possibile”, e nel frattempo il partito di maggioranza in Senegal sta progettando una riforma costituzionale, con cui viene abolito l’articolo 31 della costituzione senegalese e poter quindi mantenere al potere il presidente sine die. Questo ha fatto esplodere la rabbia dei Senegalesi, i quali stanno protestando massicciamente ed in modo assai tenace. Gli scontri, purtroppo, in alcune parti sono sfociati in violenza ed a Saint-Louis, a nord del paese un giovane studente è stato ucciso negli scontri. Tra quelli che sono in prima linea per combattere la svolta antidemocratica del paese vi sono i sostenitori del sopracitato PASTEF, il cui capo, Ousmanne Soko, malgrado sia in galera, non si è mai arreso e sta continuando la sua opposizione.
Sperando che il popolo ed i lavoratori senegalesi prevalgano contro questa spirale antidemocratica per favorire le ingerenze di potenze straniere in terra africana.

error: Contenuto protetto, è possibile fare richiesta per uso a info@socialismoitalico.it